Susine, doppia strategia RI.NOVA: più tenuta per Stanley, più qualità per Angeleno

Due anni di sperimentazione in Emilia-Romagna offrono indicazioni operative per migliorare conservazione, pezzatura e gradimento del prodotto

Susine, doppia strategia RI.NOVA: più tenuta per Stanley, più qualità per Angeleno

Le prove hanno riguardato due cultivar di particolare interesse commerciale, la susina europea Stanley e la cinogiapponese Angeleno, con l’obiettivo di individuare strategie efficaci per rispondere alle diverse esigenze della filiera, dai mercati locali fino all’esportazione. 
Le attività sono state realizzate in Emilia-Romagna (tra le provincie di Forlì-Cesena e Ravenna) presso aziende agricole partner del progetto e hanno coinvolto sia interventi in preraccolta sia tecniche innovative di conservazione. Presso i laboratori Astra Innovazione e Sviluppo, i frutti sono stati analizzati dal punto di vista qualitativo e sensoriale attraverso panel test dedicati.

L'obiettivo era valutare l'efficacia di specifiche tecniche agronomiche e post-raccolta nel migliorare la qualità dei frutti e prolungarne la conservabilità, in funzione delle differenti destinazioni commerciali, dalla filiera corta fino all'esportazione.
Per Stanley è stato studiato l'effetto del trattamento post-raccolta con 1-MCP (1-metilciclopropene), mentre per Angeleno è stato valutato l'impatto del diradamento dei frutti effettuato in campo. Il confronto tra le due annate consente oggi di evidenziare risultati particolarmente interessanti, soprattutto per la loro ripetibilità.

Stanley: il trattamento con 1-MCP migliora la tenuta in conservazione
Le prove su Stanley sono state realizzate presso lo stesso produttore cesenate (forma a palmetta, suolo franco) in entrambe le annate, permettendo un confronto particolarmente affidabile dei risultati ottenuti.
In entrambi gli anni il trattamento con 1-MCP ha dimostrato di rallentare il processo di maturazione durante la frigoconservazione, contribuendo a preservare le caratteristiche qualitative dei frutti nelle fasi avanzate dello stoccaggio.

Figura 1: Gradevolezze rilevate da panel addestrato delle susine Stanley dopo 35 giorni di frigoconservazione nel controllo e trattato con 1MCP presso il produttore coinvolto nel 2025.

Il beneficio è risultato particolarmente evidente oltre i 35 giorni di conservazione, quando i campioni trattati hanno mostrato una migliore qualità percepita dal panel di assaggiatori rispetto ai frutti non trattati. 
Un ulteriore elemento emerso nel 2025 riguarda la riduzione dei fenomeni di avvizzimento. Dopo 50 giorni di frigoconservazione, i frutti non trattati presentavano infatti un'incidenza di avvizzimento pari a circa il 35%, contro appena il 5% registrato nei frutti sottoposti a trattamento con 1-MCP.
Nel complesso, i risultati ottenuti nelle due annate confermano come l'impiego del prodotto rappresenti uno strumento efficace soprattutto per le strategie commerciali che richiedono periodi di conservazione medio-lunghi, consentendo di mantenere elevati standard qualitativi fino alla fase di commercializzazione.

Angeleno: il diradamento incrementa pezzatura e qualità dei frutti
Per la cultivar Angeleno le prove sono state condotte presso due aziende differenti nelle due annate considerate: nel 2024 presso un’azienda faentina (forma a palmetta, suolo a medio impasto) e nel 2025 presso un’azienda di Russi (forma a palmetta, suolo a medio impasto). Nonostante il cambio di produttore, i risultati hanno mostrato una notevole coerenza, confermando l'efficacia della pratica del diradamento.
L'effetto più evidente riguarda l'aumento della pezzatura. In entrambe le annate i frutti provenienti dalle piante diradate hanno raggiunto pesi medi significativamente superiori rispetto a quelli non diradati, con incrementi che hanno superato il 50% nel 2024 e il 30% nel 2025.

Figura 2: Esempio di susine Angeleno del produttore Donati scelto nel 2024 a confronto tra diradato sulla sinistra e non diradato a destra dopo 40 giorni di frigoconservazione presso una cella commerciale.

Accanto alla maggiore dimensione dei frutti, il diradamento ha favorito un incremento del contenuto zuccherino, con valori costantemente superiori rispetto alla tesi non diradata, sia alla raccolta sia durante tutto il periodo di conservazione. Anche la consistenza della polpa è risultata generalmente migliore nei frutti diradati, che hanno mantenuto livelli di durezza più elevati nel corso della frigoconservazione.
I vantaggi del diradamento non si sono limitati ai parametri strumentali. Le valutazioni sensoriali effettuate da assaggiatori addestrati hanno evidenziato una preferenza costante per i frutti provenienti dalle piante diradate.
In entrambe le annate il giudizio complessivo attribuito dal panel è risultato sistematicamente superiore rispetto alla tesi non diradata, con differenze particolarmente marcate dopo 70 e 100 giorni di conservazione. Nel 2025, ad esempio, la tesi diradata ha raggiunto il valore massimo di gradimento dopo 40 giorni di conservazione, mantenendo livelli soddisfacenti anche nelle successive valutazioni.
L'unico aspetto critico osservato, riguarda la comparsa di piccole spaccature in una quota limitata di frutti diradati dopo 100 giorni di conservazione nel 2025, fenomeno che merita ulteriori approfondimenti ma che non modifica il quadro complessivamente positivo emerso dalla sperimentazione.

Risultati ripetibili e indicazioni operative per la filiera
L'analisi congiunta delle prove condotte nel 2024 e nel 2025 evidenzia una notevole ripetibilità dei risultati, elemento particolarmente importante per il trasferimento delle innovazioni alle aziende agricole.
Per Stanley, il trattamento con 1-MCP si conferma una soluzione efficace per prolungare la conservabilità e preservare la qualità commerciale dei frutti nelle conservazioni più lunghe. Per Angeleno, invece, il diradamento emerge come una pratica agronomica determinante per migliorare pezzatura, dolcezza, consistenza e gradimento sensoriale.
Le evidenze raccolte nelle due annate consentono quindi di definire strategie tecniche sempre più precise e mirate, in grado di supportare la filiera del susino nel mantenimento della qualità e nella valorizzazione commerciale del prodotto lungo tutto il percorso che porta dal frutteto al consumatore.

L’attività è stata realizzata nell’ambito dei Programmi Operativi nel settore Ortofrutta - Regolamento (UE) 2021/2115 e Regolamento delegato (UE) 2022/126 e ss.mm.ii., Progetto "Sviluppo di innovazioni bio-tecnologiche nel settore postraccolta frutta" – Attività 3 “Miglioramento qualitativo in conservazione di albicocche e susine”. (gm)

Ufficio Stampa Rinova