Albicocche, Aop Luce entra nel vivo: “La Pellecchiella fidelizza il consumatore”

Galdiero: “È un frutto delicato, ma dal sapore eccezionale. La domanda cresce più della disponibilità”

Albicocche, Aop Luce entra nel vivo: “La Pellecchiella fidelizza il consumatore”

È partita nell’ultima decade di maggio la campagna albicocche 2026 di Aop Luce nell’areale campano. Un avvio positivo, sostenuto da frutti raccolti al giusto grado di maturazione e da un’offerta che combina il dinamismo delle nuove varietà a polpa e sovracolore intensi con il ritorno d’interesse per alcune “vecchie glorie” del territorio. Tra queste, in particolare, la Pellecchiella, antica varietà campana che l’AOP sta progressivamente riportando all’attenzione del mercato grazie a un lavoro mirato di selezione, gestione e valorizzazione.

“La raccolta è iniziata nell’ultima decade di maggio con le prime varietà rosse, in particolare Domino, Wonder Cot e Mediabel – spiega Giacomo Galdiero, amministratore delegato di Aop Luce –. Sono frutti che, raccolti al giusto grado di maturazione, stanno già esprimendo un buon grado brix. In questi giorni stiamo entrando nel vivo della campagna con Rougecot e Orange Rubis, varietà che si presentano con una colorazione di fondo arancio intenso e un importante sovracolore rosso brillante”.

La componente principale della produzione di Aop Luce resta legata alle varietà francesi, che negli ultimi anni hanno trovato spazio crescente nei calendari produttivi per qualità estetica, tenuta e riconoscibilità commerciale. Accanto a queste, però, sta emergendo con forza il valore della Pellecchiella, varietà storica campana dalle caratteristiche organolettiche distintive.

“È un’albicocca antica, con un profilo qualitativo di grande pregio – sottolinea Galdiero –. Si distingue per l’elevato tenore aromatico, per una polpa giallo-aranciata, succosa e molto zuccherina, e per l’assenza di un’acidità marcata. Dal punto di vista gustativo è un frutto davvero eccezionale”.

Giacomo Galdiero, amministratore delegato di Aop Luce

Il confronto estetico con le varietà rosse, tuttavia, può risultare penalizzante. “A primo impatto la Pellecchiella non ha lo stesso impatto visivo delle albicocche più moderne – osserva l’AD di Aop Luce –. Anche a piena maturazione, la buccia sottile e setosa, la ‘pellecchia’ da cui prende il nome, raggiunge al massimo un colore arancio acceso e può presentare le tipiche lenticelle rosse. Ma è proprio sul sapore che questa varietà riesce a fare la differenza”. 

Il mercato, infatti, sta rispondendo con crescente interesse. “Abbiamo iniziato a commercializzarne una piccola quantità nel 2023 e, anno dopo anno, la richiesta è sempre stata superiore alla disponibilità – racconta Galdiero –. È un prodotto che fidelizza il consumatore: chi lo assaggia tende a riacquistarlo, anche a fronte di un prezzo superiore rispetto ad altre varietà di albicocche”.

La valorizzazione della Pellecchiella richiede però una gestione attenta lungo tutta la filiera. “È un frutto delicato, che deve essere manipolato il meno possibile perché tende a danneggiarsi rapidamente – precisa Galdiero –. Anche la fase di raccolta richiede grande cura: l’attaccatura può rompersi durante lo stacco e questo impone attenzione e competenza. Inoltre, la shelf life è inferiore rispetto a quella delle varietà più recenti oggi presenti sul mercato”. 

Per la campagna 2026, Aop Luce prevede volumi sostanzialmente in linea con quelli dello scorso anno. “In condizioni climatiche normali, la Pellecchiella non registra grandi variazioni quantitative tra un’annata e l’altra – conclude Galdiero –. È una pianta molto rustica e resistente, con rese medie che si aggirano tra i 300 e i 350 quintali per ettaro. Il nostro obiettivo è continuare a valorizzarla nel modo corretto, rispettandone le peculiarità e raccontando al mercato il valore di una varietà che appartiene alla storia produttiva del territorio campano”. (lg)