Ciclone Harry: agricoltura sotto pressione tra Sud e Isole

Colpite Sicilia, Sardegna e Calabria. Allerta efficace ma situazione ancora critica

Ciclone Harry: agricoltura sotto pressione tra Sud e Isole

Il ciclone “Harry” che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna ha dimostrato due cose, afferma il Consiglio Nazionale dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali. La prima è che la Protezione Civile ha saputo aggiornare il sistema di allerta che si è dimostrato efficiente e ha evitato perdite di vite umane. La seconda è che si sta facendo ancora poco nel pianificare il territorio per renderlo capace di reagire a eventi estremi che non sono più eccezioni, ma una condizione sempre più frequente e violenta del nostro clima.

Monica Cairoli, consigliera CONAF – “Non possiamo continuare a intervenire solo contando i danni. Le conoscenze tecniche, i dati e le competenze per prevenire il dissesto ci sono già: ciò che manca è la rapidità decisionale. Serve la stessa semplificazione burocratica che adottiamo in emergenza, ma applicata alla prevenzione: manutenzione del territorio, sistemazioni idraulico-forestali, gestione delle acque e del suolo devono diventare interventi ordinari e tempestivi. Ogni ritardo costa molto più dei lavori di prevenzione, mentre l’agricoltura e le economie locali pagano il prezzo più alto. Dobbiamo smettere di inseguire le emergenze e iniziare a governare il rischio. La prevenzione è un investimento, non una spesa.”

La situazione in Sicilia
In Sicilia, il passaggio della tempesta ha spazzato l’intera Regione ma la forza dei venti e delle piogge si è concentrata in modo particolare lungo la costa orientale, da Messina a Catania a Siracusa fino a Ragusa. Le immagini che circolano evidenziano i danni alle case, alle infrastrutture e alle opere secondarie, come acquedotti e gasdotti, col rischio che non emergano i danni al comparto agricolo. 

Giuseppe Iacono, presidente della Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sicilia – “La notizia positiva è che il sistema di allerta, oltre che per i cittadini, ha funzionato anche per le aziende zootecniche, che hanno potuto mettere in salvo gli animali. Per loro, il problema si sposta di qualche giorno a causa dei danni alle scorte dei fienili devastati dalla tempesta ed alle coltivazioni cerealicole-foraggere allagate. Al momento, i problemi maggiori si riscontrano per gli agrumeti, si pensi alla Piana di Catania, che sono stati colpiti in piena stagione di raccolta, nonché per gli altri frutteti e per gli oliveti pesantemente allagati. Nel ragusano, le serre hanno subito danni alle coperture che azzereranno la produzione. Un settore imprenditoriale parcellizzato e fragile com’è quello agricolo si vede costretto ad affrontare perdite ingenti causate da eventi purtroppo non più eccezionali. E tra qualche mese ci troveremo a parlare di carenza idrica: serve un cambio di prospettiva, che guardi a lungo termine e che consenta a tutti gli operatori di affrontare i nuovi scenari, mitigando i danni.”

“L’uragano “Harry” ha provocato danni ingenti anche nel settore agricolo della provincia di Catania. Capannoni e strutture aziendali sono stati divelti, campagne allagate e colture gravemente danneggiate: le perdite ammontano a svariati milioni di euro”. Lo comunica Giosuè Catania, Presidente di Cia Sicilia orientale che chiede alla Regione l’immediata attivazione di misure di emergenza per sostenere gli agricoltori della piana di Catania, duramente colpiti. “Non c’è pace per le aziende agricole locali, che necessitano di interventi urgenti per la messa in sicurezza e il ristoro dei danni”.

La situazione in Sardegna
La tempesta “Harry” ha interessato il settore meridionale e orientale della Sardegna. Si segnalano danni rilevanti alle infrastrutture marine e alle attività produttive legate alla costa, con particolare attenzione alle strutture ittiche: impianti e attrezzature operative in mare e nelle lagune risultano compromessi o fortemente danneggiati. Le conseguenze riguardano direttamente anche le produzioni del comparto, con ricadute su cozze, arselle, ostriche e pescato di vario tipo.
Parallelamente, l’evento ha prodotto danni significativi alle aziende agricole, con segnalazioni importanti in diverse aree e in particolare nella zona del Cixerri, dove risultano colpite colture, infrastrutture aziendali e opere rurali con ripercussioni sulla continuità produttiva.
Ulteriori criticità arrivano anche dal Nuorese, dove in più punti si registrano difficoltà negli accessi alle aziende agricole, con problemi su strade rurali e interpoderali che rendono complessi gli spostamenti e le attività operative in campagna.
Ettore Crobu, Presidente della Federazione regionale degli ordini della Sardegna – “I prodotti della pesca e dell’acquacoltura rappresentano prodotto primario, al pari delle produzioni agricole, e costituiscono un settore essenziale per l’economia locale e per il lavoro di numerose imprese. In questo quadro, la Federazione richiama la necessità di un’attenzione immediata e coordinata da parte delle istituzioni competenti verso i settori maggiormente esposti e strategici per i territori colpiti, in particolare agricoltura, pesca e turismo, affinché vengano garantite tempestive misure di messa in sicurezza, ripristino e sostegno alle imprese. La prevenzione deve diventare programmazione ordinaria e strutturale.”

La situazione in Calabria
La costa ionica reggina è la più colpita dalle raffiche di vento. Analogamente a quanto è accaduto in Sicilia, si registrano ingenti danni anche per l’agricoltura. Molte aziende hanno colture distrutte dalla forza del vento e i campi allagati: il rischio molto concreto è quello di compromettere un intero anno di lavoro. (lg)

Fonte: Ufficio Stampa Cia Sicilia, Ufficio Stampa Conaf