Attualità
Addio a Sergio Tozzi, protagonista della frutticoltura romagnola
Figura stimata del territorio, ha trasformato l’azienda di famiglia in una realtà di riferimento

Si è spento il 15 aprile, all’ospedale di Forlì, all’età di 78 anni, Sergio Tozzi, dopo l’aggravarsi delle condizioni in seguito a un ictus che lo aveva colpito il giorno di Pasquetta. I funerali si sono svolti il 18 aprile a Barisano, nel Forlivese, in una chiesa gremita di persone. Scompare un imprenditore agricolo dotato di visione e capacità di innovazione. Sergio Tozzi, nato il 20 febbraio 1948 a Faenza, figlio di mezzadri, aveva iniziato a lavorare la terra fin da giovanissimo. Frequentò l’istituto agrario di Villafranca fino ai 15 anni, poi lasciò gli studi perché in famiglia servivano braccia nei campi. A 17 anni, per scelta del padre, la famiglia smise di fare i mezzadri e si indebitò per acquistare un piccolo podere di 10 ettari a Barisano, nel Forlivese.
Fu così che Sergio, appena rientrato dal servizio militare, a 21 anni si ritrovò padre di famiglia e figura trainante dell’azienda agricola familiare. Prima come socio conferitore della storica cooperativa romagnola Cofra, poi, dal 1992, come produttore privato.
Grazie alla sua visione e alla capacità di adattarsi ai cambiamenti, è diventato un imprenditore molto stimato e un punto di riferimento del panorama frutticolo romagnolo degli ultimi 40 anni. Ha guidato l’azienda di famiglia in una crescita esponenziale, arrivando a coltivare albicocche, pesche, susine, pere, kiwi e vigneti su una superficie di circa 150 ettari, oltre a realizzare strutture per oltre 5.000 metri quadrati dedicate alla refrigerazione, alla lavorazione e alla commercializzazione della frutta.
Oltre ad aver dato lavoro a tante persone, nella sua vita è stato impegnato anche nel Cda della Cassa Rurale di Forlì, prima come consigliere e poi come vicepresidente, istituto poi divenuto Banca di Credito Cooperativo di Forlì-Cesena, realtà molto nota sul territorio per il forte impegno nel sociale tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila.Il suo spirito imprenditoriale e la sua instancabile operosità furono riconosciuti nel 2004 con la nomina a Cavaliere del lavoro.
Gli succedono i figli Cristian, Laura e Stefano, che già da tempo guidano con professionalità e impegno le società fondate dal padre nel settore della coltivazione e commercializzazione della frutta. Ma soprattutto lascia in eredità uno straordinario esempio di integrità, valori solidi e passione per la terra. (fp)



















