Dal campo
«Uva, perchè è fondamentale puntare sulle seedless»
Baldini (La Vera): «Investiamo sull'innovazione e collaboriamo con la Gdo»

Investire in nuove cultivar seedless, puntare su innovazione e qualità e dialogare con la Gdo. Sono queste le sfide che vengono poste al settore dell’uva da tavola secondo Alessio Baldini, responsabile commerciale dell’azienda La Vera di Bisceglie. L’azienda è specializzata nella produzione di uva da tavola (oltre a ciliegie e fioroni, ndr) che coltiva su 200 ettari per una produzione annua di circa 130 mila quintali.

“In un contesto geopolitico ed economico pieno di incertezza e caratterizzato da un’impennata dei costi di produzione e di trasformazione – spiega a IFN - la stagione dell’uva da tavola italiana ha subito una notevole perdita della redditività e della domanda. E’ fondamentale che i produttori conoscano gli aspetti su cui fare leva per valorizzare al meglio i prodotti e il loro lavoro”. E continua: “Quest’anno l’attenzione dei buyer si è rivolta soprattutto alle uve senza semi, che riscontrano sempre più successo di vendita, e che soprattutto nel finale di stagione sono state richiestissime”.

Ma il rinnovamento varietale da solo non basta: secondo il responsabile commerciale serve un percorso di aggregazione per tutti gli operatori del settore. “Non farlo – dice – significa essere automaticamente esclusi da tutte le dinamiche. La nostra visione ci ha portato, grazie alla partnership con il gruppo Unifrutti Spa, a pianificare un pluriennale piano strategico di riposizionamento sul mercato italiano ed estero con la produzione di nuovi impianti di cultivar seedless tra cui Autumn Crisp (Sun World) bianca e croccante, Sugar Crisp (Ifg) bianca dal gusto dolce e avvolgente, Sweet Celebration (Ifg) rossa dal sapore morbido, Allison (Snfl) rossa tardiva, Scarlotta (Sun World) rossa tardiva e dal prossimo anno anche Sugra53 (Sun World) rossa precoce.
Crediamo che la strada per essere competitivi sul mercato – e questo vale sia per la produzione che per la distribuzione - debba passare per gli investimenti in qualità ed innovazione ovvero produrre nuove cultivar più performanti, sia in termini di gusto e croccantezza, oltre che di aspetto visivo”.

Le nuove uve non devono essere solo più buone e più belle, occorre ragionare anche sulle loro caratteristiche di adattamento ambientale. “Le piante devono essere in grado di adattarsi agli sbalzi climatici sempre più frequenti e dimostrare una migliore tenuta – dice Baldini – inoltre la produzione deve essere il più sostenibile possibile: l’attenzione al territorio e all’ambiente deve essere un valore imprescindibile della produzione così come la valorizzazione delle figure umane che lavorano lungo tutta la filiera”.
La fortissima attenzione sulle seedless non deve però oscurare il segmento di mercato tradizionale rappresentato dalle uve con semi. “Anche queste uve possono essere valorizzate con degli adeguati piani di produzione – conclude Baldini - La nostra attenzione deve rivolgersi anche alla capacità di investire sul riposizionamento del brand e del territorio. Vanno sviluppati con la Gdo piani che valorizzino le produzioni e che facciano percepire al consumatore la bontà dei nostri prodotti, in modo da remunerare tutta la filiera. Questa è la sfida che il mercato del futuro ci richiede”.




