Social, l’ortofrutta alle prese con il rischio boomerang

Il caso delle angurie in Algeria dimostra quanto TikTok e Facebook possano influenzare le scelte d'acquisto nel giro di poche ore

Social, l’ortofrutta alle prese con il rischio boomerang

Un video di pochi secondi. Qualche affermazione non verificata. Migliaia di condivisioni. E, nel giro di poche ore, un'intera filiera produttiva si ritrova a fare i conti con il crollo delle vendite. È uno scenario che non riguarda soltanto l'Algeria, dove nelle ultime settimane il comparto dell'anguria è stato travolto da una violenta tempesta mediatica, ma che rappresenta ormai un rischio concreto per tutta l'ortofrutta mondiale, Italia compresa.
L'episodio dimostra quanto i social network siano diventati uno dei principali fattori in grado di orientare le scelte di acquisto dei consumatori, spesso molto più rapidamente di qualsiasi comunicazione istituzionale o verifica scientifica. Un fenomeno che il settore non può più permettersi di sottovalutare.
Come riporta la testata International Supermarket News, tutto è partito dalla diffusione di alcuni video condivisi sui social, rilanciati anche dall'influencer Hichem Zouaoui (quasi 2 milioni di follower fra Tik Tok e Instagram), nei quali venivano sollevati dubbi sulla presenza di residui di fiofarmaci nelle angurie prodotte nel Paese africano. Nel giro di poche ore quei contenuti hanno raggiunto un vastissimo pubblico, alimentando il timore che il consumo del prodotto potesse rappresentare un rischio per la salute.

Il risultato è stato quasi immediato. I consumatori hanno smesso di acquistare angurie, i prezzi sono crollati e migliaia di tonnellate di prodotto sono rimaste invendute. A pagare il conto non sono stati i social o gli autori dei video, ma gli agricoltori, che si sono ritrovati con una campagna commerciale compromessa proprio nel momento di massima produzione. È proprio questo uno degli aspetti più delicati dell'ortofrutta. A differenza di altri comparti, frutta e verdura fresche non possono aspettare. Se il consumatore interrompe gli acquisti anche solo per pochi giorni, il prodotto continua a maturare, perde valore e spesso diventa invendibile. Il danno economico si materializza molto prima che arrivino eventuali verifiche ufficiali. 

Naturalmente il tema della sicurezza alimentare resta centrale e non può essere minimizzato. Se esistono aziende che utilizzano in modo scorretto gli agrofarmaci, è giusto che vengano individuate e sanzionate. Ma altrettanto importante è evitare generalizzazioni che finiscono per colpire indiscriminatamente migliaia di produttori che lavorano rispettando le norme e i disciplinari di produzione. È proprio qui che emerge il limite della comunicazione sui social. Un video raramente distingue tra chi opera correttamente e chi invece commette irregolarità. Il messaggio arriva al consumatore in forma semplificata: "le angurie fanno male". E quella percezione diventa, almeno nell'immediato, più forte di qualsiasi analisi scientifica.

Sempre secondo quanto riferito da International Supermarket News, il Ministero del Commercio algerino è successivamente intervenuto precisando di non aver ricevuto segnalazioni ufficiali che collegassero il consumo di angurie a casi di intossicazione alimentare. Le analisi effettuate sui campioni prelevati in diverse aree produttive non avrebbero inoltre evidenziato rischi per la salute dei consumatori. Una precisazione importante, arrivata però quando ormai il mercato aveva già subito pesanti ripercussioni.

Il caso algerino rappresenta un monito che va ben oltre i confini del Paese nordafricano. Anche in Italia il settore ortofrutticolo vive di fiducia. Ogni giorno milioni di consumatori scelgono cosa mettere nel carrello anche sulla base delle informazioni che trovano online. E se fino a ieri era la televisione a orientare l'opinione pubblica, oggi è TikTok a dettare tempi e umori del mercato. Un contenuto virale può far esplodere le vendite di un prodotto, ma con la stessa rapidità può provocarne il crollo.
Per questo il tema non riguarda soltanto la libertà di espressione, ma anche la responsabilità nella diffusione delle informazioni. Gli influencer hanno oggi un potere comunicativo superiore a quello di molte testate giornalistiche e, quando affrontano argomenti che riguardano la salute pubblica e la sicurezza alimentare, distinguere tra fatti accertati, opinioni personali e semplici sospetti diventa fondamentale.

Il comparto ortofrutticolo ha bisogno di controlli sempre più efficaci, analisi puntuali e massima trasparenza lungo tutta la filiera. Ma ha anche bisogno di un ecosistema digitale nel quale le informazioni che possono mettere in crisi un intero settore vengano gestite con maggiore responsabilità. Perché nell'era dei social non è più soltanto la qualità del raccolto a determinare il successo di una campagna commerciale: può bastare un video di pochi secondi per compromettere il lavoro di un'intera stagione. (aa)

Foto generata con ausilio IA