S. Pellegrino è un’aranciata esagerata

Il brand testimone del Live in Italian in 145 Paesi protagonista alla presentazione dello Speciale Ortofrutta

S. Pellegrino è un’aranciata esagerata
Più penso all'incontro che ho avuto qualche giorno fa con Stefano Agostini, Presidente del Gruppo Sanpellegrino, prima azienda italiana del beverage, più sono contento di avere dedicato gran parte della mia vita professionale a studiare frutta e verdura. Questo stato di compiaciuta soddisfazione non dipende solo dal fatto che Agostini ha accettato di partecipare alla presentazione del nostro Speciale Ortofrutta del 3 Dicembre per parlarci di un vanto della nostra Italia come l'acqua minerale S. Pellegrino (CLICCA QUI PER ISCRIVERTI ALL'EVENTO), ma perché mi ha raccontato quanto il mondo dell'ortofrutta sia magico anche per i prodotti di un brand italiano così blasonato e fra i più noti e distribuiti all'estero anche grazie al suo pay off Live in Italian, il vivere all'Italiana.

Ho conosciuto Agostini qualche tempo fa ad un Convegno e ho subito pensato che l'acqua minerale S. Pellegrino, esportata in ben 145 Paesi dei 5 continenti, fosse una case history perfetta per testimoniare l'internazionalizzazione del Made in Italy, ma non potevo certo sapere che l'interesse fosse reciproco. Se un manager di grande livello, a capo di un brand di riferimento di un colosso multinazionale come Nestlé, giudica interessante investire un po' del suo prezioso tempo per capire più a fondo i meccanismi di un business complesso come quello dell'ortofrutta, su cui il suo gruppo ha importanti interessi legati alla materia prima per la preparazione di aranciate, limonate, chinotti e soft drinks a base frutta - tutta rigorosamente italiana - vuol dire che possiamo smettere di piagnucolare di prezzi bassi e distributori cattivi e dobbiamo iniziare a pensare anche noi come usare la carica dell'Italian way of life come arma competitiva per differenziarci sia sul mercato interno che all'estero. Tutto il mondo, infatti, ci riconosce qualcosa di distintivo rispetto agli altri solo perché italiano, soprattutto per ciò che deriva dalla terra e dalla natura, come dimostra anche S. Pellegrino.

E' inutile sottolineare che se ci è riuscito qualcuno con l'acqua minerale figuriamoci cosa si potrebbe fare con prodotti unici come le arance rosse o il radicchio variegato, ma la realtà non è così banale e non dipende dal fatto - come credo starà già pensando qualcuno di voi per darsi una buona ragione per non sentirsi in colpa - che l'acqua alla fine è almeno sempre uguale e confezionata, mentre l'ortofrutta cambia in ogni istante ed è prevalentemente sfusa.

Il motivo è un altro ed è legato proprio a quella genialità intuitiva che è tipica degli italiani, che - se ben indirizzata - può fare la differenza ovunque, anche per l'acqua. Infatti S. Pellegrino non è diventata internazionale grazie a Nestlé, lo era già dal 1900, quando solo l'intuito ha potuto guidare il fondatore della società, Cesare Mazzoni, a pensare di spedire in Argentina 5.000 delle 35.000 bottiglie di acqua realizzate nel primo anno di attività. Da allora ad oggi il fil ruoge è rimasto lo stesso, sono cambiati attori e regole ma non lo spirito.

Cosa è successo invece alla nostra ortofrutta, che per prima si è mossa in lungo e in largo in Europa ai tempi dei carri ferroviari raffreddati con le barre di ghiaccio, poi sostituiti dai camion frigoriferi genialmente ideati e progettati in pianura padana; per non parlare dei miglioramenti sulla qualità dei prodotti indotti grazie alle prime macchine per la selezione e il confezionamento, sempre rigorosamente italiane e che, ancora oggi, sono best in class in tutto il mondo? Dove è finita quella leadership che fa sì che nei mercati ortofrutticoli di tutto il mondo si possa ancora non sapere l'inglese perché qualcuno che parla italiano lo si trova sempre? Sono davvero le barriere fitosanitarie, la mancanza di accordi bilaterali, i costi più alti e le imprese più piccole il nostro vero problema o, siamo noi, che abbiamo perso "il tocco"?

Agostini sarà lì a testimoniarci che si può ancora fare un salto di qualità ma starà a noi raccogliere la sfida e risalire la china riacquistando, prima di tutto, il giusto spirito. Vi aspetto.

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