eventi
THINK FRESH 
6 Settembre 2021
SPECIALE FRUTTA & VERDURA 
30 giugno-1 Dicembre 2021
CIBUS
Parma 
31 Agosto - 3 Settembre 2021
MACFRUT 2021
Rimini
7-9 Settembre 2021

TUTTOFOOD
Milano 
22-26 ottobre 2021
INTERPOMA
Bolzano
4-6 Novembre 2021 
FUTURPERA
2-4 Dicembre 2021
Ferrara 
FIERAGRICOLA 
Verona
26-29 Gennaio 2022

leggi tutto

giovedì 28 gennaio 2021


Frutta nei secoli, l'arte svela com'è cambiata

Quante volte, davanti a un quadro, ci soffermiamo a osservare frutti e ortaggi perché ci sembrano un po' diversi per colore o per forma da quelli che vediamo oggi nei banchi del supermercato? Ebbene, due ricercatori belgi, David Vergauwen, storico dell'arte, e Ive de Smet, ricercatore del Centro di biologia dei sistemi vegetali VIB-UGent di Gan, lo fanno da più di due anni per un fine scientifico: tracciare l'evoluzione genetica del cibo vegetale.
 
La frutta di una volta
Infatti, osservando frutta, verdura, legumi, cereali, noci e semi disegnati da migliaia di artisti nel corso dei secoli, i due ricercatori belgi riescono a ottenere una visione ampia della loro evoluzione: quei disegni, in sostanza, sono l'unica testimonianza visiva della morfologia originale di molte specie vegetali che nel tempo si sono modificate per colore, dimensione (e sapore), anche attraverso la selezione artificiale dell'uomo.

Ma che cos'è?
L'idea di servirsi anche dell'arte per la loro ricerca è nata un paio di anni fa davanti a un quadro del pittore fiammingo Frans Snyders. Non riconoscendo un frutto, Vergauwen chiese a Smet se sapeva che cosa fosse. Nemmeno il biologo lo riconobbe e ipotizzò che l'artista non fosse stato fedele nel disegno. Impossibile: Snyders è riconosciuto come uno dei migliori pittori del XVII secolo: pertanto, se lo aveva dipinto in quel modo, quel frutto, quattro secoli prima, era proprio così (si è poi scoperto che era una specie di anguria bianca).


Le banane selvatiche avevano grossi semi ed erano più amare di quelle che mangiamo oggi.

La mappa del tempo
Spiegano i ricercatori: "La conoscenza che abbiamo dell'aspetto primitivo di alcune specie di frutta e verdura ci arriva dallo studio del genoma di piante antiche in buone condizioni, ma restano delle lacune su dove e quando sono iniziate determinate coltivazioni. Inoltre, lo studio del genoma non è sempre possibile, perché a volte i campioni non sono ben conservati: guardare l'arte ci aiuta a integrare le informazioni fornite dall'analisi genomica per collocare queste specie su una mappa del tempo".
 
E aggiungono: "Catturare tutte queste informazioni può aiutarci a dimostrare anche quando e in quali luoghi sono emerse delle particolari varietà di frutta e ortaggi, oppure quanto fossero comuni all'epoca in cui sono state dipinte, e anche quale correlazione esistesse tra le abitudini alimentari di quel tempo e le rotte commerciali".


Questa natura morta dipinta da Pietro Paolo Bonzi 
(Früchte, Gemüse und ein Schmetterling, 1620) mostra com'era l'anguria (o cocomero) 
quattro secoli fa: la polpa era divisa in sei sezioni caratterizzate da una forma vorticosa 
e i semi neri erano più grossi.

Picasso? Meglio di no!
Nello studio, pubblicato su Trends in Plant Science, Vergauwen e Ive de Smet snocciolano anche i punti deboli del loro metodo di ricerca, chiamato #ArtGenetics. Per esempio, è necessaria una buona conoscenza di storia dell'arte poiché non tutti i dipinti e non tutti gli artisti, seppure grandi e famosi, sono una fonte affidabile dal punto di vista iconografico - basti pensare al periodo cubista di Pablo Picasso - ma anche dal punto di vista della collocazione temporale.
 
Un altro ostacolo è la "frammentazione dei dati": è impossibile per chiunque andare a studiare da vicino e uno per uno migliaia di dipinti esposti in musei poco noti di luoghi lontani o di collezioni private. Ed ecco che i due ricercatori sono ricorsi al crowdsourcing chiedendo agli appassionati d'arte di inviare via email le fotografie di dipinti con immagini di frutta e verdura. E la collaborazione tra arte e scienza continua.

In apertura: Il dipinto di Pieter Aertsen "Market Scene" (1569) conservato presso il museo Hallwyl di Stoccolma, Svezia. 

Fonte: Focus.it


Leggi altri articoli su:

Altri articoli che potrebbero interessarti: