Avocado e frutta tropicale: la Turchia prepara l’assalto al mercato europeo

A livello nazionale l’oro verde ha raggiunto 6mila ettari e 65mila tonnellate. Banane oltre i 1200 ettari

Avocado e frutta tropicale: la Turchia prepara l’assalto al mercato europeo

La Turchia comincia a fare sul serio anche sui frutti tropicali. Il caso più evidente è l’avocado: secondo i dati diffusi dal BATEM, l’istituto pubblico turco di ricerca agricola, il Paese è arrivato a circa 6 mila ettari coltivati e 65 mila tonnellate prodotte, contro appena 400 tonnellate nel 2004. Oltre 35 mila tonnellate arrivano dalla sola provincia di Adalia, sulla costa mediterranea.
Numeri ancora lontani dai grandi player mondiali, ma sufficienti per accendere l’interesse degli operatori europei. Anche perché molti impianti realizzati negli ultimi due anni non sono ancora entrati in piena produzione e, secondo i tecnici del BATEM, nel giro di due-tre anni l’avocado potrebbe diventare una voce significativa dell’export turco. Il Paese importa ancora circa 10 mila tonnellate di prodotto, ma l’aumento dell’offerta interna potrebbe ridurre questa dipendenza e liberare maggiori volumi per l’estero.

È dentro questa traiettoria che si inserisce il caso di Alanya, località balneare della provincia di Adalia, praticamente di fronte a Cipro, dove l’agricoltura tropicale sta assumendo dimensioni sempre meno marginali. A fotografare il fenomeno è un approfondimento pubblicato dall’agenzia turca Anadolu, sulla base dei dati del Çiftçi Kayıt Sistemi, il registro nazionale degli agricoltori, e delle rilevazioni sul territorio. In dieci anni, ad Alanya, le superfici destinate ai tropicali sono passate da 1.928 a 3.761 ettari, con una crescita del 95%, mentre i produttori registrati sono aumentati da 859 a 2.227, pari a un +159%.

Alanya accelera sui tropicali

Una crescita che ha trasformato quella che una trentina d’anni fa era poco più di una produzione sperimentale in un vero settore commerciale. 
Il prodotto guida resta l’avocado, che nella sola Alanya occupa ormai 2.400 ettari e coinvolge 1.776 produttori. Seguono le banane con 1.200 ettari, mentre sono ancora decisamente più contenute, ma in espansione, le superfici dedicate a mango con 40 ettari, passiflora con 20 ettari e dragon fruit con 7,5 ettari.

La fascia mediterranea della provincia di Adalia sta quindi diventando il laboratorio tropicale della Turchia. A giugno, lo stesso Ministero turco dell’Agricoltura segnalava ormai 40 differenti specie tropicali coltivate nella provincia, soprattutto lungo la costa di Alanya, Gazipaşa, Manavgat e Serik.

Logistica e costi, le carte turche

È però sul mercato estero che le ambizioni turche diventano interessanti anche per gli operatori europei. Secondo Ali Hüddoğlu, presidente dell’associazione dei produttori di frutta tropicale di Alanya, buyer provenienti dall’Europa, dalla Russia e dall’Asia centrale stanno già visitando il distretto. Alcuni avrebbero proposto direttamente agli agricoltori accordi di produzione contrattualizzata.

Il vantaggio principale è geografico. Dal momento della raccolta, sostiene Hüddoğlu, il prodotto può raggiungere i mercati europei in 48-56 ore, con costi logistici inferiori rispetto alle forniture provenienti dal Sud America e, forse più importante, i costi di produzione sono più bassi rispetto ad altri competitor, come gli spagnoli. Quindi è comprensibile l’interesse delle catene del vecchio Continente. L’obiettivo dichiarato dai produttori turchi non lascia molto spazio alle interpretazioni: diventare entro dieci anni il principale fornitore di frutti tropicali per Europa, Russia e Asia centrale.


Immagine d'apertura creata con l'ausilio del'IA