Ortofrutta: Innovare non è un’opzione, è una condizione

Il Forum Impresa Persona Agroalimentare indica la via: investire per creare valore stabile e non perdere competitività

Ortofrutta: Innovare non è un’opzione, è una condizione

Guardare al futuro senza paura. Costruire insieme in un mondo in guerra”: il titolo scelto per la XXIII edizione del Forum Impresa Persona Agroalimentare, ospitata venerdì e sabato scorsi nei saloni del Palace Hotel di Milano Marittima (Ravenna), ha messo subito sul tavolo la domanda più scomoda del momento: come continuare a fare impresa — e filiera — dentro un quadro globale segnato da conflitti, instabilità e nuove fragilità economiche. La risposta, come da tradizione del Forum, è arrivata più dai fatti che dagli slogan. Oltre 400 tra imprenditori, manager, professionisti e operatori dell’agroalimentare hanno animato un confronto serrato, lontano da letture ideologiche e ancorato alle decisioni quotidiane di chi produce, trasforma, distribuisce e vende. In questo perimetro concreto si è inserito anche l’ortofrutta, protagonista di più passaggi e, in particolare, della sessione dedicata alle innovazioni che guideranno il comparto: un concentrato di spunti operativi, tra nuove soluzioni, modelli e traiettorie di sviluppo da portare direttamente “a terra” nelle filiere.

Claudia Iannarella, responsabile marketing di Alegra

A portare la discussione “a casa”, sul terreno della frutticoltura romagnola, è stata Claudia Iannarella, responsabile marketing di Alegra, che ha richiamato la stagione in cui la Romagna era uno dei grandi poli frutticoli d’Europa. “Non siamo più a quei livelli, ma possiamo sviluppare progetti importanti”, ha spiegato, indicando nell’innovazione la leva decisiva per dare risposte operative alle circa 4.000 aziende agricole socie: redditività, oggi, significa gestire una frutticoltura “costellata di difficoltà” con strumenti nuovi, dalla genetica alla valorizzazione commerciale.

Il punto, nella lettura di Iannarella, è che l’innovazione non regge senza un marketing all’altezza. L’esempio citato è quello delle nettarine piatte Ondine, “che stanno andando bene” anche grazie a un lavoro di comunicazione strutturato. Ma con una precisazione netta: “marketing non è mettere un bollino o fare una cassetta colorata”. È, piuttosto, costruire una logica di brand che risponda alle aspettative del consumatore e tenga insieme tutta la catena, “dalla campagna al magazzino”, perché “devo raccontare cosa sta comprando e devo mantenere la promessa”. Un richiamo, neanche troppo implicito, a una delle fragilità storiche dell’ortofrutta: l’incostanza qualitativa che disorienta il cliente e rischia di erodere fiducia. “Il marketing ci aiuta a essere coerenti”, ha detto, “ma servono investimenti”.
Da qui l’invito a non arretrare davanti al rischio, che è parte integrante della spinta innovativa: “Quello che farà la differenza è il coraggio di sviluppare progetti innovativi”, ha sottolineato, a patto di metterli a terra con professionalità e know-how, generando valore lungo la filiera. Nel paniere delle innovazioni, Iannarella ha citato con orgoglio il progetto Dulcis™: un kiwi “italiano da A alla Z”, con genetica frutto della ricerca delle Università di Università di Bologna e Università di Udine, e commercializzazione in esclusiva mondiale affidata alla Dulcis Kiwifruit Company società che riunisce New Plant insieme a Apofruit Italia e Orogel Fresco, oltre ad Alegra.

Quanto al profilo prodotto, la manager lo ha descritto come una sintesi capace di parlare a pubblici diversi: “accontenta i tradizionalisti” grazie a una punta di acidità, ma “coniuga la dolcezza” più tipica delle nuove varietà. Un caso, nella sua lettura, emblematico del messaggio emerso dal Forum: innovare non è inseguire mode, ma costruire soluzioni replicabili che mettano in sicurezza il reddito dei frutticoltori e rendano l’offerta più credibile agli occhi del consumatore.
A spostare il riflettore sul binomio tecnologia-competitività è stato Angelo Benedetti, presidente e direttore generale di Unitec, con Enrico Bucchi, direttore generale di Valfrutta Fresco, a guidare l’intervento nel ruolo di moderatore. Il messaggio è stato netto: l’innovazione tecnologica non è un accessorio, ma un’infrastruttura strategica per la frutticoltura moderna. “Produciamo tecnologia per aiutare le aziende, in particolare le centrali ortofrutticole, a lavorare meglio. Il nostro compito è generare risultati: ‘we work for your results’”, ha esordito Benedetti, ricordando come il 95% del fatturato Unitec sia realizzato all’estero, un dato che invita a riflettere su quanto l’Italia debba investire di più in tecnologie se vuole far evolvere davvero il comparto.
 

Enrico Bucchi, direttore generale di Valfrutta Fresco e Angelo Benedetti, presidente e direttore generale di Unitec

Il filo conduttore è la fiducia, parola chiave anche in questo intervento. “La frutta crea ansia lungo la filiera perché spesso non si ha piena cognizione di ciò che si vende”, ha osservato Benedetti. L’obiettivo della tecnologia è proprio ridurre questa incertezza: sistemi di selezione capaci di classificare i frutti secondo parametri qualitativi univoci e misurabili, escludendo in modo oggettivo le partite non in linea con le aspettative. “Dare regole che garantiscano il consumatore è fondamentale. Dobbiamo offrire soddisfazione coerente nel tempo”. Un passaggio su cui si è innestata la riflessione di Bucchi: la difficoltà a costruire brand forti nell’ortofrutta nasce anche dall’incapacità storica di assicurare standard qualitativi costanti.
Altro nodo strutturale è quello della manodopera. “Molte attività in ortofrutta sono ripetitive ma richiedono competenze elevate”, ha ricordato Benedetti, citando l’evoluzione della robotica applicata alla raccolta e alla selezione: macchine in grado di individuare il giusto grado di maturazione e intervenire solo sui frutti idonei. Un doppio impatto, secondo Unitec: qualità più uniforme e risposta concreta alla carenza di manodopera in un lavoro considerato sempre più usurante.

Angelo Benedetti, presidente e direttore generale di Unitec

Guardando avanti, Benedetti ha ribadito un principio operativo: sviluppare soluzioni partendo dai problemi reali delle aziende, lavorando al loro fianco. In questa logica si inseriscono anche le attività formative e divulgative promosse dalle fondazioni collegate al gruppo, con percorsi universitari per profili tecnici avanzati e iniziative dedicate alla diffusione delle innovazioni nel settore ortofrutticolo. “Investire in innovazione è un dovere: senza, si perde competitività”.
Sul versante agronomico e ambientale, l’intervento di Matteo Colombo di Bayer Crop Science Italia ha spostato l’attenzione su innovazione e sostenibilità, con un focus sull’agricoltura rigenerativa. L’Italia, ha sottolineato, riveste un ruolo strategico anche nella ricerca, ambito in cui Bayer investe circa il 10% del proprio fatturato. “I prodotti da soli non bastano più: serve integrare servizi, competenze e nuovi modelli”. L’obiettivo dichiarato è “fare di più con meno”, aumentando la produttività e al tempo stesso rigenerando le risorse naturali, attraverso un approccio multifattoriale che coinvolge genetica, tecniche agronomiche, strumenti digitali e misurazione degli impatti.

Matteo Colombo di Bayer Crop Science Italia

Un cambiamento che richiede competenze diffuse e collaborazione lungo la filiera. “Stiamo lavorando con enti di ricerca per definire protocolli di misura”, ha spiegato Colombo, invitando a un dialogo aperto in cui ciascun attore sia disposto a rimettere in discussione le proprie certezze. Il messaggio agli imprenditori è chiaro: l’evoluzione è più complessa, ma è inevitabile, e richiede coraggio, professionalità e disponibilità a sperimentare.