Dal campo
Popillia japonica, perdite fino al 70% nelle pesche: aumenta la preoccupazione
Attacchi senza precedenti, il coleottero giapponese colpisce i frutti nella fase pre-raccolta

Oltre il 70% del raccolto di pesche compromesso in alcune aziende piemontesi. È il bilancio, pesantissimo, dell'ultima ondata di Popillia japonica raccontata dal TGR Piemonte attraverso le testimonianze dei frutticoltori, che descrivono una pressione del coleottero giapponese mai registrata prima. L'insetto colpisce i frutti a ridosso della raccolta, rendendoli invendibili e aggravando una stagione già complessa per il comparto. "Un'aggressione mai vista prima", racconta uno dei produttori intervistati dall'emittente regionale, spiegando come quest'anno il fitofago abbia compromesso gran parte della produzione aziendale. L'emergenza interessa in particolare il Canavese, dove la presenza della Popillia continua ad aumentare e dove, secondo Coldiretti, i danni economici potrebbero superare i 10 milioni di euro.
Il coleottero sta colpendo soprattutto i frutteti, con danni significativi ai pescheti, ma la pressione interessa anche altre colture frutticole e, in misura minore, i vigneti dell'Erbaluce. Le aziende segnalano una crescente difficoltà nel contenere l'insetto, anche ricorrendo ai trattamenti disponibili, a causa delle continue reinfestazioni provenienti dalle aree circostanti.

La Popillia japonica si conferma così una delle emergenze fitosanitarie più delicate per la frutticoltura del Nord Italia. Organismo nocivo da quarantena per l'Unione europea, è in grado di attaccare oltre 300 specie vegetali. Se allo stadio larvale provoca danni agli apparati radicali delle essenze erbacee, sono gli adulti a creare le maggiori criticità economiche, alimentandosi di foglie e frutti di pesco, nettarine, melo, pero e di numerose altre specie frutticole.
Mentre il Piemonte continua a fare i conti con un'infestazione ormai consolidata, il Trentino-Alto Adige cerca di giocare d'anticipo. Dopo il ritrovamento, nel 2025, di tre esemplari intercettati esclusivamente nelle trappole del Servizio fitosanitario provinciale – all'uscita della MeBo ad Appiano, lungo l'Autostrada del Brennero in prossimità dell'area di servizio Laimburg e nei pressi di un campeggio a Gargazzone – la Provincia autonoma di Bolzano ha deciso di intensificare ulteriormente il monitoraggio.
Le trappole a feromoni sono state portate da 15 a 24, mentre sono aumentati anche i controlli visivi nelle aree considerate più a rischio. Contestualmente è partita una campagna di informazione rivolta ad agricoltori, vivaisti e automobilisti in transito lungo l'A22 e la MeBo, due direttrici considerate strategiche perché il trasporto passivo degli adulti sui veicoli rappresenta una delle principali vie di diffusione del coleottero.

Ad oggi i controlli non hanno evidenziato nuovi ritrovamenti in Alto Adige. Ma quanto sta accadendo in Piemonte dimostra come la capacità di intercettare i primi focolai possa fare la differenza. Per il comparto frutticolo la Popillia japonica non è più soltanto un rischio potenziale: nelle aree dove il fitofago si è insediato stabilmente è già una minaccia concreta per produzioni e redditività delle aziende.




