Microinnesti, la nuova frontiera dell’agrumicoltura

Alberi più piccoli e produttivi già dal secondo anno: l’alta densità rivoluziona gli agrumeti

Microinnesti, la nuova frontiera dell’agrumicoltura

Una rivoluzione silenziosa sta trasformando l’agrumicoltura mondiale: il microinnesto, o microbudding, consente di ottenere alberi giovani e produttivi in tempi prima impensabili. Diversamente dai metodi tradizionali, in cui la gemma viene innestata su un portainnesto ormai maturo, il microinnesto sfrutta piantine di appena poche settimane. Il risultato? Piante più compatte, che entrano in produzione già a partire dal secondo anno, invece dei cinque necessari con un innesto convenzionale.
Questa innovazione - si legge su Portalfruticola.com - apre la strada agli agrumeti ad alta densità. Nei frutteti tradizionali di arancio dolce, la spaziatura tra gli alberi varia tra 4 e 6 metri, con densità di circa 300-500 piante per ettaro. Grazie al microinnesto, è possibile impiantare oltre 1.200 alberi per ettaro, fino a superare persino i 2.000 in sistemi sperimentali, senza rischiare ombreggiamento e competizione eccessiva. Alberi più piccoli e gestibili significano raccolti più rapidi e gestione più efficiente del frutteto.
Un aspetto strategico riguarda la lotta all’Huanglongbing (HLB), la malattia nota come citrus greening, tra le più devastanti per gli agrumi. Trasportata dalla psilla asiatica degli agrumi, questa malattia provoca ingiallimento dei germogli, deformazione dei frutti e morte dell’albero in pochi anni. In un frutteto tradizionale, che inizia a produrre intorno al quinto anno, l’arrivo dell’HLB coincide con il picco produttivo, causando perdite enormi.

Con il microinnesto, invece, gli alberi entrano in produzione precoce: tra il secondo e il quinto anno possono generare raccolti commerciabili significativi, riducendo l’impatto economico della malattia. Inoltre, essendo piante più economiche e facili da sostituire, i coltivatori possono adottare programmi di rinnovamento dinamico, mantenendo il frutteto produttivo nonostante la presenza di HLB. Questa tecnica promette quindi di cambiare il volto dell’agrumicoltura: più frutti in meno tempo, alberi più piccoli e gestibili, e una strategia concreta per contrastare una delle sfide fitosanitarie più gravi degli ultimi decenni. Il microinnesto non è solo innovazione tecnica, ma un vero e proprio strumento di resilienza per il settore agrumicolo globale.