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Guerra in Iran, Vernocchi scuote il settore: “Quadro esplosivo per l’agricoltura”
Per il Presidente di Apo Conerpo la crisi mediorientale minaccia sia la tenuta commerciale sia l’equilibrio economico della filiera agricola

Nel dibattito sugli effetti della guerra in Iran sull’agricoltura, l’attenzione si sta concentrando quasi esclusivamente sull’aumento del petrolio e, di conseguenza, sui rincari di carburanti, plastiche e concimi. Ma il vero impatto, per chi opera ogni giorno sui mercati internazionali, rischia di essere ancora più pesante. A lanciare l’allarme è Davide Vernocchi, presidente di Apo Conerpo, che invita a non fermarsi a una lettura superficiale della crisi: il nodo non è soltanto energetico, ma commerciale, logistico e strategico.
“Si parla molto del petrolio e dei rincari che questo inevitabilmente trascina con sé, ma ci si dimentica che quell’area rappresenta anche un mercato di grandi importazioni, composto da Paesi molto ricchi, capaci di assorbire grandi quantità di merce. E oggi quel mercato si sta di fatto bloccando”, è il ragionamento di Vernocchi.

Il presidente di Apo Conerpo punta l’attenzione soprattutto sul fronte export. “In questo momento esportare è diventato estremamente complicato, in alcuni casi impossibile. La chiusura delle rotte e l’instabilità dell’area hanno annullato gli ordini, non solo per le merci che transitano direttamente in quelle zone, ma più in generale per un intero bacino commerciale che rischia di fermarsi. Fortunatamente alcune campagne di nostro interesse come il kiwi sono prossime alla fine e, quindi, i danni sono contenuti, ma se questa situazione dovesse protrarsi, si chiuderebbe una fetta di mercato che vale moltissimo, su un’area con milioni di consumatori e una forte capacità di spesa. Non è un rischio banale e non va in alcun modo sottovalutato”.
Secondo Vernocchi, l’errore più grave sarebbe considerare questa emergenza come circoscritta. “Parliamo di Paesi che importano praticamente tutto. Se salta quell’equilibrio, la merce dovrà inevitabilmente trovare altri sbocchi. E qui entra in gioco il tema dei vasi, o meglio, mercati comunicanti: se quei prodotti non vanno più in certe destinazioni, finiranno per riversarsi su altri mercati, compreso quello europeo, con effetti a catena su prezzi, concorrenza e tenuta complessiva del sistema. È per questo che la preoccupazione è altissima non solo in Italia, ma in tutta Europa”.
A questo scenario già pesantissimo si somma poi la nuova fiammata dei costi di produzione. “Il costo del gasolio agricolo è esploso, complica una speculazione vergognosa. E questo è solo un tassello. Se facciamo un ragionamento complessivo, il problema è ben più grave: i contraccolpi stanno investendo contemporaneamente più voci di costo e in agricoltura un’onda d’urto del genere rischia di diventare insostenibile”.

Il riferimento è a un incremento che non riguarda soltanto il carburante. “Anche sui mezzi tecnici bisogna accendere i riflettori perché anche la chimica subirà rincari importanti, non solo dell’urea, che è il caso più emblematico, ma di tutto il comparto. Infatti, a differenza delle scorse crisi energetiche, dove il problema era più contenuto, qui ci si aspetta una portata più ampia. Ma non finisce qui: stiamo ricevendo richieste di aumento significative anche dai fornitori di scatole, imballaggi, vetro e da tutta una serie di materiali indispensabili per mandare avanti la filiera fresca e trasformata. È un rincaro diffuso, che colpisce più voci contemporaneamente e che inevitabilmente avrà conseguenze”.
Per Vernocchi, il punto è che il settore agricolo si trova ancora una volta schiacciato fra shock esterni e margini sempre più sottili. “Bisogna porre il problema all’attenzione generale per quello che è davvero. Qui non stiamo parlando soltanto di una nuova oscillazione del prezzo del petrolio, ma di una crisi che mette insieme blocco dei mercati, rialzo dei costi, incertezza logistica e pressioni finanziarie. E se a tutto questo si aggiunge anche il rischio di un aumento del costo del denaro, come ha paventato la Banca Centrale Europea, allora il quadro diventa esplosivo”.
“Ignorare la portata del problema - conclude Vernocchi – sarebbe un errore gravissimo”.


















