Kiwi, meno frammentazione a scaffale: cresce il peso dei marchi

Giovedì 29 ottobre la Diretta IFN metterà a confronto produzione e retail su assortimenti, consumi e valorizzazione

Kiwi, meno frammentazione a scaffale: cresce il peso dei marchi

Meno referenze, ma più spazio per ciascun prodotto e una presenza dei brand sempre più marcata. Il kiwi nella Gdo sembra andare verso una maggiore concentrazione dell'assortimento, con differenze importanti tra insegne e un cambiamento evidente anche nella provenienza del prodotto presente a scaffale. È quanto emerge dalla nuova rilevazione realizzata da Italiafruit News il 21 ottobre 2026, analizzando la categoria kiwi in sei punti vendita di Reggio Emilia appartenenti a Coop, Conad, Esselunga, Eurospar, Lidl ed Eurospin, con superfici comprese tra 900 e 6.500 metri quadrati. Rispetto alla rilevazione 2025, il numero medio di referenze passa da 6 a circa 5,7 per punto vendita, mentre lo spazio complessivamente dedicato alla categoria cresce di circa l'8%. Di conseguenza aumenta soprattutto la visibilità concessa a ogni singola proposta: lo spazio medio per referenza sale da circa 0,27 a 0,31 metri quadrati, quasi il 15% in più.

Da qui partirà la Diretta IFN di ottobre, dedicata, per l’appunto al kiwi, in programma giovedì 29 ottobre 2026 alle ore 11 sui canali Facebook, LinkedIn e YouTube di Italiafruit News, con un confronto tra produzione e distribuzione sulla nuova campagna e sulle opportunità di crescita della categoria. A moderare il confronto sarà, come di consueto, il direttore di IFN Roberto Della Casa. Sul fronte produttivo interverranno Emanuele De Santis, Marketing Manager Italy & Mediterranean Countries di Zespri; Fabio Zanesco, CEO di Kikokà Europe; Christian Nicodemo, responsabile marketing e comunicazione di OP Frutthera Growers, e Renzo Piraccini, vicepresidente del Consorzio Kiwi Passion. Per il retail saranno presenti Manuele Gelli, Category Manager di Conad Nord Ovest, e Gianluca Dogana, buyer ortofrutta di Arca - Gruppo Unicomm.

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Assortimenti più concentrati, il rosso perde spazio
La prima evidenza riguarda il numero di referenze. La media scende leggermente, da 6 nel 2025 a 5,7 nel 2026, ma dietro il dato complessivo si muovono strategie molto differenti. Coop riduce l'assortimento da 12 a 8 referenze, pur rimanendo l'insegna con l'offerta più ampia. Conad passa da 7 a 6, Esselunga rimane stabile a 7. In direzione opposta si muovono Eurospar, da 4 a 6, e Lidl, da 3 a 4, mentre Eurospin resta fermo a 3.

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Cambia anche il mix per colore. Il verde rimane la componente principale e nel complesso tiene, passando da 19 a 20 referenze totali nel campione. Il giallo mostra una sostanziale stabilità, da 14 a 13, mentre il rosso si ridimensiona nettamente, passando da tre referenze complessive a una sola, fermo restando che siamo in una fase della stagione dove il prodotto deve essere ancora referenziato. La fotografia è quindi quella di una categoria che non allarga ulteriormente il numero di proposte, ma sembra selezionarle maggiormente.

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Più spazio per ogni kiwi
Se le referenze diminuiscono leggermente, non altrettanto avviene per lo spazio. La superficie media dedicata al kiwi passa da circa 1,6 a quasi 1,8 metri quadrati per punto vendita, con un incremento nell'ordine dell'8%. Ancora più significativa è la crescita dello spazio medio destinato alla singola referenza, che sale da circa 0,27 a 0,31 metri quadrati. Anche qui le strategie divergono. Conad aumenta sia lo spazio complessivo sia quello medio per prodotto, arrivando a circa 0,46 metri quadrati per referenza. Crescite molto evidenti anche per Eurospar e Lidl, che ampliano contemporaneamente assortimento e superficie. Coop riduce invece lo spazio totale insieme al numero di referenze, pur aumentando leggermente quello concesso a ciascuna. Esselunga registra una lieve contrazione su entrambi gli indicatori, mentre Eurospin rimane sostanzialmente stabile. Il segnale complessivo è comunque interessante: meno frammentazione e maggiore visibilità per ciò che resta a scaffale.

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Nuova Zelanda più presente, Italia in calo
Il confronto sull'origine fotografa un altro cambiamento significativo. Nella rilevazione di ottobre la presenza media delle referenze italiane passa da 2,3 a 1,7 per punto vendita, mentre quelle neozelandesi salgono da 3,3 a 3,5. La Nuova Zelanda risulta particolarmente presente in Esselunga, con 6 referenze, e in Coop ed Eurospar, entrambe con 5. L'Italia mantiene invece maggiore peso in Coop e Lidl, con 3 proposte ciascuna. Il dato va naturalmente letto considerando il momento della rilevazione, 21 ottobre, quindi nel pieno della fase di passaggio tra prodotto dell'Emisfero Sud e avvio della nuova campagna italiana. Resta però evidente come, rispetto alla fotografia realizzata nello stesso periodo dell'anno precedente, lo scaffale 2026 presenti meno referenze nazionali e una presenza neozelandese ancora molto forte.

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Sfuso in tenuta, il cartone resta centrale
Anche sul fronte del packaging non emerge una rivoluzione, ma alcuni movimenti sono interessanti. Lo sfuso mantiene un ruolo importante e in alcune insegne guadagna spazio, mentre vaschette e vassoi in cartone continuano a rappresentare la principale soluzione confezionata. Conad, ad esempio, passa da una a due referenze sfuse; Coop ne mantiene quattro. In Esselunga ed Eurospar lo sfuso rimane stabile a due referenze. Le soluzioni in vaschetta di cartone continuano a essere molto diffuse, soprattutto in Conad ed Esselunga. Le vaschette in plastica restano invece minoritarie e presenti in maniera più selettiva. Il quadro mostra quindi una convivenza piuttosto equilibrata tra prodotto sfuso e confezionato, senza una netta prevalenza di un'unica modalità espositiva.

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Zespri sale dal 39 al 56% delle referenze
È sul fronte dei marchi che si registra probabilmente il cambiamento più evidente. Nel 2025 Zespri rappresentava il 39% delle referenze rilevate. Un anno dopo la quota sale al 56%, quindi oltre una proposta su due presente nel campione porta il marchio neozelandese. Parallelamente cresce anche la MDD, dal 14 al 18%, mentre arretrano sia le referenze senza una marca identificata, dal 25 al 15%, sia gli altri marchi dei fornitori, dal 22 al 12%. Non si tratta quindi semplicemente di una crescita del brand rispetto al prodotto anonimo, ma di una forte concentrazione attorno a Zespri, che aumenta sensibilmente la propria presenza numerica all'interno degli assortimenti osservati. La categoria appare così sempre meno indistinta: origine, colore e soprattutto marca stanno assumendo un peso crescente nel modo in cui il kiwi viene costruito e presentato a scaffale.

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Verde più caro e prezzi molto più polarizzati
Infine i prezzi. Sul kiwi verde la media rilevata passa da circa 6,9 a 7,4 euro/kg, quindi con un incremento nell'ordine del 7%. Ma è soprattutto l'ampliamento della forbice a colpire: nel 2025 il prezzo oscillava tra circa 2,9 e 9,9 euro/kg, mentre nel 2026 si va da 3,4 fino a 12,8 euro/kg. La categoria verde, quindi, presenta oggi livelli di valorizzazione molto più distanti tra loro, segnale della convivenza tra prodotto base e proposte premium. Situazione differente per il giallo, dove il prezzo medio rimane sostanzialmente stabile intorno agli 8 euro/kg, ma si restringe fortemente la dispersione. Il minimo è pari a 6 euro/kg, mentre il massimo scende da quasi 14 a circa 11 euro/kg. In altre parole, il giallo si concentra molto più nettamente in una fascia di prezzo medio-alta. Sul rosso il confronto è invece poco significativo: nel 2026 è stata rilevata una sola referenza, contro tre l'anno precedente, e il dato non consente quindi una lettura omogenea dell'evoluzione dei prezzi.

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Nel complesso, la fotografia dello scaffale restituisce un kiwi che non cresce attraverso l'accumulo di referenze, ma attraverso maggiore spazio, segmentazione e valorizzazione. Il verde continua a rappresentare la base della categoria, il giallo consolida il proprio posizionamento premium e il marchio diventa sempre più determinante. (im)