Dal campo
Il Sud in trincea, l'ortofrutta a rischio: le istituzioni escano dal silenzio
Oggi il confronto a Milano tra Salvini e le rappresentanze dell’autotrasporto: sul tavolo le misure contro il caro-gasolio

Il Sud è in protesta da giorni. Camion fermi, presidi, collegamenti rallentati e difficoltà negli approvvigionamenti: la mobilitazione contro il caro-gasolio sta mettendo sotto pressione una filiera che, soprattutto quando si parla di ortofrutta fresca, non può permettersi lunghe interruzioni. E mentre le conseguenze si allargano, la domanda è inevitabile: possibile che per un'emergenza di questa portata si debba ancora aspettare una risposta concreta?
Dalla Sicilia alla Calabria, dalla Puglia alla Campania, la protesta degli autotrasportatori si intreccia sempre più con le difficoltà del mondo agricolo. Il punto di contatto è evidente: da una parte ci sono imprese di trasporto alle prese con costi del carburante giudicati insostenibili, dall'altra produttori che devono fare i conti con spese crescenti e che, senza mezzi disponibili, rischiano di non riuscire a ritirare o consegnare la merce. Una situazione che può trasformarsi rapidamente in una partita persa per tutti: chi trasporta, chi produce, chi commercializza e, alla fine, chi acquista.
Le verifiche fatte da IFN presso alcune catene della distribuzione restituiscono un quadro preoccupante. Nei magazzini del Centro Italia la situazione viene descritta come parzialmente regolare, con la possibilità di continuare a rifornire i punti vendita, ma gli approvvigionamenti provenienti dal Sud stanno diventando sempre più difficili. Le scorte si sono ridotte e, in alcuni casi, si cerca di compensare ricorrendo ad altri mercati e a origini alternative.

Nel Mezzogiorno, invece, le criticità sono più marcate. Le consegne risultano bloccate da giorni in diverse aree della Campania, della Calabria e della Sicilia, per cui le disponibilità nei punti vendita sono ormai prossime all'esaurimento. E anche quando la circolazione riprenderà, il ritorno alla normalità non sarà immediato: bisognerà recuperare le consegne arretrate, riorganizzare i carichi e capire quanta merce sia rimasta ferma troppo a lungo per poter essere commercializzata.
Nel frattempo, il rischio non riguarda soltanto gli scaffali. In Sicilia si paventano ripercussioni anche su altri servizi essenziali, mentre in diverse aree del Sud vengono segnalate difficoltà nei rifornimenti di carburante. Il quadro è in evoluzione, ma il possibile effetto domino è chiaro. Per l'ortofrutta, ogni giorno perso può significare prodotto non raccolto, merce che non parte, costi aggiuntivi e occasioni commerciali bruciate.
A colpire è anche la percezione di un'attenzione insufficiente verso una protesta che sta coinvolgendo territori e categorie diverse. Nel fine settimana, mentre la mobilitazione proseguiva, non è arrivata quella svolta che molti operatori si aspettavano. E le parole di Fiorello, che durante il suo intervento televisivo ha richiamato l'attenzione sulla protesta pacifica del Sud, hanno dato voce a un sentimento diffuso: «La luce deve essere accesa anche sul Sud». Un richiamo che va oltre la solidarietà e pone una questione concreta: ascoltare le ragioni della protesta prima che l'emergenza si aggravi.

Oggi il confronto
La giornata di oggi, martedì 20 ottobre, è uno snodo decisivo. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha confermato gli incontri a Milano con le rappresentanze nazionali dell'autotrasporto e, nel pomeriggio, con i gruppi e i comitati territoriali coinvolti nella mobilitazione. Sul tavolo ci sono le misure per contenere il caro-gasolio, lo sblocco delle risorse già stanziate e ulteriori interventi a sostegno delle imprese.
È qui che le istituzioni sono chiamate a dare un segnale. Non basta prendere atto del disagio né limitarsi a richiamare al buon senso: servono impegni verificabili, tempi certi e strumenti capaci di intervenire sui costi che stanno mettendo in difficoltà le imprese. Allo stesso tempo, va tutelata la circolazione delle merci, soprattutto quando si tratta di prodotti deperibili e di raccolti che non possono attendere.
Perché questa non è una semplice vertenza dell'autotrasporto. È una crisi che rischia di coinvolgere l'intera filiera agroalimentare e di scaricare il conto su produttori, commercianti, distribuzione e famiglie. Il Sud sta chiedendo ascolto da giorni. Adesso qualcuno batta un colpo: prima che, insieme ai camion, si fermi anche una parte importante dell'economia ortofrutticola italiana. (im)



















