Kiwi, una stagione dalle mille incognite

L'esportatore De Nadai: «In Italia alzare i prezzi e combattere l’invasione greca»

Kiwi, una stagione dalle mille incognite

L’Istat stima numeri in crescita per la produzione italiana di kiwi (clicca qui per approfondire), e di pari passo crescono anche le problematiche che affliggono il settore.
Infatti, anche se i volumi tornano ad un livello nella norma per il Belpaese, i frutti avranno delle pezzature limitate come conseguenza dell’andamento climatico di questo ultimo periodo. Anche quest’anno è prevista inoltre una sovrapposizione del prodotto italiano con quello greco, che di certo non gioverà alle tasche dei produttori. Infine ci si interroga su quale possa essere il prezzo giusto in base ai forti rincari che si ripercuotono dai campi ai magazzini.
Abbiamo fatto il punto della situazione con Marco De Nadai, operatore specializzato nell’esportazione dei kiwi sia a livello nazionale che nei mercati oltre Oceano nonchè responsabile del marketing e della comunicazione del Consorzio Kiwi Passion.

“Quest’anno Italia e Grecia sono sulla stessa barca perché avranno quantitativi discreti di merce ma allo stesso tempo frutti dalla pezzatura ridotta, con calibri molto spostati su 30, fino a 45” spiega a IFN.
“Questo perché – continua – la fase dell’impollinazione è andata male in entrambi i Paesi e i frutti appaiono anche un po’ deformati, oltre ad avere qualche problema di tenuta”.

Per quanto riguarda i prezzi in campagna, De Nadai sottolinea una grande incertezza fino all’ultima settimana di ottobre (week 33) soprattutto in Italia. “Purtroppo i nostri produttori sono fermi sull’idea che la fascia prezzo 0,70/1,00 euro al chilogrammo alla produzione sia giusta per il kiwi, ma siamo di fronte ad una annata totalmente diversa rispetto alle ultime con una competizione che sarà molto agguerrita soprattutto nei mercati europei”.

Diversa la situazione in Grecia: “Negli ultimi due anni i produttori ellenici hanno guadagnato parecchio perché vendevano con prezzi in campagna su 0,70/1,00 euro al chilogrammo – specifica – e quest’anno, consci del surplus produttivo e dei calibri limitati, si sono accontentati di quotazioni più ridotte, sulla fascia prezzo di circa 0,30 euro al chilogrammo”.

Ad un mercato già in tensione, con i consumi che languono, non gioverà di sicuro la sovrapposizione di prodotto italiano e greco in arrivo per le prossime settimane. “Considerato che la Grecia svenderà il prodotto per liberare lo spazio nei frigo (che corrisponde a metà produzione), in Italia si soffrirà per sostenere un prezzo sufficiente a coprire almeno i costi di produzione” dice De Nadai.

E le conseguenze di questa situazione sono già ben visibili sul mercato: “Non è la prima volta che il kiwi greco viene venduto per prodotto italiano a prezzi stracciati – sottolinea l’operatore – ma non è di certo la via giusta per salvare il mercato del made in Italy”.

Nonostante la miriade di fattori con cui il settore si ritrova a ‘combattere’, De Nadai intravede un’opportunità per il prodotto italiano nella seconda parte della stagione.
“Probabilmente a gennaio/febbraio, quando la merce greca inizierà ad avere qualche problema qualitativo, allora inizierà ad esserci più spazio per il prodotto italiano che solitamente mostra una maggiore shelf life. Ovviamente, per il prodotto a lunga conservazione si aggiunge il problema legato all’aumento dei costi di conservazione stimato in 4-5 centesimi/chilo al mese, quindi nell’anno nuovo si dovrà cercare di recuperare almeno 20-25 centesimi/chilo sul prezzo finale".

Ha collaborato Fabrizio Pattuelli