ANCHE QUEST'ANNO SI E' TENUTO "PORTE APERTE", L'INIZIATIVA ORGANIZZATA DALLA FONDAZIONE MACH DI SAN MICHELE ALL'ADIGE. E DOMANI SI REPLICA

ANCHE QUEST'ANNO SI E' TENUTO "PORTE APERTE", L'INIZIATIVA ORGANIZZATA DALLA FONDAZIONE MACH DI SAN MICHELE ALL'ADIGE. E DOMANI SI REPLICA
Oltre 200 agricoltori hanno partecipato nei giorni scorsi all'iniziativa "Porte Aperte" organizzata dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele a Maso delle Part di Mezzolombardo. Diversi i temi affrontati, dalla difesa del melo (con riferimento anche a quella biologica) alle nuove varietà in "osservazione", passando per i metodi di meccanizzazione che possono favorire la coltivazione.
La giornata di "Porte Aperte" è un appuntamento che si è consolidato negli anni ed è diventato un punto di riferimento importante per molti frutticoltori trentini, che possono confrontarsi con i tecnici della Fondazione Mach rispetto a diverse tematiche. Una giornata di informazione e formazione che sarà ripetuta domani mercoledì 22 Agosto a Maso Maiano, in Val di Non.
Un aspetto interessate che è stato affrontato è quello delle nuove varietà. "Al momento – ha spiegato Livio Fadanelli, del Centro Trasferimento Tecnologico – sono allo studio 16 varietà "sperimentali" e tra qualche anno potrebbe essere immessa sul mercato una varietà nata qui a San Michele". Ma come potranno essere queste nuove mele? "Sicuramente dovranno soddisfare quattro canoni fondamentali: qualità, resistenza, aspetto estetico e conservabilità. Una caratteristica importante, al giorno d'oggi, è certamente la croccantezza. Stiamo lavorando su questi aspetti, sfruttando le nuove tecnologie ma con metodi tradizionali, per dar vita ad un prodotto di qualità, che possa andare incontro alle esigenze del mercato e possa essere coltivato in modo sostenibile, col minor impatto chimico possibile", ha detto Fadanelli.


Nella foto: Livio Fadanelli, Centro Trasferimento Tecnologico

Un altro tema "caldo" è quello del biologico. Luisa Mattedi ha presentato i dati della difesa biologica del melo: per il secondo anno consecutivo, infatti, una parte dei 10 ettari di Maso Part è stata condotta secondo i principi della frutticoltura biologica. "Le problematiche – ha sottolineato Fadanelli – sono rappresentate soprattutto dal fronteggiare le 'bizze' del clima, in modo particolare le piogge primaverili, ma sul mercato c'è spazio sia per i prodotti bio che per quelli convenzionali". Sempre per quanto riguarda la difesa dalle malattie, risultati confortanti arrivano dal fronte degli scopazzi (quasi completamente scomparsi) ed anche per quanto riguarda la ticchiolatura.
Nell'arco della mattinata, Alberto Dorigoni ha presentato un macchinario (già brevettato dalla Fondazione) per la potatura invernale integralmente meccanizzata, che può ridurre l'impiego di manodopera. Nicola Dallabetta si è occupato invece del gruppo interessato all'architettura degli impianti e nuovi portainnesti in fase di studio, mentre Pierluigi Magnago ha presentato i migliori cloni delle varietà più diffuse e di nuove "cultivar" ottenute nell'ambito del progetto di miglioramento genetico della Fondazione Edmund Mach, che ha subito un'accelerazione in seguito al sequenziamento del genoma del melo avvenuto nel 2010.
A Maso Part, tra il resto, nel 2013 inizieranno i lavori per la realizzazione di un Polo sperimentale per la frutticoltura, dove sorgeranno laboratori, strutture per la conservazione dei prodotti ed uffici per il personale che si occupa di questa importante attività.

Fonte: Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach