Dal campo
Concimi, l’Ue si scopre ancora fragile: tra rincari, dipendenza dall’estero e risposte lente
Il confronto al Consiglio Agrifish rilancia un problema strutturale che si ripresenta ad ogni crisi geopolitica

La guerra in Medio Oriente riporta al centro una fragilità che l’agricoltura europea si trascina da anni: la dipendenza esterna dai fertilizzanti. E la riunione del Consiglio Agrifish, tenutosi lunedì a Bruxelles, ha finito per mettere a nudo non solo l’urgenza del problema, ma anche i limiti della risposta europea. Sul tavolo non c’è soltanto l’impennata dei costi di urea, ammoniaca ed energia, aggravata dalla crisi nello Stretto di Hormuz. C’è soprattutto una debolezza strutturale che l’Europa conosce bene, già emersa con la guerra in Ucraina e oggi rilanciata dal conflitto con l’Iran.
Il punto è semplice: quando una quota rilevante delle materie prime necessarie alla fertilizzazione passa da aree geopoliticamente instabili, ogni escalation si traduce in un aumento dei costi per le imprese agricole e, a cascata, in nuove pressioni sui prezzi alimentari. Non a caso, a Bruxelles i ministri dell’Agricoltura dei Ventisette hanno chiesto alla Commissione di intervenire con urgenza per garantire l’approvvigionamento di fertilizzanti, considerati essenziali per la redditività delle produzioni e per la sicurezza alimentare europea.
A ribadirlo con forza è stato il ministro spagnolo Luis Planas, come riportato da rivistaMercados, che ha chiesto un vero piano d’azione europeo. Il problema, ha sottolineato, va oltre l’emergenza dei rincari: la dipendenza esterna dai fertilizzanti è una debolezza che compromette la sovranità alimentare dell’Unione. Una vulnerabilità resa ancora più evidente dal fatto che una parte rilevante di urea e ammoniaca transita proprio attraverso lo Stretto di Hormuz, oggi paralizzato dalle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele.
Ma il nodo non nasce oggi. Secondo i dati richiamati dal commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen, e riportati dal Corriere della sera nell’approfondimento di Francesca Basso e Viviana Mazza, i prezzi dei fertilizzanti sono aumentati del 60% tra il 2020 e il 2025. La nuova crisi non fa che aggravare un quadro già compromesso, comprimendo ulteriormente i margini delle imprese agricole e rendendo ancora più difficile programmare.
Il confronto a Bruxelles ha però evidenziato anche un altro problema: la lentezza europea. Italia e Francia hanno chiesto la sospensione temporanea del Cbam per fertilizzanti e ammoniaca, con il sostegno anche della Spagna, oppure in alternativa un meccanismo di compensazione per alleggerire il peso economico sulle aziende. Ma la Commissione continua a muoversi con cautela. Hansen ha ribadito che sospendere il Cbam rischierebbe di aumentare la dipendenza dalle importazioni. Una posizione comprensibile sul piano strategico, ma che conferma quanto Bruxelles fatichi a trasformare rapidamente l’analisi in misure concrete.

Nel frattempo i singoli Stati si muovono. La Spagna ha rivendicato di essere stato il primo Paese Ue a varare un piano nazionale per affrontare gli effetti della guerra, con un pacchetto da 877 milioni di euro per agricoltura e pesca, di cui 500 milioni destinati agli aiuti diretti per l’acquisto di fertilizzanti. Un segnale chiaro: davanti all’urgenza, i governi nazionali corrono più velocemente dell’Unione.
Anche l’Italia ha provato a spostare il confronto su un piano più strutturale, chiedendo un’azione europea per promuovere il digestato come alternativa strategica ai fertilizzanti chimici. In un contesto in cui l’urea ha raggiunto quotazioni elevatissime, fino a 765 euro a tonnellata nel marzo 2026, Roma indica nel digestato una soluzione immediata e sostenibile per ridurre la dipendenza dai concimi di sintesi, abbassare i costi aziendali e migliorare la fertilità dei suoli.
La Commissione ha annunciato un piano d’azione sui fertilizzanti e una riunione urgente con le parti interessate il 13 aprile. L’obiettivo dichiarato è lavorare su misure di breve e lungo periodo, sostenendo la produzione europea, riducendo la dipendenza esterna e favorendo fertilizzanti biologici e a basse emissioni. Ma il vero punto resta sempre lo stesso: mentre Bruxelles studia, il mercato corre e le imprese pagano già il conto.
La riunione di Bruxelles ha quindi riportato con forza il tema dei concimi al centro dell’agenda europea. Ma ha anche confermato che il problema non è solo congiunturale. È strutturale. Riguarda la dipendenza dall’estero, la fragilità delle filiere strategiche e la lentezza con cui l’Europa reagisce quando le crisi geopolitiche colpiscono la base produttiva del suo sistema agroalimentare. Ed è proprio qui che oggi si misura una delle principali debolezze dell’Unione.




