Op e Aop serve un cambio di passo: Unaproa rilancia su governance e mercato

A Berlino l’appello a managerializzare le Organizzazioni di produttori e valorizzare il prodotto lungo la filiera

Op e Aop serve un cambio di passo: Unaproa rilancia su governance e mercato

“Il settore ortofrutticolo è un presidio economico e sociale che non può essere dato per scontato”. È stata questa una delle convinzioni ribadite con più forza all’evento organizzato da Unaproa e andato in scena ieri a Berlino, nella giornata inaugurale della fiera, dedicato alla “doppia sfida” di sostenibilità e innovazione per Op e Aop nel nuovo scenario europeo. Un messaggio chiaro, accompagnato da un’altra evidenza trasversale a tutti gli interventi: la sostenibilità, prima ancora che ambientale, deve essere economica, perché senza redditività e solidità finanziaria non esiste transizione che possa reggere nel tempo. A moderare il confronto il giornalista Mediaset Gioacchino Bonsignore. 

Ad aprire il dibattito è stato Romeo Fuser, presidente di OP Funghi di Treviso, che ha riportato il tema della sostenibilità su un piano molto concreto: “Quando parliamo di sostenibilità dobbiamo ricordarci che la prima è quella economica. Solo dopo viene tutto il resto. Anche l’innovazione va letta così: è un percorso che cambia nel tempo e che la fungicoltura ha già affrontato”.

Romeo Fuser, presidente di OP Funghi di Treviso

Fuser ha poi sottolineato la natura altamente tecnologica del comparto: “La nostra è a tutti gli effetti una vertical farm: coltiviamo su cinque o più piani fuori suolo. Però il quadro normativo e fiscale non sempre è coerente con questa evoluzione e questo rappresenta un ostacolo che auspichiamo venga superato”.

Sul fronte produttivo i numeri parlano chiaro: “Rappresentiamo circa il 30% della produzione nazionale di funghi coltivati, superiamo i 50 milioni di euro di fatturato, con due sedi operative e centinaia di addetti lungo la filiera. L’80% della nostra produzione è certificata residuo zero. Tutte le aziende sono GlobalGAP e GRASP, partecipano alla rete di imprese di qualità del Ministero e hanno certificazioni Spring sull’uso sostenibile dell’acqua. È stato un percorso impegnativo, ma di grande soddisfazione”.

Dalla produzione alla governance il passo è stato raccolto da Bruno Sacchi, direttore di Joinfruit: “Joinfruit è nata nel 2016 con un’impostazione molto chiara: costruire un modello organizzato in cui l’OCM sia uno strumento, non il fine. Non possiamo vivere solo in funzione dei contributi”.

Bruno Sacchi, direttore di Joinfruit

Sacchi ha legato il concetto di sostenibilità alla capacità di generare reddito: “Se non garantiamo reddito alle aziende agricole, tutto il resto diventa secondario. Per farlo dobbiamo essere più efficienti in campagna e più strutturati come organizzazione”. La crescita dell’Op passa quindi da una gestione sempre più manageriale: “Oggi siamo nove cooperative, 250 produttori in sette regioni e continuiamo a espanderci. Ma la crescita richiede processi interni solidi, controllo di gestione, governance. È questa la vera innovazione organizzativa che le OP devono affrontare”.

Il quadro strategico è stato ampliato dal presidente di Unaproa, Antonio Salvatore: “Sostenibilità e innovazione non sono due binari paralleli: sono ciò che il mondo ci chiede. Le Op non devono subire il mercato, ma governarlo”.

Antonio Salvatore presidente di Unaproa

Salvatore ha insistito sulla dimensione manageriale: “La sostenibilità non può essere solo ambientale. Serve una struttura capace di stare sul mercato, leggere i conti economici, garantire solidità nel tempo. È la base per qualunque altro investimento”. E ancora: “Le nostre Op partono da un prerequisito: l’eccellenza. Ora dobbiamo investire negli asset intangibili, come reputazione e organizzazione. Disseminare conoscenza è una responsabilità: dobbiamo aiutare le aziende agricole a diventare vere imprese, sviluppando cultura finanziaria e capacità di pianificazione”.

Sul versante dell’innovazione “a valle” è intervenuto Claudio Dall’Agata, direttore di Bestack: “Il nostro mestiere è valorizzare il prodotto attraverso l’imballaggio. Non basta più considerarlo un semplice fattore di produzione: è uno strumento che prolunga la vita del prodotto, riduce gli sprechi e genera valore”.

Dall’Agata ha posto l’accento sull’identità: “In agricoltura si parla troppo poco di identità, che è l’opposto della commodity. L’imballaggio deve vestire il prodotto per la sua occasione migliore. Se il consumatore non vede, non compra, ma soprattutto non si fida”.

Claudio Dall’Agata, direttore di Bestack

Un invito chiaro al cambiamento culturale: “Siamo ancora troppo legati al ‘si è sempre fatto così’. Ma non raccontiamo mai quanto un confezionamento identitario possa far crescere il valore del prodotto. Serve più coraggio”.

Il confronto si è poi allargato alla dimensione politica ed europea con Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia: “Produrre cibo in Europa significa offrire un servizio al territorio, tutelare ambiente, qualità e sicurezza. Non esiste area al mondo che produca con standard più elevati”. Scordamaglia ha richiamato il nodo dei costi: “La sostenibilità ha un prezzo. Se chiediamo standard elevati, questi devono essere riconosciuti dal mercato. Non possiamo pretendere sostenibilità ‘a costo zero’”.

Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia

Sui sostegni pubblici: “Strumenti come OCM e PNRR funzionano quando accompagnano progetti seri. Ma serve anche un approccio più pragmatico alle nuove tecnologie e una politica europea coerente”.

A chiudere l’incontro è stato l’onorevole Marco Cerreto, Capo gruppo Commissione agricoltura Camera dei deputati, che ha riportato il dibattito sul tema dell’aggregazione: “Dobbiamo ragionare sui modelli di oggi, in un contesto glocal: identità e territorio, ma con la capacità di competere a livello globale”. Cerreto ha posto l’accento sulla frammentazione del sistema: “In Italia abbiamo oltre 300 OP, ma molte hanno dimensioni e volumi limitati. Dobbiamo chiederci perché questo strumento non riesca ancora ad attrarre pienamente un settore che avrebbe tutto l’interesse a fare massa critica”.

Onorevole Marco Cerreto Capo gruppo Commissione agricoltura Camera dei deputati

Uno spunto che riporta al cuore del messaggio emerso da Berlino: senza organizzazioni forti, managerializzate e capaci di innovare, la sostenibilità rischia di restare uno slogan. Con Op e Aop più strutturate, invece, può diventare una leva concreta di competitività per tutta la filiera ortofrutticola italiana in Europa. (lg)