Attualità
Free Trade Agreement: l’UE firma con l’Australia ma l’agricoltura europea è sul piede di guerra
Addio dazi dopo 10 anni di trattative

Dopo un decennio di complessi negoziati, l'Unione Europea e l'Australia hanno finalmente raggiunto l'intesa sul Free Trade Agreement (FTA). Come riportato dalla testata Valencia Fruits, il patto siglato martedì 24 marzo rappresenta per Bruxelles un tassello strategico in un quadro geopolitico precario, ma per il comparto primario del Vecchio Continente il rischio è quello di un impatto devastante sul tessuto produttivo.
Export e dazi: i dettagli dell'intesa
L’annuncio ufficiale è arrivato da Canberra per voce del Premier Anthony Albanese, che ha celebrato l'accordo definendolo un momento significativo per l'economia australiana. Valencia Fruits precisa che la rimozione delle barriere doganali e degli ostacoli agli investimenti genererà un introito stimato in circa 6 miliardi di euro l'anno per il Paese oceanico.
Sebbene la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, abbia difeso il valore bilaterale del patto stimando una crescita del PIL comunitario di 8 miliardi di dollari, il settore agricolo resta sul piede di guerra. Secondo i dettagli diffusi da Valencia Fruits, l’accordo spalanca le porte del mercato UE a prodotti chiave come l'ortofrutta fresca e trasformata, il vino e i prodotti ittici, oltre ad ampliare le quote d'accesso per carne bovina e ovina, riso, zucchero e latticini.
Agricoltura "sacrificata" per la sicurezza globale
Uno dei nodi più critici, che ha frenato il dossier per anni, è stato il riconoscimento delle denominazioni di origine. Come evidenziato da Valencia Fruits, la tutela di nomi iconici come “feta” e “prosecco” è stata oggetto di uno scontro durissimo tra le diplomazie. Tuttavia, la sensazione diffusa tra le organizzazioni agricole è che l’agricoltura sia stata utilizzata come pedina per ottenere concessioni in ambiti extra-commerciali, come la difesa militare, la sicurezza informatica e l'accesso alle materie prime strategiche legate alla transizione energetica.
L'approfondimento di Valencia Fruits mette in luce il grido d'allarme di associazioni come Cooperativas Agro-alimentarias e AVA-Asaja. I produttori europei, costretti a rispettare standard di sostenibilità tra i più rigorosi al mondo, si troveranno a competere con merci australiane prodotte con normative decisamente più elastiche e costi operativi inferiori, creando una pericolosa asimmetria competitiva sul mercato interno.
Reazioni: il settore invoca clausole di salvaguardia
Le critiche più feroci, arrivano dalla Spagna e in particolare dall'Andalusia, dove la COAG denuncia l'assurdità ambientale di importare carni che percorrono 17.000 chilometri prima di arrivare al consumatore.
Sul fronte della tutela, l’Unione dei Piccoli Agricoltori (UPA) ha chiesto che il Parlamento Europeo introduca nella ratifica finale delle clausole di salvaguardia automatiche. L’obiettivo è garantire interventi tempestivi per bloccare l’import in caso di turbolenze di mercato, evitando che i meccanismi di protezione scattino quando il danno economico è ormai irreversibile per le aziende agricole familiari.
Strategia contro Sostenibilità rurale
Nonostante le proteste dei campi, Bruxelles sembra intenzionata a tirare dritto. Il rafforzamento dell’asse con l'Australia, che include anche l’ingresso di Canberra nel programma di ricerca Horizon Europe dal 2027, è considerato vitale per la sicurezza energetica e la stabilità marittima globale. Resta però aperta, come conclude Valencia Fruits, la questione della sostenibilità economica delle zone rurali europee, che vedono nell'accordo un nuovo, pesante attacco al proprio modello produttivo tradizionale. (lg)




















