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venerdì 21 gennaio 2022


Rincari, lo sfogo di un produttore di ortaggi

Il rincaro dei beni energetici non risparmia il settore ortofrutticolo e, come denuncia Coldiretti Toscana, rischia di gravare soprattutto sul primo anello della catena agroalimentare. Quello, cioè, dei produttori agricoli, sempre più in difficoltà e pressati tra l’aumento dei costi di produzione e i prezzi di vendita non adeguati. Tanto che chi attualmente rimane a galla, ci riesce “per caso”. Anzi, a voler essere precisi, per... l’imprevedibilità del meteo.

È il caso di Francesco Grossi, proprietario di un’azienda agricola di ortaggi a Vecchiano. «Tra ottobre e dicembre le avverse condizioni metereologiche in alcune regioni del Sud Italia – spiega – hanno causato una diminuzione della produzione di verdure (dalla cicoria al cavolfiore e al carciofo) proprio nelle zone in cui sono maggiormente coltivati questi prodotti. Per le leggi di mercato, se la produzione (e dunque l’offerta) diminuisce, aumenta la richiesta e di conseguenza il prezzo sale. Data questa flessione, nella vendita di questi ortaggi, più richiesti dal mercato, riesco a spuntare un buon prezzo e, con i costi di produzione attuali, per ora rientro nelle spese», afferma Grossi, che vende una parte dei prodotti all’ingrosso al mercato ortofrutticolo, mentre l’altra è destinata, tramite cooperativa, alla grande distribuzione organizzata.



È però il “per ora” a preoccupare. Il futuro è infatti tutt’altro che rassicurante. «Prossimamente – prosegue – quando il mercato si stabilizzerà, ci troveremo nella condizione di dover lavorare a prezzi irrisori o addirittura sottocosto, se la situazione rimarrà questa. Ora poi stiamo “smaltendo” i raccolti precedenti, ma il mese prossimo si inizierà la semina delle patate, mentre a marzo si cominceranno quelle estive. Di conseguenza avremo bisogno di una maggiore quantità di gasolio agricolo per far funzionare i trattori e le macchine necessarie a portare avanti questa operazione. Da considerare anche l’aumento dei fertilizzanti e dei concimi, in alcuni casi raddoppiati. Rispetto all’anno scorso, per noi produttori ci sarà un aumento di spesa del 50-60%. Come mai le materie prime sono aumentate così tanto nel giro di 3-4 mesi? A questo si aggiunge il fatto che – conclude Grossi – le tariffe standard di acquisto adottate dalla grande distribuzione non sono cambiate rispetto all’anno scorso, indipendentemente dai costi di produzione. Se le cose continueranno così, non so se ce la faremo con i raccolti futuri».

Fonte: Il Tirreno


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