Fragole, bilancio positivo in Romagna. Per pesche e nettarine serve tempo

Secondo Stefano Zavoli (Gruppo Agribologna), la produzione di fragole è calata del 10-15%, ma i prezzi hanno retto. Sulle drupacee il limite iniziale resta la pezzatura

Fragole, bilancio positivo in Romagna. Per pesche e nettarine serve tempo

Fragole archiviate con prezzi soddisfacenti, capaci di compensare una flessione produttiva stimata tra il 10 e il 15%. Per albicocche e pesche/nettarine, invece, partenza con il freno tirato, penalizzate da calibri inferiori alle attese a causa di una primavera instabile che ha inciso più del previsto sull’accrescimento dei frutti, ma è ancora presto per trarre conclusioni. È un quadro a due velocità quello delineato da Stefano Zavoli, socio del gruppo Agribologna e titolare dell’omonima azienda agricola di Poggio Torriana, nel Riminese.

Sul fronte fragole, la campagna romagnola si è chiusa con un bilancio complessivamente positivo, nonostante rese più contenute. “È stata un’annata abbastanza regolare – spiega Zavoli – anche se abbiamo registrato una produzione inferiore di circa il 10-15%. Il caldo intenso tra il 10 e il 20 maggio ha concentrato la maturazione, facendoci perdere peso e accorciando la campagna. Abbiamo fatto fatica ad arrivare a giugno”.

A sostenere il risultato economico sono state però le quotazioni. “I prezzi sono stati buoni, anche superiori a quelli dello scorso anno, e questo ha permesso di compensare il calo delle rese. Oggi la valorizzazione passa sempre di più dalla capacità di proporre prodotto premium: le confezioni monostrato, ad esempio, sono sempre più richieste”.

Il buon andamento delle ultime stagioni non cancella tuttavia le criticità strutturali della fragolicoltura romagnola. “Negli ultimi anni la redditività c’è stata – sottolinea Zavoli – ma il vero nodo resta la manodopera. La fragola è una coltura ad alta intensità di lavoro, soprattutto nella fase di raccolta, e la difficoltà nel reperire personale frena nuovi investimenti. In alcuni casi spinge addirittura a disinvestire”.

Più complessa, almeno in questa prima fase, la situazione delle drupacee. Albicocche, pesche e nettarine hanno risentito degli sbalzi termici primaverili, con effetti evidenti sui calibri. “Le continue oscillazioni di temperatura hanno creato problemi di accrescimento, in particolare sulle albicocche e sulle varietà precoci di pesche e nettarine. È una situazione abbastanza generalizzata, che penalizza soprattutto sui mercati nazionali, dove il calibro resta un elemento importante nella valorizzazione del prodotto”.

Per le albicocche, la raccolta è iniziata a fine maggio e siano ora nel pieno dell’offerta. Anche in questo caso, però, non mancano elementi positivi. “Siamo nel clou della campagna e si vede come alcune varietà di pregio, soprattutto dal punto di vista gustativo, riescano comunque a spuntare prezzi interessanti”.

La campagna di pesche e nettarine, invece, è ancora tutta da leggere. Con l’ingresso delle varietà successive, l’aspettativa è di un progressivo miglioramento dei calibri e di un quadro commerciale più equilibrato. “La stagione è lunga e siamo solo all’inizio – osserva Zavoli –. Con il proseguire della campagna ci attendiamo un miglioramento. Il caldo certamente aiuta i consumi, ma oggi è difficile valutare con precisione il livello dell’offerta nei diversi areali, perché l’andamento meteo continua a rimescolare le carte”.

In un contesto così incerto, diventa decisiva la capacità di presidiare più canali commerciali. “Come Gruppo Agribologna abbiamo sbocchi diversificati: mercati, Gdo, estero e Horeca. Questo ci permette di valorizzare meglio tutta la produzione, ed è un aspetto fondamentale in campagne complesse come questa”. (lg)