Macfrut, per diventare più grandi serve anche la Spagna

La competizione a livello produttivo non esclude una collaborazione fieristica: Rimini può diventare il grande appuntamento della campagna estiva

Macfrut, per diventare più grandi serve anche la Spagna

Il recente rinnovo del Cda di Cesena Fiera, con l’aumento dei componenti da sette a nove e l’ingresso di nuove figure legate al mondo ortofrutticolo, anticipa la ratifica delle cariche più importanti, attesa nei prossimi giorni. Salvo sorprese, dovrebbe arrivare la conferma di Patrizio Neri alla presidenza, dopo il mandato ad interim seguito all’uscita di Renzo Piraccini.

Cesena Fiera, come noto, organizza Macfrut, manifestazione che rappresenta la principale voce del bilancio dell’ente fieristico: su circa 10 milioni di euro di fatturato, ben 8,9 milioni provengono dalla kermesse ortofrutticola. Un dato che rende evidente il peso della fiera non solo per il comparto, ma anche per il territorio in cui è radicata.

Non a caso, nei giorni precedenti l’assemblea dei soci per l’approvazione dell’esercizio 2025, il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, ha ribadito la necessità di proiettare Macfrut verso una dimensione sempre più internazionale: “I nostri modelli di riferimento sono Fruit Logistica a Berlino e Fruit Attraction a Madrid”.

Una dichiarazione d’intenti netta, giustamente ambiziosa per una fiera che punta a confermarsi come faro dell’ortofrutta italiana. Ma la domanda, a questo punto, è inevitabile: cosa fare concretamente per dare sostanza a questa ambizione? Una possibile risposta, solo in apparenza provocatoria, potrebbe essere questa: allearsi con il “nemico” produttivo per eccellenza, la Spagna.

Non si tratta di una provocazione fine a sé stessa, ma di una strategia che merita di essere valutata con attenzione. Uno degli aspetti su cui Macfrut deve ancora crescere riguarda infatti la presenza dei grandi produttori europei. Nell’ultima edizione si sono visti segnali interessanti, con ingressi significativi e un profilo internazionale in rafforzamento, ma per compiere un vero salto di qualità servono i big player della produzione ortofrutticola continentale. E buona parte di questi operatori parla spagnolo.

La Spagna è il primo Paese esportatore europeo di ortofrutta, con un valore medio superiore ai 18 miliardi di euro, contro i circa 6 miliardi dell’Italia. Coinvolgere in maniera più strutturata i grandi gruppi produttivi iberici significherebbe attivare un volano capace di attrarre altri player europei e, soprattutto, i buyer della Gdo internazionale. Perché nel momento in cui una fiera riuscisse a riunire il gotha della produzione continentale, i buyer non potrebbero permettersi di restare fuori. È esattamente ciò che accade a Madrid e a Berlino.

C’è poi un elemento di calendario che gioca a favore di Macfrut. La collocazione a fine aprile è ideale per ragionare sulla campagna estiva alle porte, così come Fruit Attraction, a inizio ottobre, rappresenta un appuntamento perfetto per la programmazione della campagna invernale. Due momenti diversi, ma complementari. Due facce della stessa medaglia, che potrebbero dialogare di più e meglio, costruendo sinergie utili non solo alle rispettive manifestazioni, ma agli stakeholder italiani, spagnoli ed europei in generale.

A beneficiarne sarebbe l’intera filiera, chiamata ogni anno a confrontarsi con campagne sempre più complesse, condizionate da clima, disponibilità di prodotto, consumi, prezzi e competitività internazionale. La stagione estiva, in particolare, resta una delle più strategiche e allo stesso tempo imprevedibili per l’ortofrutta europea. Avere un grande momento internazionale dedicato anche alla sua programmazione potrebbe diventare un valore aggiunto concreto.

Su questo fronte, il presidente di Macfrut Patrizio Neri si è già espresso positivamente, avallando una strategia di maggiore apertura e confronto europeo in occasione del convegno dedicato a “Il mercato delle pesche e nettarine: prospettive europee al 2030”, andato in scena durante l’ultima edizione della fiera. Un appuntamento pensato per analizzare l’evoluzione della produzione in Europa e nel bacino del Mediterraneo e orientare le scelte strategiche del comparto drupacee. Contenuti di questo tipo rappresentano una base importante da cui partire: approfondimenti tecnici, visione di mercato e confronto internazionale possono diventare leve decisive per coinvolgere in modo più stabile anche gli operatori esteri.

Va poi ricordato un dato tutt’altro che secondario: l’Italia, sia a Madrid sia a Berlino, è tra i Paesi espositori più rappresentati. A Fruit Logistica è il primo Paese estero per numero di aziende partecipanti, mentre a Fruit Attraction è preceduta soltanto dalla Spagna padrona di casa. Nelle ultime edizioni le imprese italiane presenti sono state oltre 300, pari a circa il 13% del totale a Madrid, in crescita, e attorno al 17% a Berlino, seppur in calo.

Alla luce di questi numeri, sarebbe auspicabile che anche gli operatori spagnoli iniziassero a guardare a Macfrut con maggiore continuità. Non si tratta di chiedere una restituzione del favore in termini puramente quantitativi, ma di costruire una relazione più equilibrata tra i principali poli fieristici europei dell’ortofrutta. L’Italia ha dimostrato di credere nelle piattaforme internazionali altrui, portando aziende, contenuti e valore. Ora Macfrut può provare a chiedere al mercato europeo, Spagna in primis, un passo analogo.

La sfida dell’internazionalizzazione, del resto, non si vince soltanto aumentando il numero dei buyer o moltiplicando le missioni di incoming. Si vince rendendo la fiera un luogo necessario, dove la grande produzione europea sente di dover esserci perché lì si costruiscono relazioni, si leggono i mercati e si anticipano le campagne. Se Macfrut vuole davvero giocare nella stessa categoria di Berlino e Madrid, la strada passa anche da qui: meno autosufficienza, più alleanze strategiche, più capacità di attrarre chi oggi è competitor ma domani può diventare parte di un ecosistema fieristico più forte. Perché una fiera italiana più europea non indebolisce il sistema nazionale: al contrario, lo rende più centrale. (lg)