Dal campo
Ortaggi, offerta limitata e prezzi sostenuti: pomodori oltre i 5 euro/kg
Aurelio Baccini (Primizie Express): «La minore disponibilità nazionale spinge la ricerca di prodotto estero»

Continua la fase complessa per gli ortaggi italiani, alle prese con una disponibilità non sempre sufficiente e quotazioni sostenute su diverse referenze. In questo scenario, il prodotto d'importazione diventa sempre più un'alternativa al prodotto nazionale, facendo da contraltare a un'offerta interna che, in questa fase, non riesce a garantire continuità su alcune tipologie. A fare il punto è Aurelio Baccini di Primizie Express, operatore del mercato di Firenze. «Su alcune tipologie di prodotto la situazione è complessa», osserva Baccini. A partire dal pomodoro, dove in questa fase «manca la produzione italiana».

La conseguenza si vede sui prezzi: ciliegino, datterino e pixel si avvicinano ai 5 euro al chilo e anche oltre, mentre il pomodoro a grappolo olandese si posiziona tra 2 e 2,50 euro al chilo. Restano sostenute anche le quotazioni di altri ortaggi. Le zucchine si attestano tra 1,30 e 1,50 euro al chilo, su livelli analoghi anche i cetrioli. Per le melanzane locali si viaggia intorno ai 2 euro al chilo, mentre i peperoni locali superano i 2,50 euro al chilo.

Anche in questo caso l'importazione rappresenta una valvola di compensazione per il mercato. «Si cerca prodotto spagnolo», sottolinea Baccini, evidenziando come l'offerta iberica possa diventare il contraltare del prodotto italiano quando le disponibilità nazionali si riducono. Non si tratta quindi soltanto di una questione di prezzo, ma della necessità di assicurare continuità agli approvvigionamenti e rispondere alla domanda. Più regolare il quadro delle patate, che si mantengono «nella media delle quotazioni stagionali». Sul fronte della frutta, le pesche si collocano tra 1,50 e 2 euro al chilo, in base al calibro, mentre le prugne oscillano tra 1 e 1,50 euro al chilo, a seconda della qualità. La stagione dei cachi procede ancora a rilento e deve entrare nel vivo.

Altalenante anche l'uva da tavola, con quotazioni comprese tra 1,50 e 2,30 euro al chilo. Per le senza semi, invece, i valori vanno dai 2 ai 3 euro al chilo. A complicare ulteriormente il quadro è infine il capitolo trasporti. «I costi stanno diventando complessi da gestire», evidenzia Baccini. L'aumento dei costi operativi, legato a dinamiche globali, aggiunge infatti un'ulteriore pressione sui margini degli operatori, già alle prese con un mercato caratterizzato da disponibilità discontinue e quotazioni molto differenziate. (ga)



















