Agribologna, la cooperazione è prima di tutto una questione di persone

Oltre 400 persone alla tradizionale cena sociale al Caab di Bologna. Un appuntamento che racconta il legame tra produttori, dipendenti, clienti e il senso di appartenenza alla cooperativa

Agribologna, la cooperazione è prima di tutto una questione di persone

Il posteggio del Caab di Bologna, dove ogni mattina si discutono vendite, prezzi e programmi di raccolta, per una sera si è trasformato in una grande sala conviviale. Oltre 400 persone tra produttori, dipendenti e clienti, molti accompagnati dalle famiglie, si sono ritrovate sabato scorso per la tradizionale cena sociale del Gruppo Agribologna. Un appuntamento che si ripete ogni anno, con la sola interruzione del periodo Covid, e al quale ho avuto il piacere di partecipare. Perché per capire cosa significhi davvero cooperare, a volte una serata trascorsa a tavola racconta molto più di un bilancio o di un'assemblea dei soci.

Franco Linguerri, presidente del Consorzio Agribologna, parte proprio dal valore che la tavola conserva nelle famiglie agricole. “Sedersi insieme a pranzo o a cena è ancora un momento importante, che dà il senso dell'unità familiare. Lo stesso vale per una cooperativa: ritrovarsi in un'occasione informale aiuta a consolidare i rapporti, scambiare opinioni e rafforzare il senso di appartenenza”. E la presenza delle famiglie non è affatto secondaria. “È anche un modo per far comprendere ai propri cari cosa significhi far parte di una cooperativa insieme ad altri agricoltori, magari provenienti da territori diversi e impegnati in produzioni differenti. Ci fa particolarmente piacere che continuino a partecipare anche vecchi soci non più in attività e dipendenti ormai pensionati. È importante mantenere vivo questo legame, perché le radici contano”.

Franco Linguerri, presidente del Consorzio Agribologna

Ottantotto soci, un modello particolare di cooperazione
A raccontare come questa identità si traduca nell'organizzazione del gruppo è Lauro Guidi, tra i fondatori del Consorzio nel 1998, direttore fino al 2015, successivamente presidente e oggi consigliere delegato. “Probabilmente rappresentiamo un caso piuttosto particolare nel panorama cooperativo italiano. I nostri soci sono imprenditori agricoli a tutti gli effetti: non si limitano a coltivare, ma si occupano anche della lavorazione del prodotto e partecipano attivamente alla commercializzazione, insieme alla rete di vendita del gruppo”. Un modello che coinvolge le società commerciale Arandis e Conor, rispettivamente specializzate nella distribuzione ortofrutticola al canale Gdo e Normal Trade e al canale Horeca.

“Non tutti i produttori hanno la struttura e le capacità per lavorare in questo modo”, prosegue Guidi. “Per questo la nostra base sociale non è particolarmente numerosa: parliamo di 88 soci produttori, ma sono aziende organizzate, imprenditorialmente preparate e molto motivate”. È una particolarità che si coglie soprattutto nel rapporto quotidiano tra chi coltiva e chi vende. Il produttore non consegna semplicemente la merce alla cooperativa aspettando di conoscere, a fine campagna, il risultato commerciale. Partecipa alla vita del mercato e ne segue direttamente le dinamiche.

Da sinistra a destra: Moretti, Zavoli, Guidi e Linguerri

Lo spiega Massimiliano Moretti, direttore generale del Gruppo Agribologna: “I nostri venditori al Caab conoscono molto bene i produttori e le loro esigenze, perché hanno un filo diretto. Ogni mattina il posteggio diventa un punto d'incontro nel quale ci si confronta sull'andamento delle vendite e si programmano le raccolte dei giorni successivi”. Un'informazione commerciale che viaggia quindi in entrambe le direzioni. “Il socio Agribologna sa praticamente in tempo reale cosa sta succedendo sul mercato. Questa capacità di confronto e di adattamento è molto apprezzata, sia dai produttori sia dai clienti. Ecco perché momenti come la cena sociale vengono vissuti con grande naturalezza: sono la prosecuzione di rapporti che si coltivano tutti i giorni”.

Massimiliano Moretti, direttore generale del Gruppo Agribologna

Un legame che va oltre il lavoro
In effetti, osservando i tavoli, colpisce proprio la familiarità con cui produttori, dipendenti, dirigenti e clienti si mescolano e conversano. Non ci sono gruppi rigidamente separati per ruolo o funzione aziendale. C'è soprattutto il piacere di ritrovarsi, anche con persone che magari non si incontrano abitualmente durante l'anno. “È esattamente lo spirito che vogliamo mantenere”, conferma Stefano Zavoli, presidente di Conor, la società del gruppo specializzata nella selezione e distribuzione di ortofrutta fresca per la ristorazione. “Teniamo molto a riproporre ogni anno questo appuntamento, che per soci e collaboratori è diventato irrinunciabile. Serve a rafforzare i rapporti, a sentirsi parte della stessa squadra. Ed è una condizione importante anche per riuscire a valorizzare il prodotto coltivato dai nostri soci”.

Stefano Zavoli, presidente di Conor

A fine serata, ripensando alle conversazioni raccolte, emerge un aspetto che forse merita più attenzione quando si parla di cooperazione agricola. L'aggregazione non è soltanto una questione di dimensioni, fatturato o forza contrattuale. È anche la capacità di mantenere un rapporto diretto tra persone che condividono interessi, responsabilità e risultati. Per Agribologna questo rapporto si alimenta ogni mattina tra i banchi del Caab. Una volta all'anno, semplicemente, ci si ritrova tutti a tavola. (im)