Dal campo
Xylella, non solo olivo: il mandorlo è il nuovo osservato speciale
Dalla Puglia alla Spagna, i focolai europei mostrano un rischio crescente: in primis per il mandorlo, poi vite e alcune drupacee, con effetti molto diversi a seconda di ceppi e territori

L'olivo pugliese rimane ferita aperta per Xylella fastidiosa: dove la sottospecie pauca ST53 continua a produrre l'infezione più grave d'Europa. Ma se si allarga lo sguardo ai focolai che oggi toccano anche l'ortofrutta, il nome che torna con più insistenza è il mandorlo. Più lontano, nella mappa del rischio, compare la vite — con un caso che riguarda direttamente l'uva da tavola pugliese — e, con minore frequenza, altre drupacee.
Per la Commissione europea il batterio resta confinato ad aree delimitate di Italia, Spagna, Francia e Portogallo. Ma l'EFSA, che aggiorna periodicamente la banca dati delle piante ospiti, restituisce un quadro più inquieto: una gamma di specie suscettibili molto ampia, con differenze marcate a seconda di sottospecie e ceppo.
In Italia il mandorlo fa da ponte verso l'uva da tavola
In Puglia lo scenario non è più solo quello, semplice, della pauca sull'olivo. L'Osservatorio fitosanitario della Regione registra che nelle aree colpite dalle sottospecie fastidiosa e multiplex è il mandorlo la specie più infetta.
Il punto più delicato resta il focolaio di fastidiosa ST1 nell'area di Triggiano, alle porte del distretto dell'uva da tavola del Sud-Est Barese. Nel 2025 l'EFSA ha segnalato, per la prima volta in Europa, infezioni naturali del ceppo legato alla malattia di Pierce su vite e mandorlo, documentate proprio in Puglia. Uno studio pubblicato nel 2026 su Phytopathology, condotto anche in vigneti a tendone, ipotizza una possibile catena di trasmissione: dal mandorlo alla vite, e poi da vite a vite. È la stessa lettura fatta propria dall'Osservatorio pugliese, che non a caso ha esteso gli interventi anche ai mandorli abbandonati nei pressi dei vigneti.
Per ora, però, il contenimento sembra reggere. Al termine del monitoraggio 2026 la Regione Puglia parla di nessuna espansione del focolaio, dopo oltre 50 mila campioni analizzati e più di 30 ettari di viti estirpate in due anni di interventi.
Il mandorlo, del resto, non è solo un problema pugliese. Nel Lazio il Piano d'azione regionale 2026 colloca la sottospecie multiplex ST87 tra Canino e Tarquinia: delle 44 positività censite fino a novembre 2025, una quota consistente riguarda proprio il mandorlo. Lo stesso ceppo ST87 è presente al Monte Argentario, in Toscana, ma lì il fenomeno resta soprattutto legato alla vegetazione spontanea, senza le ricadute produttive viste in Puglia.

Spagna, ad Alicante il danno è reale
Se in Italia il mandorlo è soprattutto un indicatore, in Spagna, più precisamente ad Alicante, è la prova che il batterio può fare male sul serio. Il Ministero spagnolo dell'Agricoltura (MAPA) censisce lì una zona demarcata che supera i 140 mila ettari e circa 5 mila piante positive: nove su dieci sono mandorli.
A circolare è la multiplex ST6, responsabile dell'Almond Leaf Scorch Disease: disseccamento di foglie e germogli, deperimento progressivo, cali di produzione e, nei casi peggiori, morte della pianta. Il caso spagnolo smentisce quindi l'idea che la multiplex sia sempre innocua: alcuni suoi ceppi possono provocare un danno agronomico concreto, non una semplice positività da laboratorio.
Francia, positività non significa necessariamente danno
La regione francese dell’Occitania racconta una storia diversa rispetto ad Alicante. Secondo la DRAAF Occitanie, dove circola la multiplex, il mandorlo pesa circa il 12% delle rilevazioni, dietro alla ginestra. Il batterio è stato trovato anche su lavanda e altre specie ornamentali.
Le autorità francesi, però, insistono su un punto: molte infezioni sono asintomatiche o comunque non associate a danni rilevanti. È probabilmente il dato più utile per leggere correttamente il rischio complessivo: trovare Xylella multiplex su un mandorlo non significa automaticamente assistere a una moria o a perdite produttive pesanti. Aggressività del ceppo, cultivar, condizioni ambientali e pressione degli insetti vettori possono cambiare radicalmente l'esito di un'infezione.
Portogallo, il fronte più frammentato
È forse il quadro più complicato da leggere in un'unica mappa. La DGAV, l'autorità fitosanitaria portoghese, ha istituito nel tempo numerose zone demarcate e nel Manuale di buone pratiche 2026 indica il mandorlo tra gli ospiti principali sia della fastidiosa sia della multiplex; per quest'ultima compaiono anche pesco e albicocco. Nell'area metropolitana di Porto, dove multiplex e fastidiosa convivono, l'elenco ufficiale delle specie già trovate positive comprende anche pesco, olivo, lampone e Vitis, oltre a numerose piante ornamentali e spontanee. (dgav.pt) Anche qui, come in Spagna e in Portogallo, i dati non separano la vite da vino da quella da tavola.
Messo insieme, il quadro europeo disegna una gerarchia abbastanza netta. Xylella resta prima di tutto il grande dramma dell'olivo pugliese, ma per l'ortofrutta è il mandorlo la specie che oggi ricorre con più continuità nei diversi focolai — e che, come dimostra Alicante, può subire danni pesanti, anche se non tutti i ceppi di multiplex hanno la stessa aggressività, come conferma il caso, ben diverso, dell'Occitania. Per l'uva da tavola, invece, il campanello d'allarme più concreto resta quello del Barese, dove la fastidiosa ST1 ha già infettato la vite: il focolaio, almeno per ora, risulta contenuto.




