Dal trattamento alla trinciatura, il frutteto diventa sempre più autonomo

Al Field Day di Apofruit, “Rover” ha mostrato fino a otto ore di autonomia e la capacità di raccogliere dati sullo stato vegetativo mentre lavora

Dal trattamento alla trinciatura, il frutteto diventa sempre più autonomo

La carenza di manodopera è ormai un mantra che attraversa tutto il settore ortofrutticolo italiano, e più in generale europeo. Per questo ogni tecnologia capace di svolgere operazioni in campo senza richiedere personale dedicato viene osservata con grande attenzione dai produttori. Quando poi la macchina non è soltanto un prototipo, ma lavora realmente nel frutteto, la curiosità diventa interesse.

È quanto si è potuto osservare durante il Field Day di Apofruit, organizzato venerdì scorso nei dintorni di Faenza, presso l'azienda agricola di Paolo Zoli. L'imprenditore romagnolo sta lavorando da tempo su sistemi di allevamento, come il Guyot applicato al melo, progettati proprio per rendere il frutteto più semplice da gestire e sempre più predisposto alla meccanizzazione spinta delle operazioni colturali. Tra i filari di mele si muoveva Rover, una sorta di mini-trattrice cingolata a guida autonoma che, durante la dimostrazione, era impegnata nella trinciatura dell'interfila.

"Lo utilizziamo già anche per i trattamenti fitosanitari - spiega Zoli -. Il futuro non può che andare verso una crescente robotizzazione delle operazioni. Per attività come trinciatura, gestione del terreno e trattamenti il Rover è già una soluzione concreta. L'obiettivo è arrivare nell'arco di un paio d'anni anche alla potatura e, indicativamente entro quattro anni, avere a disposizione macchine capaci di effettuare la raccolta robotizzata". Il Rover è una tecnologia interamente italiana, sviluppata da FR - Field Robotics di Bologna. "È una macchina autonoma - spiega il tecnico Cristian Beltrandi - anche se oggi, per i vincoli della normativa europea, viene utilizzata in modalità di guida assistita". La piattaforma è completamente elettrica e alimentata da una batteria da 24 kWh, ricaricabile in circa otto ore. La velocità di avanzamento può arrivare a 5 km/h, mentre l'autonomia varia in funzione dell'attrezzatura utilizzata: nelle operazioni di trinciatura può comunque lavorare per 8 ore consecutive, e comunque, in caso di necessità si può sostituire la batteria scarica con un’altra già carica.

Uno degli aspetti sui quali si è concentrata la progettazione è la semplicità di manutenzione. L'assenza di motore endotermico, filtri e gran parte degli organi tipici di una trattrice tradizionale riduce gli interventi ordinari, mentre gli elementi soggetti a ingrassaggio sono principalmente quelli legati alle attrezzature applicate. La macchina rimane costantemente connessa a Internet anche in condizioni di copertura non ottimali e dispone di diversi livelli di sensoristica: tre telecamere, GPS e sensori per la navigazione autonoma. In caso di ostacolo intervengono sistemi di sicurezza fisici: il bumper arresta il mezzo e ne provoca l'arretramento, mentre la perdita del segnale porta automaticamente il Rover in stop con l'invio di un alert. Ma il valore della piattaforma non si limita alla possibilità di sostituire la trattrice nelle operazioni più ripetitive. Mentre lavora, Rover può diventare anche una piattaforma mobile di acquisizione dati, raccogliendo informazioni sullo stato vegetativo e produttivo delle piante.

"La macchina può osservare il frutteto mentre svolge altre operazioni. Oggi magari sapere il calibro in tempo reale può sembrare meno importante, ma il vero vantaggio sarà riuscire ad avere queste informazioni in anticipo, quando possono ancora guidare le decisioni agronomiche e commerciali". Il sistema può inoltre dialogare con centraline meteorologiche e altri sensori aziendali. Durante un trattamento, ad esempio, può interrompere automaticamente l'operazione qualora vengano meno le condizioni previste. Anche la trasmissione è completamente elettrica. I motori, realizzati da Bonfiglioli, sviluppano circa 2 kW per l'avanzamento, mentre alle attrezzature può essere trasferita una potenza fino a circa 22 kW.

È proprio questa doppia funzione - lavorare e contemporaneamente raccogliere dati - a rendere la piattaforma particolarmente interessante. "Oggi possiamo avere personale che non riconosce subito un attacco di oidio o non si accorge che in una zona dell'impianto c'è ristagno idrico e le piante stanno entrando in sofferenza - aggiunge Zoli -. Disporre di dati certi sullo stato vegetativo e produttivo del frutteto diventa quindi fondamentale per intervenire con tempestività". E il tema economico, almeno nelle valutazioni dell'azienda, non rappresenta un ostacolo insormontabile. "Il costo è affrontabile: in circa cinque anni la macchina si ripaga. E oltre al ritorno economico c'è anche un miglioramento della qualità della vita, perché non sei più obbligato a organizzare determinati trattamenti in orari improbabili". (im-ga)