Attualità
Pesche piatte, spallata spagnola al made in Italy
Gli iberici quadruplicano la produzione di platicarpa. E l'Italia che fa? Alcune riflessioni
Campagna 2014 pesche e nettarine da dimenticare. E il 2015? Come sarà? Siamo all'inizio di febbraio ed ovviamente è presto per effettuare previsioni produttive (le piante non sono nemmeno in fioritura), però è sicuramente il momento per ragionare a bocce ferme su alcuni aspetti che contraddistinguono il mercato peschicolo europeo.
Solitamente il primo aspetto che genera crisi è l'eccesso di offerta. Osservando i dati Eurostat, l'offerta europea di pesche e nettarine (dati U.E ed extra U.E. Turchia inclusa) dal 2000 al 2013 è rimasta pressoché stabile: 15 anni fa si producevano 4.500.000 tons e nel 2013 4.370.000 tons, con un valore medio di 4.504.000 tons. Sostanzialmente, a generare le famose crisi di mercato, sono gli accavallamenti produttivi che si verificano fra le diverse zone peschicole, al quale si sono aggiunti negli anni altri elementi di disturbo (clima, crisi consumi, embargo..).
Tornando ai dati produttivi, ed approfondendo l'analisi nei principali Paesi produttori, si nota, al pari del motociclismo, un testa a testa Italia-Spagna. Il Belpaese fra pesche e nettarine a livello produttivo è costante negli anni, oscillando mediamente fra 1.500.000/1.600.000 milioni di tons; la Spagna, è passata da 1.127.000 tons del 2000 ad oltre 1.300.000 tons del 2013, con una proiezione del 2014, sempre fonte Eurostat, di circa 1.674.000 tons; Grecia e Turchia, evidenziano produzioni piuttosto altalenanti, con valori medi dal 2000 al 2013 di circa 747.000 e 521.000 tons rispettivamente.
Pertanto è evidente come gli iberici siano la vera spina nel fianco per gli italiani, ed i motivi principali sono arcinoti: precoce entrata in produzione, aziende medio-grandi, costi più bassi della manodopera, ambiente meno umido, e soprattutto migliore organizzazione e capacità di fare sistema. Da notare come fino all'inizio deli anni 2000, la Spagna entrasse in diretta competizione soprattutto nella prima parte della stagione commerciale, poi i mesi successivi erano appannaggio dell'Italia. E adesso? La storia è cambiata. Gli spagnoli stanno competendo con l'Italia per tutta la stagione commerciale (a livello produttivo siamo quasi alla pari), sfruttando anche le innovazioni di prodotto.
Un esempio per tutti sono le pesche piatte. Questa tipologia, nata in Italia (molti la conoscono come pesca tabacchiera) è sempre stata considerata un prodotto di nicchia, che non avrebbe mai "sfondato". Non l'hanno pensata alla stesso modo gli spagnoli, in quanto, dal 2010 al 2014 ne hanno quadruplicato la produzione passando da 50.000 tons ad oltre 215.000 tons (fonte: elaborazione CSO su dati Europech), e sono previsti ulteriori incrementi, come ha spiegato ad ItaliaFruit pochi mesi fa Marco Eleuteri (clicca qui per leggere la notizia) direttore commerciale di Aop Armonia: Spagna 9.000 ettari in produzione entro il 2015, Italia 500. Mossa azzardata? Forse si, ma c'è una logica dietro. Per rubarci quote di mercato, (Germania in primis) non hanno deciso di puntare solo sullo scontro frontale, ma di proporre un articolo innovativo che detengono oramai solo loro.
Teoria confermata da Hans-Christoph Behr, della società di consulenza tedesca AMI, durante la sua relazione al 27° convegno peschicolo nazionale svoltosi ad ottobre (clicca qui per leggere l'articolo). In quella sede, il consulente affermò come le pesche piatte stessero assumendo sempre più importanza, e che grazie a loro, i consumi di pesche e nettarine nel paese teutonico non fossero diminuiti. Inoltre, durante la relazione totalmente in inglese, compariva bene e spesso una parola in spagnolo: "Paraguayos". Che casualmente, in lingua spagnola significa pesca piatta...
Copyright 2015 Italiafruit News
Solitamente il primo aspetto che genera crisi è l'eccesso di offerta. Osservando i dati Eurostat, l'offerta europea di pesche e nettarine (dati U.E ed extra U.E. Turchia inclusa) dal 2000 al 2013 è rimasta pressoché stabile: 15 anni fa si producevano 4.500.000 tons e nel 2013 4.370.000 tons, con un valore medio di 4.504.000 tons. Sostanzialmente, a generare le famose crisi di mercato, sono gli accavallamenti produttivi che si verificano fra le diverse zone peschicole, al quale si sono aggiunti negli anni altri elementi di disturbo (clima, crisi consumi, embargo..).
Tornando ai dati produttivi, ed approfondendo l'analisi nei principali Paesi produttori, si nota, al pari del motociclismo, un testa a testa Italia-Spagna. Il Belpaese fra pesche e nettarine a livello produttivo è costante negli anni, oscillando mediamente fra 1.500.000/1.600.000 milioni di tons; la Spagna, è passata da 1.127.000 tons del 2000 ad oltre 1.300.000 tons del 2013, con una proiezione del 2014, sempre fonte Eurostat, di circa 1.674.000 tons; Grecia e Turchia, evidenziano produzioni piuttosto altalenanti, con valori medi dal 2000 al 2013 di circa 747.000 e 521.000 tons rispettivamente.
Pertanto è evidente come gli iberici siano la vera spina nel fianco per gli italiani, ed i motivi principali sono arcinoti: precoce entrata in produzione, aziende medio-grandi, costi più bassi della manodopera, ambiente meno umido, e soprattutto migliore organizzazione e capacità di fare sistema. Da notare come fino all'inizio deli anni 2000, la Spagna entrasse in diretta competizione soprattutto nella prima parte della stagione commerciale, poi i mesi successivi erano appannaggio dell'Italia. E adesso? La storia è cambiata. Gli spagnoli stanno competendo con l'Italia per tutta la stagione commerciale (a livello produttivo siamo quasi alla pari), sfruttando anche le innovazioni di prodotto.
Un esempio per tutti sono le pesche piatte. Questa tipologia, nata in Italia (molti la conoscono come pesca tabacchiera) è sempre stata considerata un prodotto di nicchia, che non avrebbe mai "sfondato". Non l'hanno pensata alla stesso modo gli spagnoli, in quanto, dal 2010 al 2014 ne hanno quadruplicato la produzione passando da 50.000 tons ad oltre 215.000 tons (fonte: elaborazione CSO su dati Europech), e sono previsti ulteriori incrementi, come ha spiegato ad ItaliaFruit pochi mesi fa Marco Eleuteri (clicca qui per leggere la notizia) direttore commerciale di Aop Armonia: Spagna 9.000 ettari in produzione entro il 2015, Italia 500. Mossa azzardata? Forse si, ma c'è una logica dietro. Per rubarci quote di mercato, (Germania in primis) non hanno deciso di puntare solo sullo scontro frontale, ma di proporre un articolo innovativo che detengono oramai solo loro.
Teoria confermata da Hans-Christoph Behr, della società di consulenza tedesca AMI, durante la sua relazione al 27° convegno peschicolo nazionale svoltosi ad ottobre (clicca qui per leggere l'articolo). In quella sede, il consulente affermò come le pesche piatte stessero assumendo sempre più importanza, e che grazie a loro, i consumi di pesche e nettarine nel paese teutonico non fossero diminuiti. Inoltre, durante la relazione totalmente in inglese, compariva bene e spesso una parola in spagnolo: "Paraguayos". Che casualmente, in lingua spagnola significa pesca piatta...
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