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Autotrasporto, lo stop divide la filiera: «E’ una carneficina. Prevalga il buonsenso»
Ready World, azienda campana di IV gamma, denuncia perdite per decine di migliaia di euro

Il disgelo atteso dopo il tavolo con il ministro Matteo Salvini non è arrivato. E mentre in Sicilia il fronte dell’autotrasporto si divide, le conseguenze si fanno sempre più pesanti per le aziende ortofrutticole. Non soltanto per chi produce, ma anche per chi acquista, lavora, confeziona e distribuisce prodotti freschi, senza riuscire a portarli a destinazione.
È il caso di Ready World, azienda campana attiva nella trasformazione ortofrutticola e nella IV gamma, che si trova a fare i conti con ordini da evadere, merce deperibile e mezzi bloccati. A raccontare la situazione è Alessia Sorrentino, la titolare. «Non consegniamo in Sicilia da lunedì e siamo bloccati anche verso le regioni del Nord». Il problema, sottolinea, non è l’assenza di domanda: «La Gdo continua a farci gli ordini, ma non riusciamo a evaderli, ovviamente». Le insegne, riferisce l’azienda, stanno dimostrando disponibilità e sono pronte a sostenere la ripartenza. Ma senza trasporti operativi, la volontà commerciale non basta a far arrivare i prodotti sugli scaffali.
Per un’azienda che lavora il fresco, il tempo è una variabile decisiva. «Abbiamo una shelf life di cinque giorni. Non consegniamo dal 17 ottobre e oggi abbiamo merce che non è più idonea, con prodotti in scadenza», racconta Sorrentino. Intanto, la materia prima già acquistata e le linee di frutta e ortaggi ancora da lavorare restano in giacenza. I mezzi sono fermi da tre giorni e le perdite, secondo le stime riferite dall’azienda, hanno già raggiunto decine di migliaia di euro: circa 20mila euro per alcune voci di danno, altri 10mila per prodotti stivati nei camion, con un’esposizione complessiva che potrebbe arrivare a 50-60mila euro. Una quantificazione ancora da consolidare, ma sufficiente a restituire la dimensione dell’emergenza.

«Così ci stiamo facendo male da soli»
Il disagio si accompagna a una crescente insofferenza verso il protrarsi della protesta. La solidarietà iniziale alle rivendicazioni degli autotrasportatori, legate anche all’aumento dei costi del carburante, rischia di lasciare spazio alla convinzione che si stia superando il limite, finendo per colpire anche le imprese che hanno già cercato di venire incontro alle richieste del settore. «Noi abbiamo supportato i trasportatori nell’adeguamento da luglio», ricorda Sorrentino. Le richieste di aumento delle tariffe, riferisce, si sono attestate sull’8%, 10% e 12% del fatturato netto del trasporto. Una disponibilità che, dal punto di vista dell’azienda, rende ancora più difficile accettare una paralisi che impedisce di lavorare e consegnare.

«Così ci stiamo facendo male da soli, gli scaffali sono vuoti», è il senso della denuncia che arriva da Ready World. Il rischio, infatti, è che il blocco produca un danno circolare: i trasportatori rivendicano condizioni economiche sostenibili, ma le aziende clienti perdono prodotto, fatturato e capacità di rispettare gli impegni con la distribuzione. E quando la merce fresca supera la propria finestra commerciale, non è sufficiente recuperare il viaggio qualche giorno dopo. È questo che accade oltre i blocchi autostradali: non solo camion fermi, ma lavorazioni che rallentano, prodotti che scadono e ordini che restano inevasi. Per Ready World, come per altre realtà della trasformazione e della commercializzazione ortofrutticola, la priorità è ripristinare la circolazione e ricomporre il confronto tra gli attori della filiera. «Dobbiamo fare quadrato con tutti», è l’appello dell’azienda. Perché il conto della protesta, ormai, non lo stanno pagando soltanto gli autotrasportatori. Lo paga una filiera intera, mentre il prodotto fresco perde valore a ogni ora che passa. (ga)




