Ortofrutta, l’export cresce a valore ma il saldo peggiora

Nel primo quadrimestre 2026 le vendite estere salgono del 7%, ma l’import corre di più e riduce l’avanzo commerciale

Ortofrutta, l’export cresce a valore ma il saldo peggiora

Nel primo quadrimestre 2026 il commercio estero dell’ortofrutta italiana mostra una doppia lettura. Da un lato l’export continua a generare più valore, con una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’altro, però, le importazioni aumentano sia a volume sia a valore, finendo per appesantire il saldo complessivo.

È questa la fotografia che emerge dalle elaborazioni del Monitor Ortofrutta Agroter su dati Istat. Il risultato è un bilancio meno favorevole rispetto al primo quadrimestre 2025: il deficit a volume si allarga, mentre l’avanzo a valore resta positivo ma si riduce.

Il saldo peggiora: deficit a volume oltre 150mila tonnellate
La sintesi del primo quadrimestre restituisce un quadro meno brillante per l’ortofrutta italiana. A volume, il saldo commerciale resta negativo e peggiora in modo significativo: il disavanzo passa da 98.977 a 152.804 tonnellate, con un ampliamento del 54%. Anche a valore il segnale è meno favorevole, pur restando in territorio positivo. L’avanzo commerciale scende da 264,5 a 248,6 milioni di euro, con una flessione del 6%. In sostanza, l’Italia continua a esportare più valore di quanto importi, ma il margine si assottiglia.

Il dato conferma una dinamica ormai sempre più evidente: il valore dell’export tiene, e in alcuni casi cresce anche in modo sostenuto, ma l’aumento degli acquisti dall’estero pesa sul saldo finale.

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A volume export in calo, import in crescita
La lettura per macrocategorie a volume spiega bene l’allargamento del deficit. Le esportazioni complessive scendono da 1,321 a 1,290 milioni di tonnellate, pari a un -2%. In valore assoluto significa 31.160 tonnellate in meno rispetto al primo quadrimestre 2025.

Sul fronte opposto, le importazioni salgono da 1,420 a 1,443 milioni di tonnellate, con un incremento del 2%, pari a 22.667 tonnellate aggiuntive. La forbice, quindi, si apre per effetto di un doppio movimento: meno prodotto venduto oltreconfine e più prodotto acquistato dall’estero.

Tra le macrocategorie, legumi e ortaggi arretrano del 4% nell’export, ma riducono anche l’import del 6%. La frutta fresca mostra invece un andamento più dinamico nelle esportazioni, con un +2%, ma vede crescere anche gli acquisti dall’estero del 6%.

Gli agrumi restano uno dei punti più critici: l’export perde il 14% a volume, mentre l’import cresce del 40%. Anche la frutta tropicale conferma il suo peso strutturale sul fronte degli approvvigionamenti esteri, con importazioni in ulteriore aumento del 2% e volumi vicini a 393mila tonnellate. La frutta secca cresce da entrambi i lati: +14% l’export e +10% l’import, dentro una categoria che resta comunque fortemente dipendente dall’estero.

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A valore l’export cresce, ma l’import fa ancora meglio
Il quadro cambia parzialmente guardando ai valori. Le esportazioni ortofrutticole italiane passano da 2,243 a 2,396 miliardi di euro, con una crescita del 7%. Il dato conferma una buona capacità di valorizzazione sui mercati esteri, nonostante il calo dei volumi.

Il problema è che l’import aumenta di più: da 1,978 a 2,148 miliardi di euro, pari a un +9%. In valore assoluto, le esportazioni crescono di 153,7 milioni di euro, mentre le importazioni aumentano di 169,6 milioni. Da qui la riduzione dell’avanzo commerciale.

Legumi e ortaggi si confermano la macrocategoria più solida sul fronte del saldo: l’export cresce del 3%, superando 1,024 miliardi di euro, mentre l’import scende del 12%. La frutta fresca cresce bene sia in uscita sia in entrata: +9% l’export, che arriva a 973,7 milioni, e +10% l’import.

La frutta secca registra la performance più forte in esportazione, con un +42%, ma anche l’import accelera del 22%, raggiungendo 760,5 milioni di euro. Gli agrumi confermano invece la debolezza già vista nei volumi: export a -4% e import a +43%. La frutta tropicale resta marginale nell’export e pesante nell’import: vendite estere in lieve calo, acquisti dall’estero in crescita del 5%.

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Kiwi in spinta, mele stabili. Pere e arance arretrano
Entrando nel dettaglio dei principali prodotti a volume, le mele restano il primo pilastro dell’export ortofrutticolo italiano. Le spedizioni sono sostanzialmente stabili, da 322.163 a 321.718 tonnellate, mentre l’import si dimezza, passando da 7.226 a 3.474 tonnellate.

Molto più dinamico il kiwi, che cresce del 17% nelle esportazioni, passando da 97.166 a 114.095 tonnellate. In parallelo, l’import cala del 10%. È una delle combinazioni più favorevoli del paniere: più prodotto venduto all’estero e minore ricorso agli acquisti oltreconfine.

I pomodori avanzano del 2% nell’export a volume, ma crescono anche le importazioni del 6%. Le brassiche arretrano del 10% nelle esportazioni, pur con un calo più marcato dell’import, pari al 31%.

Più pesante la situazione di pere e arance. Le pere perdono il 36% dei volumi esportati, mentre l’import aumenta dello stesso ordine di grandezza, +36%. Le arance cedono il 15% nell’export e registrano un balzo del 52% nelle importazioni. Due dinamiche che spiegano bene il deterioramento del saldo in alcune categorie storiche del made in Italy ortofrutticolo.

Le patate restano un caso a parte: l’export cala dell’11%, ma anche l’import si riduce del 5%, pur rimanendo su livelli molto elevati, oltre 279mila tonnellate. Avocado e mirtilli confermano invece la loro natura di referenze a forte trazione estera: l’import cresce rispettivamente del 5% e del 4%, mentre l’export resta marginale.

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A valore brillano kiwi e nocciole, agrumi ancora sotto pressione
Nel dettaglio a valore, il kiwi è il prodotto con la crescita più rilevante tra i grandi pilastri dell’export. Le vendite oltreconfine passano da 257,7 a 320,5 milioni di euro, con un incremento del 24%. Le importazioni, al contrario, calano del 4%.

Le mele crescono del 4% a valore, arrivando a 373,9 milioni di euro, con importazioni in forte riduzione. È una dinamica meno appariscente rispetto al kiwi, ma molto importante per la tenuta complessiva dell’export.

Bene anche i pomodori, che salgono del 12% a valore, da 96,2 a 107,4 milioni di euro. In questo caso, però, l’import cresce a sua volta del 14%. Le nocciole segnano un’accelerazione molto forte nelle esportazioni, +79%, ma restano anche una voce importante dell’import, che aumenta del 58% e supera 160 milioni di euro.

Sul fronte opposto, le pere confermano la fase critica: export a valore in calo del 32%, da 30,3 a 20,4 milioni, e import in crescita del 35%. Le arance arretrano dell’11% nelle esportazioni, mentre gli acquisti dall’estero aumentano del 68%. In flessione anche i mirtilli, con export a -25% e import a +16%.

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Il primo quadrimestre lascia quindi una lettura chiara: l’ortofrutta italiana riesce ancora a vendere valore, ma compra sempre di più. E il saldo lo sente. (fp)