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giovedì 21 gennaio 2021


«Agricoltura senza chimica vuol dire carestia»

Il settore frutticolo italiano non ci sta. La possibile, futura, limitazione all’impiego del captano e del dithianon è una notizia che manda su tutte le furie i produttori di pomacee. Ieri vi abbiamo raccontato le potenziali conseguenze di tale scelta sulle imprese melicole e sulla contrazione del loro reddito (clicca qui per leggere l'articolo). Oggi spostiamo invece l’attenzione sulle pere con il contributo di Albano Bergami, presidente nazionale settore frutta di Confagricoltura e vicepresidente dell'Organizzazione interprofessionale Pera.

“Dopo l’eliminazione del thiram e di altre molecole, il captano e il dithianon hanno assunto una valenza sempre più decisiva nei disciplinari di difesa integrata del pero. Per una ragione semplice: sono rimasti gli unici due prodotti di contatto che possono essere potenzialmente efficaci sulle tipologie di funghi patogeni che causano la maculatura bruna e/o alternaria. I prodotti di contatto, che vanno alternati a principi attivi più specifici, solitamente sistemici, sono fondamentali per interrompere possibili fenomeni di resistenza dei funghi. Ecco perché oggi non è possibile fare a meno del captano e del dithianon”.

Ma il problema viene da lontano. E si chiama “Farm to Fork”, la strategia elaborata dall’Ue che rappresenta il cuore pulsante del Green Deal. “Questa strategia definisce che entro il 2030 dovrà essere eliminato il 50% delle molecole utilizzate in agricoltura - precisa Bergami - E la cosa peggiore è che questo assurdo obiettivo non è stato motivato da dati scientifici e neppure da studi sull’impatto ambientale. Da addetto ai lavori proprio non riesco a capacitarmi di come l’Ue sia potuta arrivare a una decisione del genere. Oggi è da folli investire in agricoltura con queste prospettive”. 


Danno da maculatura bruna/alternaria

Sta di fatto che oggigiorno la percezione dell’opinione pubblica, e quindi del consumatore, nei confronti della chimica è distorta dalla realtà. Occorre quindi intervenire sulla comunicazione. “L’abuso della chimica è da condannare, non l’uso della chimica. Fare agricoltura senza mezzi tecnici vorrebbe dire carestia per il mondo”, sostiene Bergami.

E pensare che una soluzione vincente per tutti (produttori, consumatori e ambiente) ci sarebbe. Stiamo parlando delle new breeding techniques, vale a dire le nuove tecnologie di breeding, completamente diverse dagli Ogm, che possono consentire di migliorare le varietà ortofrutticole in pochi anni, rendendole sempre più resistenti a malattie, funghi e stress climatici. “Nelle scorse settimane, la tecnologia Crispr/Cas9, da poco insignita del Premio Nobel per la Chimica, è stata bocciata dalla Commissione Agricoltura del nostro Paese. La politica continua in pratica ad opporsi al progresso scientifico. Se oggi il Covid è controllato lo dobbiamo agli scienziati. Mi auguro che anche per l’agricoltura si inizi a seguire questo insegnamento!”.

Non per niente, l’Oi Pera ha appena deliberato il finanziamento di uno studio per superare la problematica della maculatura bruna/alternaria attraverso le nuove e moderne biotecnologie. “Un progetto fattibile e del tutto italiano", commenta Bergami. Che conclude: "In passato sono stati già realizzati progetti di questo tipo nel comparto della vite, che hanno dato i risultati sperati. Le new breeding techniques non sono quindi fantascienza, ma una possibilità concreta di cui l’agricoltura italiana ha assolutamente bisogno”.
 
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