Pere, stime al rialzo da rivedere? Ma il dato certo è il crollo dei consumi

La campagna era attesa in recupero, ma grandine e vento nel cuore della pericoltura emiliano-romagnola rischiano di ridimensionare le previsioni

Pere, stime al rialzo da rivedere? Ma il dato certo è il crollo dei consumi

La campagna pericola italiana 2026 entra nel vivo. Al Nord le raccolte di Carmen, insieme ad altre varietà precoci come Morettini e Guyot, hanno aperto la stagione tra inizio e metà luglio; in questi giorni si stanno completando le Santa Maria. Al Sud, invece, è stato il momento della Coscia, varietà di riferimento per diversi distretti meridionali, Sicilia in testa, dove negli ultimi anni è stata valorizzata tanto da entrare in diverse MDD.

Williams al via, Abate da fine agosto
Ora, però, al Nord si comincia a fare sul serio con la Williams, varietà cardine della pericoltura italiana insieme all’Abate Fétel, che entrerà in scena nella parte finale di agosto.

Cosa aspettarsi? Dal punto di vista produttivo la campagna è certamente in anticipo, effetto abbastanza prevedibile dopo settimane segnate da temperature elevate. L’anticipo, di per sé, non rappresenta necessariamente un problema. Il campanello d’allarme riguarda piuttosto i calibri, perché gli stress termici possono incidere sulla pezzatura, e sappiamo bene quanto il consumatore italiano continui a premiare le pere di dimensioni importanti.

Nei mercati, intanto, le prime partite di pere estive non hanno registrato un andamento particolarmente brillante, mentre è ancora in pieno svolgimento la campagna del prodotto di controstagione.

Produzione in ripresa, ma lontana dal potenziale
Sul fronte dei volumi, le ultime analisi di CSO Italy, riportate nel numero di luglio della Rivista di Frutticoltura, stimano per il 2026 una produzione italiana attorno a 347mila tonnellate, includendo sia il fresco sia il prodotto destinato alla trasformazione. Il dato sarebbe in crescita del 17% rispetto alla stagione precedente, ma resterebbe comunque lontano dal potenziale produttivo, indicato in circa 420mila tonnellate.

È probabile, inoltre, che questa previsione debba essere rivista al ribasso dopo gli eventi meteo estremi che la scorsa settimana hanno colpito l’Emilia-Romagna, in particolare Modenese e Ferrarese, cioè il cuore della pericoltura nazionale.

Anche le superfici confermano la fragilità del comparto. Secondo CSO Italy, nel 2026 gli ettari in produzione si assestano a circa 18.300, con un calo del 7% rispetto al 2025. In Emilia-Romagna la flessione è dell’8%, con poco più di 9.600 ettari rimasti in produzione. L’unico segnale meno negativo è il rallentamento degli espianti rispetto alla fase più pesante tra 2022 e 2024, quando la sfiducia dei produttori aveva raggiunto il punto massimo.

Consumi dimezzati negli Iper+Super
Il problema, però, non è solo produttivo. I consumi seguono la stessa traiettoria di impoverimento, come emerge dalle analisi del Monitor Ortofrutta di Agroter. Nel canale Iper+Super, dal 2011 al 2025 i volumi venduti di pere si sono praticamente dimezzati, con una stabilizzazione solo nell’ultimo quadriennio. Una frenata che va letta insieme alla crescita dei prezzi medi, aumentati di quasi 80 punti rispetto al 2011, con un’accelerazione particolarmente evidente dall’inizio del 2020, quando la pericoltura italiana è stata travolta prima dalla cimice asiatica e poi dalla maculatura bruna.

L’aumento dei prezzi ha compensato solo in parte il crollo dei volumi. Tant’è che il fatturato della categoria, nel reparto, resta ancora sotto i livelli del 2011 di circa dieci punti percentuali. Il dato è pesante: la pera costa di più, ma genera meno valore complessivo rispetto a quattordici anni fa.

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Prima riconquistare chi la comprava già
È una spirale difficile da invertire. Rese più basse e prezzi più alti comprimono i consumi; se le rotazioni rallentano, diminuisce lo spazio a scaffale; se lo spazio cala, il prodotto rischia di invecchiare sul banco, spesso senza arrivare al consumatore nelle condizioni migliori. Così, nel tempo, si sono persi anche consumatori fedeli, probabilmente delusi dalla qualità media trovata in reparto, a prezzi esosi, e facilmente dirottati verso alternative che non mancano.

Da qui una considerazione. Avvicinare i giovani è importante, e fa bene chi prova a farlo. Ma i numeri dicono che, prima ancora di conquistare nuovi consumatori, la pera deve recuperare quelli che aveva già. È lì che si è aperta la ferita. E da lì bisogna ripartire. (fp)