Compost, una risorsa per l'agricoltura

Un nuovo utilizzo come ammendante per valorizzare i terreni: gli studi aggiornati

Compost, una risorsa per l'agricoltura
L’utilizzo di compost come ammendante per diverse colture è sempre più vicino. E’ il risultato degli studi sperimentali condotti in Campania in questi ultimi anni e presentati al convegno “Sostenibilità, riuso e fertilizzanti nell’ottica della transizione ecologica” promosso da Castaldo High Tech e Ricicla tv.
Non solo prodotto essenziale per la gestione agronomica, il compost si potrà rivelare un’ottima risorsa anche in futuro per combattere l’inaridimento dei suoli e l’emergenza prezzi a cui i fertilizzanti stanno andando incontro.



Ma è importante partire dalle basi. “Non possiamo parlare di economia circolare finchè non impariamo a gestire i rifiuti e ancora oggi c’è molto lavoro da fare” ha spiegato Luigi Morra, primo ricercatore del Crea-centro di ricerca cerealicolturaa e colture industriali sede di Caserta, commentando gli studi di applicazione del compost in Campania svolti negli ultimi 15 anni.
“I nostri nemici – ha continuato Morra – sono in primis il pantano creato dalla cattiva informazione e la difficoltà di creare impianti di compostaggio. Compostare significa infatti rendere i rifiuti dei fertilizzanti, ovvero far tornare al suolo la loro sostanza organica, aumentandone la fertilità: non facciamo altro che lavorare sull’incremento della sostanza organica dei suoli, mantenendoli fertili senza una concimazione minerale. Tutto questo nell’ottica di rimettere il terreno al centro dell’agrosistema e recuperare le fonti di sostanza organica”.

I risultati degli studi



Un primo studio è stato svolto dal 2003 al 2006 in provincia di Salerno, a Pontecagnano per terreni sotto serra e a Battipaglia su terreni in pieno campo. Sono stati effettuati esperimenti per individuare le dosi corrette di compost da F.o.r.s.u e sono stati valutati i loro effetti sulle colture come pomodoro, fagiolino e insalata. “Abbiamo messo a confronto la concimazione minerale con il terreno non concimato utilizzando un approccio multidisciplinare: con l’aiuto di altri gruppi, abbiamo cercato di valutare le risposte produttive delle colture ma anche come cambiava il suolo. Abbiamo cioè fotografato cosa cambia nel sistema colturale”.



A seguire a Scafati (Salerno) è stata svolta una nuova esperienza con il supporto della regione Campania tramite il centro orticolo campano. “Questo finanziamento ha permesso di condurre una prova più lunga del compost nel sistema orticolo per un totale di 7 anni di esperimento – spiega Morra – abbiamo testato melanzane, meloni e pomodori San Marzano per le colture estive, mentre come prodotti invernali sono stati testati scarola, cipolle e finocchi”.



Il ricercatore ha sottolineato i principali risultati ottenuti: “Ciascun terreno presenta una specifica capacità di stoccare sostanza organica sottraendola alla mineralizzazione, tale capacità è strettamente dipendente dal contenuto in limo e argilla”.
Sono dunque quattro le conseguenze pratiche ottenute: in primis l’ammendamento organico ripetuto negli anni non può determinare un continuo aumento della sostanza organica, inoltre bisogna puntare a ripristinare e poi mantenere livelli a cui corrisponde un equilibrio stabile del sistema e una maggiore autonomia da input esterni.
Non devono però essere utilizzati quantitativi di compost superiori alle 15-30 tonnellate per ettaro di sostanza secca (=21-42 tonnellate per ettaro di tal quale se il composto ha 30% di umidità). Infine esiste un effetto dose per cui all’aumentare delle quantità di compost immesso, aumenta la mineralizzazione da parte della comunità microbica del suolo.



“Ora abbiamo a nostra disposizione un bagaglio di conoscenze che ci permette di prendere decisioni mirate sull’utilizzo del compost in agricoltura” ha concluso il ricercatore.

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