Angurie, i prezzi alti non frenano i volumi. Ma va evitata la corsa ai trapianti

La categoria sarà al centro della Diretta IFN di mercoledì 29 luglio alle ore 11, con il confronto tra produttori e distribuzione

Angurie, i prezzi alti non frenano i volumi. Ma va evitata la corsa ai trapianti

L’anguria italiana ha cambiato pelle. I dati lo mostrano con una certa chiarezza: i prezzi al consumo sono saliti di oltre 30 punti rispetto al 2021, ma le quantità acquistate non sono arretrate. Anzi, restano ancora sopra i livelli di partenza. Segno che la categoria ha retto l’aumento dei listini meglio di altre referenze estive, riuscendo a difendere volumi e valore, evidentemente grazie all’ingresso di nuove referenze e tipologie.

Il 2025, però, ha mostrato anche il rovescio della medaglia. La spinta del mercato ha favorito una corsa ai trapianti, con un aumento dell’offerta che non sempre ha aiutato la gestione commerciale. Quest’anno si riparte da un contesto più equilibrato, ma con una variabile pesante: le ondate di caldo e i passaggi di maltempo che stanno condizionando disponibilità, qualità e calendario di raccolta del prodotto simbolo dell’estate.

È questa la fotografia scattata dal Monitor Ortofrutta di Agroter per la categoria del mese di luglio, dedicata all'anguria, che introduce la Diretta IFN in programma mercoledì 29 luglio alle ore 11 sui canali social di Italiafruit News. Al confronto parteciperanno, per la produzione, Bruno Francescon, presidente del Consorzio Perla Nera, Matteo Testa, direttore commerciale di San Lidano, e Luciano Trentini, direttore del Consorzio Dolce Passione. Per la distribuzione interverranno invece Diego Cloni, responsabile ortofrutta di Carrefour, e Simone Chiadroni, buyer ortofrutta, frutta e frutta secca di CE.DI. GROS Scarl.

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Superfici in crescita, l'Italia si avvicina alla Spagna
Secondo CSO Italy, nel 2025 la superficie coltivata ad anguria in Italia ha raggiunto 17.836 ettari, quasi 2mila in più rispetto ai 15.927 del 2022. Centro e Sud concentrano l'80% delle superfici, con i bacini principali in Lazio, Puglia, Sicilia e Campania; il restante 20% si divide tra Lombardia ed Emilia-Romagna.

A livello europeo la Spagna resta prima, con 20-21mila ettari, ma il divario si è ridotto. Sul fronte produttivo l'Italia ha raccolto 1.160.451 tonnellate nel 2025, 200mila in più rispetto al 2024 e ben oltre le 1.005.641 del 2022. Per il 2026 si attende una stabilizzazione delle superfici, dopo l'exploit dello scorso anno, con le rese influenzata da un clima che passa rapidamente da eccessi di calore a violenti temporali.

Export in attivo, ma a volume flette insieme all'import
Nel 2025 l'export italiano di angurie ha raggiunto 191,2 milioni di euro per 107.836 tonnellate, contro un import fermo a 132,5 milioni e 91.918 tonnellate. Il saldo resta positivo per 58,7 milioni di euro e 15.918 tonnellate, in miglioramento sul 2024 ma ancora lontano dal picco del 2022, quando l'avanzo aveva sfiorato i 99 milioni.
La crescita del saldo è trainata soprattutto dal valore: l'export sale del 20% sul 2024, mentre a volume sia le esportazioni (-7%) che le importazioni (-12%) si ridimensionano. La Germania resta il primo mercato, con 34.124 tonnellate e 60,7 milioni di euro, seguita da Austria, Svizzera, Croazia e Polonia. Cresce soprattutto la Croazia, che nel 2025 quasi raddoppia il valore rispetto al 2024, da 7,6 a 14,1 milioni di euro.

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Consumi: il 2025 corregge dopo il picco del 2024
Gli acquisti domestici a volume restano sopra i livelli del 2021, ma il 2025 arretra rispetto al picco dell'anno precedente: +9% sul 2021, contro il +14% del 2024. Il discount tiene meglio degli altri canali, fermandosi a +14%, appena sotto il +15% del 2024. Il tradizionale resta invece piatto, a +1% sul 2021, identico al 2024: mentre il discount ha trainato la crescita della categoria, il dettaglio tradizionale non si è mai davvero mosso dai livelli di partenza.

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I prezzi tornano vicini al picco del 2023
Nel 2025 il prezzo medio dell'anguria è superiore del 31% rispetto al 2021, dopo che nel 2024 il differenziale si era ridotto a +23%. Il discount cresce del 29%, il tradizionale del 35%, confermandosi il canale più caro. La crescita a valore della categoria, in altre parole, non nasce da un aumento dei consumi ma da uno spostamento verso l'alto della soglia di prezzo — favorito da prodotti premium e ad alto contenuto di servizio.

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Il valore tiene, trainato dal discount
Gli acquisti a valore restano solidi: +42% sul 2021 nel 2025, in crescita rispetto al +40% del 2024, anche se ancora sotto il +48% del 2023. Il discount è il canale più brillante, con un +47% che supera perfino il 2023. Il tradizionale segna +39%, in recupero dal +32% del 2024.

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Iper e super: valore +48% dal 2017, volumi ancora sotto
Sull'orizzonte lungo periodo del canale Iper+Super il divario tra fatturato e quantità si allarga ulteriormente. Rispetto al 2017, nel 2025 le vendite a valore sono superiori del 48%, mentre i volumi restano sotto del 3%. Il 2025 segna comunque un recupero, con volumi in crescita del 4% sul 2024 e valore in aumento dell'8%: il canale moderno vende di più, ma non ancora quanto nel 2017.

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I prezzi medi confermano la stessa traiettoria: +52% rispetto al 2017, dopo il picco del +64% nel 2023 e il parziale rientro a +47% nel 2024. La soglia più alta non è quindi un rimbalzo congiunturale, ma un nuovo punto di equilibrio commerciale per la categoria.

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Giugno guadagna terreno, agosto rallenta
Sempre nel canale Iper+Super la stagionalità resta concentrata tra giugno e settembre, ma nel 2025 il baricentro si sposta in avanti. Giugno passa dal 19% al 25% della quota a volume, sei punti in più sul 2024. Luglio scende dal 35% al 33%, agosto arretra più nettamente dal 34% al 29%, mentre settembre sale dall'8% al 9%. Maggio, aprile e ottobre restano marginali, sotto il 2% di quota. (fp)