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giovedì 29 ottobre 2020


«Ai grossisti va data la possibilità di fare le promozioni»

I grossisti dei Mercati ortofrutticoli stanno passando settimane infelici. La stragrande maggioranza delle referenze frutticole registra infatti trend di vendita all’ingrosso in deciso rallentamento a partire dalla data del 13 ottobre, ovvero da quando Governo Conte ha cominciato a varare nuove misure restrittive per fronteggiare la seconda ondata della pandemia. Nelle ultime settimane è tornato così alla ribalta il tema della grande incertezza verso il futuro che, inevitabilmente, porta i consumatori ad avere paura di spendere. 

“Per certi articoli, come ad esempio le mele, i prezzi di acquisto che ci richiedono i produttori italiani sono purtroppo troppi alti rispetto alle attuali esigenze della popolazione”, spiega a Italiafruit News Sandro Chiarlone, venditore della ditta Il Trifoglio che opera presso il Centro agroalimentare di Torino.


Mela Renetta

“I volumi di mele raccolte in Piemonte, Valtellina e Trentino-Alto Adige sono inferiori rispetto a quelli della stagione 2019/20 e, di conseguenza, i prezzi di partenza della nuova campagna sono stati generalmente più elevati. Tuttavia, in queste ultime settimane di emergenza sanitaria, le vendite all'ingrosso si sono fermate proprio perché la società è ripiombata nell’incertezza. I clienti acquistano poco e vogliono spendere poco. Se da una parte noi grossisti abbiamo i posteggi pieni di mele, dall’altra la Gdo con le promozioni attira nuovi clienti. Ritengo quindi che sia opportuno dare la possibilità di realizzare promozioni programmate anche alla nostra categoria, in considerazione del momento di difficoltà attuale, al fine di sostenere il lavoro dei piccoli negozianti e dei fruttivendoli italiani”. 

I tre Dpcm del 13, 18 e 24 ottobre hanno avuto l’effetto di bloccare non solo il mercato delle mele, ma anche quello di tutti gli altri principali frutti autunnali: pere, uva da tavola e kaki. “Per lavorare abbiamo dovuto abbassare i prezzi di vendita. Le mele della Valtellina, ad esempio sono scese di 10 centesimi di euro il chilo. Le quotazioni giuste non si prendono neppure per i kaki tradizionali, con i calibri più piccoli che sono calati di 20-40 centesimi di euro il chilo rispetto a tre settimane fa. Di pere Abate Fetel, poi, se ne stanno vendendo pochissime rispetto ai trend storici del periodo: non sono esperto nel fare previsioni, ma temo problemi seri per questo prodotto”. 

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