Aglio, la nuova campagna è impostata bene ma il comparto resta sotto pressione

Francesco Delfanti: “Il prodotto italiano non copre il fabbisogno, mentre rincari e instabilità climatica complicano ulteriormente gli equilibri economici”

Aglio, la nuova campagna è impostata bene ma il comparto resta sotto pressione

Fine campagna per l’aglio italiano del raccolto 2025, mentre all’orizzonte si profila una nuova stagione che, sul piano agronomico, al momento presenta condizioni promettenti. Ma il quadro resta complesso: da un lato il cronico deficit produttivo nazionale, dall’altro l’aumento dei costi, le incognite climatiche e le criticità fitosanitarie. A fare il punto è Francesco Delfanti, direttore commerciale dell’omonima azienda di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza, specializzata nella produzione di aglio, cipolle e scalogno.

“Per quanto riguarda la produzione, siamo ormai a fine stagione sia per il prodotto italiano sia per quello spagnolo del raccolto 2025. La Spagna è per noi indispensabile per sopperire alla cronica carenza di prodotto nazionale, considerando che l’aglio italiano riesce a coprire soltanto circa la metà del fabbisogno interno. Proprio per questo dobbiamo dosare con attenzione la disponibilità di merce italiana, in modo da arrivare a fine campagna con i clienti che prediligono l’origine nazionale”.

Francesco Delfanti, direttore commerciale di Delfanti

Secondo Delfanti, negli ultimi anni il contesto produttivo si è fatto ancora più difficile. “La situazione si è complicata a causa del meteo e più in generale dei cambiamenti climatici. A questo si aggiunge un altro tema strutturale: le nuove generazioni di produttori si affacciano sempre meno volentieri a questo settore, anche se è un problema che riguarda un po’ tutta l’agricoltura”. Nel caso specifico dell’aglio, osserva il manager, pesa soprattutto la struttura dei costi. “Si tratta di una coltura di pieno campo molto onerosa. I costi di produzione si collocano attorno ai 12-14 mila euro per ettaro, ai quali bisogna aggiungere altri 8 mila euro circa per la gestione in magazzino. Se poi consideriamo che una produzione corretta dovrebbe attestarsi sui 100 quintali per ettaro, ma a causa dell’andamento climatico magari se ne ottiene solo la metà, è evidente che per mantenere l’equilibrio economico servirebbero prezzi doppi. È quindi chiaro che le difficoltà tendono a moltiplicarsi”.

Per garantire continuità nelle forniture durante tutto l’anno, Delfanti ha costruito da tempo rapporti consolidati con partner esteri. “Oltre alla Spagna, che affianca l’Italia in una determinata fase della stagione, possiamo contare anche sulla produzione argentina, che è di ottima qualità. Questa entra in gioco da gennaio-febbraio e si raccorda poi direttamente con l’avvio della nuova produzione italiana, che inizieremo a raccogliere tra la fine di maggio e i primi di luglio”. Sul fronte della prossima campagna, le indicazioni che arrivano dai campi sono per ora incoraggianti. “Le semine effettuate tra settembre e novembre si sono svolte senza particolari problemi e allo stato attuale la condizione delle piante è ottimale. Bisognerà però prestare grande attenzione all’aspetto idrico, perché l’aglio è una coltura molto sensibile alla carenza d’acqua nella fase di accrescimento. È probabile quindi che a breve si inizi a irrigare”.

Allo stesso tempo, spiega Delfanti, è necessario evitare l’eccesso opposto nella fase finale del ciclo. “In prossimità della maturazione, al contrario, gli eccessi idrici sono deleteri per la qualità del prodotto. Ed è una variabile che, purtroppo, non possiamo controllare”.

Tra le principali criticità agronomiche resta inoltre il nodo delle malattie fungine, a partire dalla fusariosi. “In alcune zone e in determinate condizioni può rappresentare un avversario molto temibile, soprattutto perché oggi non disponiamo di strumenti efficaci per difenderci in modo diretto. Possiamo intervenire solo in chiave preventiva, sul piano agronomico, per esempio dosando con grande attenzione la concimazione azotata, che, se eccessiva, sembra essere un fattore predisponente alla malattia”. Ma la preoccupazione più immediata, in questa fase, arriva dal fronte economico. “Il tema dei costi sta tornando con forza. Stiamo registrando aumenti nell’ordine del 15-20% sul materiale di confezionamento, le bollette dell’energia elettrica sono già in crescita e anche sul fronte dei trasporti stanno arrivando richieste di adeguamento. È uno dei problemi principali di questo momento e sarà necessario capire se questa situazione, che si è accentuata negli ultimi 15-20 giorni, sia destinata a rientrare oppure a consolidarsi”. (lg)