Mercati all’ingrosso, la notte è finita? Al CAAT si vuole il diurno, ma c’è chi dice no

Vittorio Rovetta (Torino-APGO): «Siamo nell’era dell’AI ma noi fermi a 60 anni fa»

Mercati all’ingrosso, la notte è finita? Al CAAT si vuole il diurno, ma c’è chi dice no

Il cambio degli orari nei mercati all’ingrosso è da anni uno dei dilemmi insoluti della filiera ortofrutticola. Fino a poco tempo fa il tema sembrava quasi una provocazione, un esercizio teorico più che una reale prospettiva di riforma. Oggi, invece, il superamento del lavoro notturno viene sempre più indicato da una parte consistente degli operatori come passaggio obbligato per il futuro del sistema mercatale.
Siamo entrati nell’era dell’intelligenza artificiale, con la Grande distribuzione organizzata che in alcune realtà consegna la spesa a domicilio in pochi minuti e sperimenta persino sistemi con droni. In questo scenario, la domanda diventa inevitabile: ha ancora senso per i mercati all’ingrosso rimanere ancorati a modelli operativi nati oltre mezzo secolo fa? Il dibattito si è acceso in modo particolare al Centro Agro Alimentare di Torino (CAAT), dove il cambio di orario è diventato terreno di confronto serrato tra grossisti e mondo agricolo.

Rovetta: “Il mercato non può restare fermo a 60 anni fa”
Tra i principali promotori della revisione degli orari c’è Fedagro Torino-APGO. Il presidente Vittorio Rovetta sottolinea come il tema venga affrontato da tempo con un approccio condiviso.
«Da alcuni anni stiamo lavorando sul tema in modo trasversale coinvolgendo tutti gli attori che operano dentro e attorno al CAAT – spiega Rovetta –. Tre anni e mezzo fa circa cinquanta aziende grossiste hanno firmato un documento per chiedere il passaggio a un orario diurno, con l’obiettivo di dare un nuovo volto al mercato e sviluppare una strategia più moderna. La stragrande maggioranza degli operatori è favorevole».
Il confronto è diventato istituzionale nel 2023, coinvolgendo anche il Comune di Torino, socio di maggioranza del CAAT. «Abbiamo avviato un’interlocuzione con tutti i soggetti della filiera, compreso chi è contrario al cambio di orario, proprio per capire criticità e timori».
Secondo Rovetta, la questione non riguarda solo l’organizzazione del lavoro ma la capacità stessa dei mercati di restare competitivi. «Il mercato è ancora ancorato a uno stile di vita di sessant’anni fa. Il mondo però è cambiato e non possiamo pensare di essere competitivi lavorando nel cuore della notte».
Il presidente di Fedagro Torino sottolinea anche il valore economico e relazionale del mercato all’ingrosso. «Le nostre aziende non sono solo luoghi di scambio commerciale. Esiste un rapporto tra cliente e grossista che permette una contrattazione capace di garantire prezzi equilibrati per tutta la filiera. Per continuare a svolgere questo ruolo dobbiamo costruire un’offerta moderna».
Uno dei principali ostacoli al mantenimento dell’attuale modello riguarda il lavoro. «Oggi fatichiamo a trovare personale qualificato – evidenzia Rovetta –. Siamo entrati nell’era dell’intelligenza artificiale e appare paradossale proporre un lavoro notturno fisso, non organizzato su turni. È un sistema sempre meno attrattivo».
Accanto alla questione occupazionale emergono i costi. «Il lavoro notturno comporta spese elevate, dall’illuminazione alle maggiorazioni contrattuali necessarie per rendere sostenibile l’occupazione. I grossisti sono imprenditori e devono far quadrare i conti».
Secondo Fedagro, inoltre, l’attuale organizzazione rischia di frenare anche l’evoluzione dei rapporti con la produzione. «Molti agricoltori devono scaricare la merce di notte e poi tornare in azienda agricola. È un sistema che si autoalimenta ma che non favorisce il progresso del settore», conclude Rovetta.

Coldiretti frena: “A rischio freschezza e organizzazione della filiera”
Sul fronte opposto, Coldiretti Torino mantiene una posizione di forte contrarietà, difendendo l’impianto organizzativo attuale e mettendo al centro la tutela della qualità del prodotto.
«Siamo nettamente contrari al cambio di orario di vendita al CAAT – afferma il presidente Bruno Mecca Cici –. I consumatori hanno diritto a un cibo di qualità e la prima componente della qualità è la freschezza».
L’apertura alle vendite alle 3.30 del mattino viene considerata un elemento chiave per garantire l’arrivo rapido della merce nei mercati cittadini e nel dettaglio tradizionale nelle prime ore della giornata.
Simone Gili, rappresentante Coldiretti nel mercato, sottolinea come un’apertura diurna rischierebbe di interferire con i tempi produttivi delle aziende agricole, spesso a conduzione familiare, aumentando i costi e complicando la gestione del lavoro.
L’organizzazione agricola evidenzia anche possibili criticità legate alla conservazione dei prodotti più delicati e all’organizzazione dei commercianti dei mercati rionali, che attualmente acquistano prima dell’alba per garantire la freschezza sui banchi.

Un passaggio inevitabile?
Il confronto torinese fotografa una tensione destinata a emergere in molti mercati italiani. Da una parte, la necessità di adeguarsi a un sistema distributivo che corre verso digitalizzazione, logistica avanzata e nuovi modelli occupazionali; dall’altra, la difesa di un equilibrio costruito attorno alla rapidità di distribuzione e alla freschezza del prodotto.
La sensazione, però, è che il tema non possa più essere rimandato. Il lavoro notturno, oltre a pesare sui costi e sull’attrattività del settore, rischia di isolare progressivamente i mercati all’ingrosso rispetto alle evoluzioni della filiera agroalimentare.