Monitor
Pesche e nettarine: una categoria guidata dalla MDD
Il prodotto unbranded scende dal 68% al 44% in tre anni, mentre la marca privata raddoppia il peso e arriva al 33%. Così la scala prezzi si riposiziona: media fra 3 e 4 euro/kg, con punte fino a 6-8 euro/kg

Chiudiamo l’analisi delle consuete rilevazioni di Italiafruit News sulla categoria pesche e nettarine affrontando il tema di confezioni e marche, dopo che nella prima uscita avevamo evidenziato la volontà della maggior parte delle insegne di investire sulla categoria (clicca qui per approfondire).
Negli ultimi tre anni emergono strategie sempre più differenziate per ampiezza dell’offerta, spazio dedicato e modalità di vendita, con lo sfuso che continua a convivere con un confezionato ormai strutturale. Parallelamente cresce il peso della marca, soprattutto della MDD, che guadagna quota in modo evidente e segmenta la proposta per renderla più riconoscibile al consumatore, facendo leva anche sul prezzo. Livelli generalmente sostenuti, e più elevati nelle fasce a maggiore valore dichiarato, confermano infatti il tentativo della Gdo di sottrarre pesche e nettarine a una logica puramente commodity, costruendo maggiore differenziazione e valore percepito.

Clicca qui per ingrandire
Sfuso ancora su metà dell’assortimento, vassoio in cartone come scelta
L’analisi delle modalità di vendita evidenzia una categoria ancora sostanzialmente divisa a metà tra sfuso e confezionato: considerando la media delle tre annate, si contano circa sei referenze per ciascuna tipologia. Le strategie delle singole insegne risultano però piuttosto differenziate.
Coop ed Esselunga hanno progressivamente ampliato l’offerta di pesche e nettarine sfuse, mantenendo al tempo stesso una presenza significativa del confezionato in vassoio di cartone, con 8-9 referenze. Coop si distingue inoltre per una buona presenza di vaschette in plastica, che le consente di raggiungere la maggiore profondità di gamma tra le insegne analizzate. Esselunga, invece, è l’unica a proporre in modo strutturato e continuativo negli anni anche la vendita in collo di cartone.
Conad ed Eurospar adottano invece un approccio più essenziale e stabile nel tempo: lo sfuso resta prevalente, mentre il confezionato si distribuisce in maniera abbastanza equilibrata tra cartone e plastica. I due discount, infine, riducono maggiormente il peso dello sfuso a favore delle soluzioni confezionate, una scelta particolarmente evidente nel caso di Lidl.

MDD in crescita, stabile il marchio del fornitore
Una quota di confezionato vicina al 50% offre buone opportunità di valorizzazione dei brand, sia dell’insegna sia dei fornitori. Non a caso, nel corso delle tre rilevazioni la presenza delle marche mostra una tendenza alla crescita, seppur con dinamiche differenti.
Nel 2026 le referenze a MDD salgono in media a 4, contro le 2 rilevate sia nel 2024 sia nel 2025. A trainare l’aumento sono soprattutto Coop, Conad ed Eurospar, che nell’ultima rilevazione rafforzano sensibilmente la presenza della marca del distributore.
Più stabile il quadro per i brand dei fornitori, che nel 2026 confermano una media di 3 referenze, la stessa del 2025 (in crescita dal 2024), pur con andamenti differenti tra le insegne. Coop emerge nettamente con 11 proposte a marchio del produttore, mentre negli altri punti vendita si arriva al massimo a 3, con alcune insegne ferme a una sola referenza e MD che non ne presenta alcuna.

Nella categoria il ruolo della marca è una chiave e la MDD segmenta
Approfondendo l’analisi dei marchi, emerge innanzitutto il progressivo ridimensionamento del prodotto unbranded (ND), sfuso o comunque privo di un marchio evidente. La sua quota sul campione passa dal 68% del 2024 al 57% del 2025, per scendere ulteriormente al 44% nel 2026. A guidare questa trasformazione è soprattutto la MDD, che nello stesso periodo raddoppia sostanzialmente il proprio peso, passando dal 15% al 33%. Una crescita che non riguarda solo la presenza complessiva, ma anche la capacità di segmentare l’offerta e renderla più riconoscibile al consumatore. Nel 2026, accanto al mainstream, che raggiunge il 15% ed è in netta crescita rispetto agli anni precedenti, trovano spazio anche proposte IGP al 4%, linee premium al 7% e referenze biologiche all’8%.

Clicca qui per ingrandire
Prezzi sostenuti per una categoria che prova a fare marca
Anche sul fronte dei prezzi emerge un posizionamento piuttosto sostenuto rispetto a quanto abitualmente osservato nella frutta. Pesche, nettarine e platicarpe si collocano prevalentemente tra 3 e 4 euro/kg, con punte di 6-8 euro/kg, soprattutto per le referenze MDD premium e biologiche.
Il quadro conferma come la Gdo stia cercando di spostare pesche e nettarine oltre una logica puramente commodity, costruendo una segmentazione più leggibile anche attraverso il prezzo. Alle proposte con maggiore qualità dichiarata, contenuti distintivi o specifici posizionamenti di marca corrispondono infatti livelli di prezzo più elevati, utilizzati anche per rendere percepibili al consumatore le differenze all’interno della categoria.





