Gli agricoltori perdono il sonno, il mango è nel mirino dei ladri

La difesa del raccolto passa anche dalle ronde notturne: c’è chi dorme nei mangheti

Gli agricoltori perdono il sonno, il mango è nel mirino dei ladri

I campi diventano bersagli sempre più appetibili per i ladri. Non ci sono pareti, porte o sistemi di sicurezza a fare da barriera e, anche quando arrivano telecamere e allarmi, il problema non è risolto. Così i produttori si trovano a fronteggiare un’altra emergenza, proprio quando il prodotto è vicino alla raccolta e quindi al suo massimo valore. In Sicilia c’è chi è arrivato a dormire nei campi per difendere i mangheti.

Nel Palermitano si dorme nei campi

Succede a Balestrate,, uno dei territori siciliani dove la coltivazione del mango si è sviluppata maggiormente. Con l’avvicinarsi della raccolta, alcuni produttori hanno scelto di sorvegliare personalmente le piantagioni durante la notte. Telecamere, sistemi d’allarme e gruppi WhatsApp per segnalare movimenti sospetti non sono sempre sufficienti. Così gli agricoltori si organizzano, si danno il cambio e trascorrono la notte nei terreni: qualcuno in macchina, qualcuno in tenda, altri semplicemente restando svegli fino all’alba.

Una situazione che aggiunge un ulteriore carico alla gestione delle aziende agricole. Alla cura delle coltivazioni si affianca infatti un’attività di sorveglianza che comporta tempo, costi e ore di lavoro aggiuntive. Che il rischio sia concreto lo dimostra anche un episodio avvenuto il 2 agosto, quando i carabinieri hanno arrestato tre persone sorprese a sottrarre oltre 120 chili di mango, per un valore stimato intorno agli 800 euro.

Dall’uva agli agrumi, la Sicilia sotto pressione

Il mango è solo l’ultimo prodotto finito nel mirino. In Sicilia i furti seguono anche il calendario delle raccolte. A Mazzarrone, nel Catanese, con l’avvio della campagna dell’uva da tavola sono tornate le segnalazioni di intrusioni nei vigneti. Nella Piana di Catania, invece, sono gli agrumi a essere particolarmente esposti. E il danno può andare oltre il valore della merce sottratta. Le incursioni possono provocare danneggiamenti a piante, strutture e impianti, facendo salire il conto per aziende che già devono fare i conti con costi sempre più elevati.

Uva, furti anche nel Sud-Est barese

Il problema si ripresenta anche in Puglia, nel distretto dell’uva da tavola del Sud-Est barese, tra Mola di Bari, Rutigliano, Noicattaro, Conversano, Adelfia, Casamassima e Polignano. Con i grappoli ormai vicini alla maturazione, sono ripresi i furti nei tendoni. L’ultimo episodio è avvenuto a Mola di Bari, in contrada Masseria del Barone, dove un vigneto di uva senza semi, già pronto per il taglio e la vendita, è stato preso di mira.

A sorprendere i ladri sono state le Guardie campestri di Mola, impegnate in un giro di perlustrazione. Due persone sono state bloccate mentre caricavano casse di uva su una Nissan Micra. L’arrivo dei carabinieri ha portato all’arresto dei due, colti in flagranza. Anche in questo caso, oltre al prodotto sottratto, resta il problema dei danni provocati ai tendoni e alle strutture.

Per i produttori, dunque, la sicurezza diventa sempre più una voce della gestione aziendale. E il caso dei mangheti siciliani porta all’estremo il paradosso: per proteggere il raccolto, l’agricoltore deve trasformarsi anche in guardiano notturno del proprio campo.

 

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