Autotrasporto in crisi: Sicilia pronta allo sciopero, filiera ortofrutticola in ansia

Dal 14 al 18 aprile fermo degli autotrasportatori: pesano Ets e caro carburanti

Autotrasporto in crisi: Sicilia pronta allo sciopero, filiera ortofrutticola in ansia

Il sistema logistico nazionale torna sotto pressione e, ancora una volta, a farne le spese rischia di essere anche la filiera ortofrutticola, fortemente dipendente dall’efficienza dei trasporti. Secondo quanto riportato da SupplychainItaly.it, il Comitato Trasportatori Siciliani (Cts) ha annunciato un fermo dei servizi di autotrasporto nei principali porti dell’isola, in programma dalle 00:01 del 14 aprile fino alle 24:00 del 18 aprile 2026. Una mobilitazione che nasce da criticità ormai strutturali, ma che oggi si intreccia con le incertezze legate al funzionamento del Sea Modal Shift.

Al centro della protesta c’è infatti la sostenibilità economica del sistema: le imprese chiedono maggiore chiarezza sui tempi di erogazione degli incentivi e sui criteri utilizzati per il calcolo dei contributi destinati a favorire il trasporto intermodale. Un tema particolarmente rilevante anche per il comparto ortofrutticolo, che utilizza in modo significativo le tratte marittime per collegare la Sicilia al resto del Paese e ai mercati esteri.
Tra le principali preoccupazioni sollevate dalla categoria figura inoltre la gestione delle risorse derivanti dal sistema Ets (Emission Trading System). Attualmente, tali proventi vengono incanalati verso il Ministero dell’Ambiente tramite gli armatori, ma – secondo il Cts – senza una destinazione chiara e senza ricadute dirette sul settore. Da qui la richiesta di riallocare questi fondi al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, così da rafforzare le misure di sostegno allo shift modale.

Il nodo, evidenzia la categoria, è il disallineamento tra l’introduzione dei costi ambientali e l’effettiva disponibilità degli incentivi: una dinamica che rischia di penalizzare le imprese proprio mentre sono chiamate a sostenere la transizione ecologica. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge la prospettiva dell’Ets2, prevista dal 2028, che – in assenza di indicazioni operative – genera ulteriori timori sui futuri impatti economici. Non meno rilevante è il contesto internazionale, con tensioni geopolitiche che hanno spinto verso l’alto il costo del carburante e, di riflesso, anche le tariffe dei collegamenti marittimi con le isole. Per territori come la Sicilia, dove l’insularità incide già in modo significativo sulla competitività, questi rincari rappresentano un ulteriore fattore critico per tutta la catena di approvvigionamento, ortofrutta inclusa.
Nonostante recenti interventi governativi sul fronte del caro-gasolio, secondo gli autotrasportatori resta scoperto il tema dei costi di imbarco, oggi sempre più onerosi. In attesa di un confronto con l’esecutivo, formalmente richiesto dal Comitato, la categoria conferma quindi la linea della mobilitazione, con presidi previsti nei principali scali portuali siciliani. (aa)