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mercoledì 18 marzo 2020


Assosementi: garantire forniture ed export

Duecentocinquantacinque milioni di euro: tanto vale l’export sementiero italiano, che teme di finire in affanno a causa delle disposizioni imposte da alcuni Paesi Ue ed extra Ue a seguito dell’emergenza coronavirus. Giuseppe Carli, presidente di Assosementi plaude al lavoro fin qui svolto dal Mipaaf ma tiene alta la guardia: “Il ministro Bellanova sta lavorando bene, l’auspicio è che i suoi sforzi trovino il giusto appoggio da parte delle istituzioni europee e che le ingiustificate misure messe in atto da alcuni Stati possano essere al più presto superate, in modo che il trasporto delle sementi possa continuare”

Il tutto in un momento in cui si stanno svolgendo le campagne di semina. “Le aziende sementiere italiane stanno applicando pienamente le norme richieste, hanno ridotto l’attività del proprio personale aziendale mantenendo operativo solo quello necessario alla produzione di stabilimento e di campo e sono in grado di assicurare la sicurezza dei propri collaboratori in attività” aggiunge Carli. 

“Ci aspettiamo ora che anche l’Europa compia il suo dovere e tuteli il regime di libero scambio all’interno dell’Unione, per quello che costituisce uno dei pilastri su cui è fondata. Le sementi sono il primo anello di qualsiasi filiera e i flussi logistici vanno garantiti soprattutto in una fase così difficile, per non mettere a rischio l’attività produttiva europea” sottolinea ancora Carli.



Nei giorni scorsi l’associazione aveva chiesto di “assicurare la fornitura delle sementi, passo essenziale per tutelare l’agroalimentare italiano, in un momento in cui gli agricoltori si apprestano ad affrontare le campagne di semina per la produzione di colture di vitale importanza per il Made in Italy”.  “Stiamo vivendo una fase cruciale per le campagne primaverili - aveva dichiarato Carli - In questi giorni infatti gli agricoltori sono al lavoro nei campi per seminare colture fondamentali per il sistema agroalimentare italiano tra cui numerose specie ortive alla base della dieta mediterranea”.

Per Assosementi “è evidente che le mancate semine rischiano di causare gravi ripercussioni nella produzione di cibo, in quanto i semi sono il primo anello di qualsiasi filiera alimentare; lo scenario a cui ci troviamo di fronte potrebbe diventare ben presto serio, perché se non seminiamo oggi ci ritroveremo a ottobre senza le derrate agricole, con il risultato di mettere in ginocchio non solo il Made in Italy ma anche il nostro approvvigionamento di materie prime”.

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