Dal campo
Neve in Romagna, gelo tra Piemonte e Toscana: nei frutteti, si apre la conta dei danni
Serviranno ancora diverse ore per quantificare i danni, ma alla luce dello scenario iniziale il bilancio appare meno grave del temuto

L’inverno ha assestato un ultimo colpo di coda proprio nel momento più delicato per la frutticoltura italiana. L’irruzione artica proveniente dalla Scandinavia, attesa nei giorni scorsi, ha portato nella seconda parte della settimana freddo intenso, maltempo diffuso e, in alcune aree del Nord, persino neve in pianura. In Romagna, giovedì, il peso della neve accumulata sulle reti antigrandine lasciate aperte ha causato danni anche pesanti, con diversi impianti letteralmente collassati sotto il carico.
Archiviato il timore per la neve, da venerdì a domenica l’attenzione dei frutticoltori si è concentrata sul rischio di gelate tardive. In gran parte del Nord Italia sono entrati in funzione tutti i principali sistemi di difesa attiva oggi disponibili: ventoloni, irrigazione antibrina e candele riscaldanti, a conferma di una situazione seguita con forte apprensione dalle aziende.

L’area più fredda è stata senza dubbio il Piemonte, dove nella pianura astigiana le temperature sono scese fino a -5/-6 °C, mentre tra Cuneese e Torinese si sono registrati valori di poco inferiori allo zero. Un quadro che potrebbe aver provocato danni soprattutto alle specie più sensibili, come le drupacee e il kiwi, proprio nella fase iniziale del germogliamento. Più contenuta, invece, la situazione in Trentino-Alto Adige: nei fondovalle non si sono verificati abbassamenti termici particolarmente marcati e i meleti si trovano ancora in prefioritura, stadio fenologico meno esposto.
Tra Veneto e Romagna le temperature in pianura hanno sfiorato lo zero, ma senza scendere in modo significativo al di sotto di questa soglia, grazie anche alla copertura nuvolosa notturna che ha limitato il raffreddamento. In Emilia, tra Modena e Bologna, la colonnina di mercurio è andata solo leggermente sotto lo zero, senza far emergere per ora criticità particolarmente allarmanti. Più delicata la situazione in Toscana, nell’areale frutticolo della Valdichiana, dove si sono toccati anche i -2 °C.

Sul quadro pesa ora la necessità di verificare l’effettiva entità dei danni, soprattutto nelle aree e sulle colture che si trovano nelle fasi fenologiche più avanzate. Le prossime ore saranno decisive per capire se il ritorno del freddo avrà lasciato conseguenze produttive significative o se le difese attivate dalle aziende saranno riuscite a contenere l’impatto.
Anche Coldiretti ha evidenziato l’intensa mobilitazione nelle campagne, dal Trentino al Piemonte fino alla Toscana, con ventole, impianti antibrina e fuochi accesi per proteggere frutteti e raccolti. L’organizzazione richiama però anche l’attenzione sul costo crescente di questi strumenti di difesa, in particolare di quelli alimentati a gasolio, appesantiti dai rincari energetici legati alla crisi in Medio Oriente. Un ulteriore elemento di pressione per aziende che devono già fare i conti con un’instabilità climatica sempre più difficile da gestire e con calendari produttivi sempre meno prevedibili.




















