Dal campo
OCM ortofrutta, il tempo stringe: per le OP ortofrutticole si decide il futuro dei finanziamenti
Dopo gli allarmi delle organizzazioni dei produttori, anche il Belgio ha sollevato la questione all’ultimo Consiglio Agricoltura Ue

Una Politica agricola comune che rischia di essere sempre meno comune - e con meno risorse garantite all'ortofrutta - è ormai al centro del confronto europeo. Per le organizzazioni dei produttori la posta in gioco è doppia: perdere la certezza dei finanziamenti destinati ai programmi operativi e ritrovarsi a competere sullo stesso mercato con regole e sostegni differenti da Paese a Paese.
Il tempo per intervenire comincia a stringere. Dopo gli allarmi lanciati dalle organizzazioni della produzione e da diversi rappresentanti del settore, anche il Belgio ha portato ufficialmente la questione dell'OCM ortofrutta al Consiglio Agricoltura del 28 settembre. Un segnale significativo, mentre il negoziato sulla futura PAC entra nel vivo, con nuovi passaggi già a ottobre e confronti importanti entro la fine dell'anno.
La discussione riguarda la PAC 2028-2034 e il nuovo quadro finanziario proposto dalla Commissione, che prevede di riunire diversi strumenti europei in piani nazionali e regionali. Il timore espresso dal settore è che, senza adeguate garanzie, l'OCM possa perdere parte della propria autonomia finanziaria e del suo carattere europeo. Per le OP ortofrutticole significherebbe maggiore incertezza sugli investimenti e il rischio di disparità competitive, proprio mentre la produzione organizzata avrebbe bisogno di rafforzarsi.

Il Belgio porta la questione sul tavolo dei ministri
L'iniziativa belga arriva in una fase cruciale. La presidenza irlandese punta a raggiungere un primo accordo sulla futura PAC al Consiglio del 26-27 ottobre. Il documento presentato dal Belgio richiama l'importanza dell'OCM ortofrutta, uno degli strumenti attraverso cui l'Unione sostiene l'organizzazione commerciale della produzione e gli investimenti collettivi delle OP. Il problema non è soltanto quanto denaro sarà disponibile, ma chi deciderà come distribuirlo e con quali regole. Se il finanziamento degli interventi settoriali diventasse maggiormente dipendente dalle scelte nazionali, le organizzazioni dei produttori potrebbero trovarsi a competere con strumenti e disponibilità differenti.
Dagli avvertimenti di De Castro alle richieste delle OP
È una questione che Italiafruit News aveva già affrontato con Paolo De Castro (Clicca qui per approfondire), che aveva richiamato il pericolo di una PAC frammentata in 27 politiche nazionali, con inevitabili conseguenze sulla concorrenza tra agricoltori europei.
Le preoccupazioni sono condivise dalle organizzazioni della produzione. Italia Ortofrutta, intervenuta a Bruxelles lo scorso maggio, aveva chiesto di salvaguardare il finanziamento europeo dei programmi operativi, evidenziando i rischi legati a un eventuale plafonamento delle risorse e all'introduzione di un cofinanziamento nazionale. Secondo l'organizzazione, l'OCM ortofrutta assorbe circa un miliardo di euro all'anno, appena l'1,3% del bilancio PAC, ma sostiene investimenti fondamentali per l'aggregazione e la competitività delle imprese.
Anche Unaproa aveva richiamato la necessità di rafforzare gli strumenti esistenti. In un documento presentato alla Commissione Politiche dell'Unione europea della Camera già nel febbraio 2025, l'organizzazione aveva proposto di aumentare dal 50 al 70% la quota ordinaria di contributo comunitario ai programmi operativi, a parità di spesa complessiva europea, e di ampliare gli interventi finanziabili. Due prese di posizione maturate in momenti diversi, ma che convergono sulla necessità di garantire alla produzione organizzata strumenti adeguati e un quadro di sostegno stabile.

Programmi operativi, il problema è già oggi
Il negoziato non riguarda soltanto ciò che accadrà dal 2028. I programmi operativi delle OP hanno durata pluriennale, da tre a sette anni, e molti proseguiranno oltre la scadenza dell'attuale PAC. Per questo Spagna e Portogallo, sostenuti da altri otto Stati membri, avevano già chiesto a marzo garanzie sulla continuità dei programmi approvati. Gli investimenti vengono generalmente cofinanziati dall'UE al 50%: modificare le condizioni durante la loro realizzazione potrebbe creare difficoltà a organizzazioni che hanno già assunto impegni economici.
Il quadro è reso ancora più delicato dalle criticità emerse nella recente relazione della Corte dei conti europea, approfondita da IFN (Clicca qui per approfondire), che ha evidenziato una diminuzione del 39% dei produttori aderenti alle OP tra il 2012 e il 2023, nonostante il sostegno comunitario.
La partita si gioca adesso
Con l'iniziativa del Belgio, una preoccupazione già espressa dal mondo produttivo è arrivata formalmente sul tavolo dei governi europei. Il passaggio di ottobre non chiuderà la riforma, ma contribuirà a definirne gli equilibri, mentre il negoziato entrerà nel vivo nei prossimi mesi. È questo il momento in cui anche il sistema ortofrutticolo italiano deve far sentire la propria voce a Bruxelles, con la stessa determinazione mostrata dal Belgio. Le organizzazioni della produzione hanno già denunciato i rischi, ma ora serve che le loro richieste trovino spazio nel confronto tra gli Stati membri, prima che vengano definite le nuove regole. Perché il rischio di perdere risorse, strumenti comuni e capacità di investimento è troppo concreto per limitarsi ad assistere al negoziato. Lamentarsi quando i buoi saranno ormai scappati dalla stalla servirà a ben poco. (im)
Immagine d'apertura realizzata con ausilio di AI




