Orticoltura sostenibile in Emilia-Romagna: innovazione per ridurre gli apporti inquinanti

Il progetto Innova.Orto sperimenta strategie di difesa e gestione delle infestanti a basso impatto

Orticoltura sostenibile in Emilia-Romagna: innovazione per ridurre gli apporti inquinanti

Ridurre gli apporti inquinanti derivanti dai mezzi tecnici impiegati per la difesa delle colture e la gestione delle infestanti, migliorando al tempo stesso la sostenibilità economica delle produzioni orticole. È questo l'obiettivo di Innova.Orto – Innovazione tecnica per un'orticoltura a basso impatto ambientale, il progetto che promuove l'adozione di strategie innovative di coltivazione per le principali specie orticole dell'Emilia-Romagna destinate sia al consumo fresco sia all'industria di trasformazione.
Le attività sperimentali coinvolgono in particolare cetriolo, cicoria, lattuga, melanzana e zucchino e puntano a individuare soluzioni in grado di coniugare sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e sostenibilità economica. "Con Innova.Orto vogliamo implementare le strategie di difesa a basso impatto ambientale attraverso il potenziamento delle conoscenze su sostanze ecocompatibili, anche alternative alle molecole di sintesi", spiega Maria Grazia Tommasini, responsabile organizzativo del progetto e del Settore Produzione Integrata e Biologica di Ri.Nova.
Tra gli obiettivi rientra anche l'adozione di strategie alternative al diserbo convenzionale, attraverso l'individuazione di sarchiatrici e pacciamature innovative. Parallelamente, il progetto prevede la valutazione della sostenibilità economica e ambientale delle tecniche proposte mediante specifici indicatori e attività dedicate anche agli aspetti della sostenibilità sociale.

Le linee di attività
Per raggiungere questi obiettivi, Innova.Orto è stato articolato in tre macro-azioni: la messa a punto di strategie di difesa a basso impatto ambientale contro le principali avversità dell'orticoltura; lo sviluppo di sistemi alternativi per la gestione delle infestanti; la valutazione della sostenibilità economica e ambientale delle soluzioni innovative sperimentate.

Le prove sulla pacciamatura biodegradabile
Tra le attività di campo rientrano le prove dedicate alla pacciamatura e alla semina dello zucchino, oltre a quelle sulla pacciamatura e il trapianto della lattuga.
Per lo zucchino la sperimentazione è stata realizzata presso la società agricola Agricrisa di Samuele Lombardi e Cristiano Raggi, a Cesena (Forlì-Cesena), socia di Orogel, dove è stata impiegata la macchina Modula Jet di Forigo.
"Questa macchina consente con un solo passaggio la stesura del telo pacciamante e la semina con precisione millimetrica, grazie a un coltello elettronico controllato via CAN-BUS in grado di incidere il film esattamente nel punto di deposito del seme", spiega Federica Fontana di Astra Innovazione e Sviluppo, capofila del progetto. La prova ha previsto l'impiego di teli pacciamanti biodegradabili in Mater-Bi prodotti da Novamont, negli spessori di 15 e 18 micron. I materiali possono essere posati utilizzando le stesse macchine impiegate per i tradizionali film plastici e, al termine del ciclo colturale, vengono incorporati nel terreno senza necessità di raccolta e smaltimento. La biodegradazione, favorita dai microrganismi presenti nel suolo, li trasforma in acqua, anidride carbonica e biomassa. I teli in Mater-Bi sono certificati conformi al regolamento europeo sui fertilizzanti per quanto riguarda biodegradabilità ed ecotossicità. Ulteriori tipologie di pacciamatura sono attualmente in fase di valutazione nella coltivazione della lattuga.

Le sarchiatrici intelligenti nella cicoria
Un altro filone di attività ha riguardato la gestione meccanica delle infestanti nella cicoria industriale, tema approfondito anche durante una visita tecnica organizzata lo scorso giugno presso l'azienda agricola Renzi Roberto, in provincia di Ravenna.
"Nei due anni di prova abbiamo verificato l'efficacia delle sarchiatrici Garford e Kult su terreni limosi coltivati a cicoria, in condizioni di semina di precisione primaverile", spiega Silvia Paolini di Astra Innovazione e Sviluppo, responsabile scientifica del progetto.
Entrambe le macchine erano dotate di telecamere per il riconoscimento delle file e di sistemi di telerilevamento GPS, con l'obiettivo di aumentare la precisione e il livello di automazione delle lavorazioni. La sperimentazione ha preso in esame la precisione della sarchiatura, l'adattabilità alle file strette, il comportamento su semina pneumatica di precisione e la compatibilità con gli impianti esistenti e la meccanizzazione aziendale. Le prove hanno inoltre valutato la capacità di migliorare la frantumazione dei terreni limosi, agevolare le operazioni di raccolta e garantire una maggiore pulizia della coltura.
Per quanto riguarda le prestazioni operative, la velocità di lavoro consigliata è risultata compresa tra 2,5 e 3 km/h, con una capacità di circa 2,5 ettari lavorati nell'arco di otto ore.

Una rete di partner per l'innovazione
Il progetto è coordinato da Astra Innovazione e Sviluppo in qualità di capofila e coinvolge numerosi partner della filiera orticola regionale: Orogel, Aop Italia, Agribologna, OrtiColti, Terremerse, Pra da Po', Apoconerpo, Apofruit, Etabetabio, Dinamica e Ri.Nova, che cura il coordinamento operativo e le attività di divulgazione.

L’iniziativa è realizzata nell’ambito del CoPSR 2023-2027 - Tipo di intervento SRG01 “Sostegno ai Gruppi Operativi PEI AGRI” – OS5. Il progetto è finanziato dal FEASR 2023-2027 – Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale – Progetto "Innovazione tecnica per un’orticoltura a basso impatto ambientale – INNOVA.ORTO".