Nocicoltura, ecco le leve di crescita

Alla XVIII Giornata del Noce sono stati indagati i trend di consumo locali e globali

Nocicoltura, ecco le leve di crescita

Innovazione, sostenibilità e comunicazione per un valore della nocicoltura condiviso tra produttori, distributori e consumatori. Sono solo alcuni dei driver di crescita per il progetto Noci di Romagna, messi a punto nei giorni scorsi durante la XVIII Giornata della noce festeggiata all’azienda agricola San Martino.
La giornata, che si è aperta con una visita ai campi e allo stabilimento di lavorazione, ha evidenziato la volontà di sviluppo di un settore, che di recente ha costituito anche un’associazione temporanea d’impresa (Ati) con due gruppi del Veneto e del ferrarese, che accresceranno il numero degli ettari gestiti dal progetto “In-Noce” a 1500.

“Abbiamo iniziato con pochi ettari di terreno e venivamo considerati dei veri e propri pionieri a piantare noci – ha spiegato l’ad di New Factor Alessandro Annibali alla presentazione del venticinquesimo del progetto – oggi possiamo vantare una vera e propria filiera della noce di Romagna per un totale di 23 produttori. E’ giunto il momento di dialogare con il mondo della distribuzione per far capire come si differenzia il nostro prodotto da quello di altri mercati”.
E ha continuato: “Lavorare in questo settore non è di certo facile, tra i vincoli normativi imposti dall’Unione Europea sui prodotti chimici, le certificazioni richieste per la distribuzione e un desiderio di sostenibilità sempre crescente da parte degli stessi consumatori”.

Il settore secondo Annibali deve rendersi più efficiente, in termine di minori costi, minori sprechi e meno inquinamento ambientale. “Il cambiamento oggi va verso una direzione ben delineata di ambiente, sostenibilità e origine italiana del prodotto. Senza dimenticare le alleanze del settore: da soli non si va da nessuna parte perché le idee e l’efficienza non bastano, servono anche le risorse finanziarie”.
E proprio per dare voce al settore e ai suoi protagonisti, durante l’evento è stata presentata anche il trimestrale 'La rivista della filiera italiana della noce': “Vogliamo che diventi un tavolo di confronto tra i diversi stakeholders del settore e invitiamo tutti a fare la loro parte”.

A inquadrare la situazione del mercato internazionale è stato Guido Contrada, responsabile acquisti e materie prime di New Factor. “Le principali sfide che ci pone il mercato globale sono in primis l’interruzione delle catene di fornitura che influisce molto sui costi di importazione – ha detto – va inoltre considerata anche la shelf life della noce, che è molto più breve del resto della frutta secca”.


“Inoltre – ha continuato – il settore deve fare i conti con normative sempre più stringenti che rendono difficile garantire una qualità premium mentre la guerra in Ucraina sta portando ulteriore sfiducia nel mercato. Dall’altra parte c’è un aumento della produzione di altra frutta secca e produttori che devono affrontare sempre più spesso siccità e razionamento delle fonti d’acqua”.


Tra le altre sfide poste al settore, Contrada ha elencato anche l’inflazione e il rientro dal Covid che hanno portato ad un ulteriore clima di sfiducia e l’aumento della produzione globale rappresentata in primis dalla Cina. 
“Ad influenzare i trend della nocicoltura è anche il forte apprezzamento del dollaro sull’euro e le guerre commerciali e tariffarie tra Cina e Usa, che influiscono direttamente su quotazioni e mercati”, ha concluso Contrada.

Il rapporto “Le noci nel vissuto del consumatore italiano” illustrato da Salvo Garipoli di Sg Marketing ha invece fatto chiarezza su abitudini di consumo, preferenze e segmentazione del mercato.
“Abbiamo intervistato 800 consumatori di frutta secca e disidratata e abbiamo notato come le noci possono contare su uno zoccolo duro di consumatori: il 35% dei consumatori le compra almeno 1 volta a settimana, pari ad un’incidenza di acquisto del 32,3% a volume sul totale della categoria e del 40,8% a valore. In questo modo si genera un’alta fidelizzazione al punto vendita, considerato che per la categoria frutta secca è la percentuale più alta”.
Un altro dato importante presento dal rapporto è stata la destagionalizzazione dell’acquisto di noci, dato che sempre di più i consumatori tendono ad acquistarle durante l’arco di tutto l’anno. “Siamo in un mercato che ha diversi driver interni da sviluppare e che fanno ben pensare per la crescita della categoria - ha commentato Garipoli – il mercato manifesta un potenziale di assoluto rilievo anche se non totalmente espresso”.

Il canale di riferimento per l’acquisto delle noci è la moderna distribuzione e in Gdo il prodotto sgusciato raggiunge una percentuale di acquisto pari al 41% mentre il prodotto confezionato arriva a quota 57%.
Le noci vengono acquistate prevalentemente per il loro legame con il fattore salutistico (67%) e per il piacere di gusto (45%). In particolare, il fattore benessere viene considerato in particolare dalla fascia over 55 (senior), che lo sceglie nell’82% dei casi. 


Tra i principali criteri di scelta del prodotto ci sono in primis l’italianità (37%), la convenienza (31%) e la coltivazione con metodi sostenibili (29%). Altri importanti criteri di scelta sono le certificazioni Dop e Igp (28%), la provenienza da filiere tracciate (28%) e la provenienza da regioni vocate (26%). 
“Il mercato oggi vuole approfondire il metodo di produzione – dice Garipoli – per le aziende non basta più presentare i prodotti e le loro caratteristiche, devono anche spiegare come avviene la sua realizzazione e quali sono i suoi punti di forza.Il settore ha dei valori da difendere ma anche da promuovere, si deve dialogare sempre di più con il mondo della distribuzione per fidelizzare il consumatore e fare in modo che tutta la filiera – produttori, distributori e consumatori – condivida gli stessi valori”.