Attualità
Autotrasporto, il Paese trattiene il fiato. Ortofrutta ancora indenne
Nessun impatto operativo su Gdo e mercati all’ingrosso, ma il settore resta in attesa

C’è una tensione sottile che attraversa la filiera agroalimentare italiana, una sorta di attesa trattenendo il fiato che, per ora, non si è tradotta in criticità concrete ma che continua ad alimentare interrogativi. Lo sciopero degli autotrasportatori in Sicilia, infatti, somiglia sempre più a una miccia accesa: corta o lunga, è ancora difficile dirlo.
Nelle ultime ore, le immagini delle code ai distributori di carburante tra Palermo, Catania e Messina hanno contribuito ad alimentare un clima di apprensione. Una reazione più psicologica che reale, almeno per il momento. Perché se, da un lato i consumatori temono scaffali vuoti, dall’altro la macchina distributiva – in particolare quella dell’ortofrutta – continua a muoversi senza intoppi.
Secondo quanto raccolto tra operatori della Grande distribuzione organizzata e mercati all’ingrosso, non si registrano al momento rallentamenti negli approvvigionamenti di frutta e verdura, né sull’Isola né sul resto del territorio nazionale. Le piattaforme logistiche restano operative, i flussi regolari. Una calma apparente, però, che non autorizza a parlare di allarme rientrato. Il nodo della protesta, infatti, è tutt’altro che marginale. Il blocco delle operazioni di carico e scarico nei porti commerciali siciliani – senza presidi né blocchi stradali – colpisce un punto nevralgico per il trasporto intermodale. Ed è proprio da qui che potrebbe partire un effetto domino capace di impattare anche la filiera ortofrutticola, notoriamente tra le più sensibili ai tempi della logistica.

A preoccupare non è tanto l’oggi, quanto il domani. Il sistema, al momento, regge anche grazie alle scorte e a una gestione attenta dei flussi. Ma se il fermo dovesse protrarsi o irrigidirsi, le prime tensioni potrebbero emergere proprio sui prodotti freschi, dove la continuità delle consegne è essenziale.
Alla base della mobilitazione restano i costi, diventati ormai insostenibili per molte imprese di autotrasporto. Il caro carburante, aggravato dalle tensioni internazionali, si somma ai rincari dei trasporti marittimi e ai costi strutturali legati all’insularità. Un mix che in Sicilia pesa più che altrove e che rischia di scaricarsi lungo tutta la filiera.
In questo scenario già complesso, lo sguardo è ora puntato su venerdì 17 aprile, data che potrebbe segnare un punto di svolta. Il Comitato esecutivo nazionale di Unatras sarà infatti chiamato a decidere se avviare le procedure per un fermo nazionale dei servizi. Una scelta che, se confermata, aprirebbe uno scenario completamente diverso, con ripercussioni ben più ampie anche per il comparto ortofrutticolo.
Come se non bastasse, resta sullo sfondo anche la mobilitazione annunciata da Trasportounito dal 20 al 25 aprile, nonostante le perplessità della Commissione di garanzia. Un ulteriore elemento di incertezza che contribuisce a rendere il quadro ancora più instabile.
Per ora, dunque, l’ortofrutta osserva e resiste. Nessuna rottura nella catena di approvvigionamento, nessun segnale di crisi imminente. Ma la sensazione diffusa tra gli operatori è quella di trovarsi in una fase di equilibrio precario, dove basta poco per passare dalla normalità alla criticità.
Ecco perché, più che alle code di oggi, il settore guarda con attenzione alle decisioni di domani. Perché è lì, in quelle ore, che si capirà se la tensione resterà sottotraccia o se inizierà davvero a farsi sentire lungo tutta la filiera.
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