Trasporto ortofrutta, il conto è choc: 3.800 euro in più al mese per ogni camion

Biundo (Nuovo C.A.A.I.R.): «Così le piccole-medie imprese rischiano di chiudere»

Trasporto ortofrutta, il conto è choc: 3.800 euro in più al mese per ogni camion

Ogni giorno è un filo diretto su gomma quello che collega le campagne siciliane ai mercati e ai centri di distribuzione del resto d’Italia. Centinaia di camion partono dall’area ortofrutticola del Ragusano per raggiungere il resto d’Italia. Ma oggi, lungo quella rotta, c’è un costo che rischia di diventare insostenibile: quello del gasolio. Per le aziende di autotrasporto il carburante rappresenta una delle principali voci di spesa, arrivando a incidere per circa il 40% dei costi complessivi. E quando il prezzo alla pompa aumenta, l’effetto si trasferisce rapidamente sull’intera filiera ortofrutticola: dal trasportatore al produttore, dal grossista fino al cliente finale.

A raccontare a IFN cosa sta succedendo è Maurizio Biundo di Autotrasporti Nuovo C.A.A.I.R., azienda specializzata nel trasporto merci per conto terzi e attiva nel territorio di Vittoria. «Il problema del gasolio ci sta rovinando dal punto di vista economico e finanziario», spiega Biundo. «Da marzo a oggi abbiamo avuto un incremento di circa 80 centesimi al litro. Per capire cosa significa concretamente basta prendere un viaggio verso Milano». Il conto è immediato. «A febbraio il costo per un viaggio di andata e ritorno da Milano era intorno ai 1.560 euro. Oggi siamo arrivati a circa 2.500 euro, considerando il rifornimento a una pompa “fai da te” e non in autostrada. Per un autotrasportatore non è un dettaglio».

Un aumento che, moltiplicato per i viaggi e per i mezzi in flotta, assume dimensioni difficili da assorbire. «Io oggi devo mettere in conto circa 3.800 euro in più al mese per un singolo autoarticolato. E stiamo parlando di costi che l’impresa deve anticipare». Secondo Biundo, infatti, «stiamo anticipando circa 800 euro alla settimana per ogni bilico. Il governo deve intervenire perché un’impresa, soprattutto una piccola o media azienda, non può sostenere a lungo questi ritmi». «Il rischio per l’ortofrutta è che si limiti anche il trasporto verso il Nord Italia», avverte Biundo. «Ma come può reggere una filiera in questo modo?».

Maurizio Biundo, di Autotrasporti Nuovo C.A.A.I.R

Negli ultimi mesi gli operatori hanno cercato di assorbire almeno una parte degli aumenti, distribuendoli lungo la catena del valore. Una strategia che, secondo il trasportatore, ha ormai raggiunto i propri limiti. «Fino ad oggi il settore ortofrutticolo ha supportato il cliente, ma questo è un costo che inevitabilmente si spalma su tutta la filiera. Non può essere sempre il trasportatore ad assorbire gli aumenti».

L’impatto si può leggere anche attraverso le tariffe di trasporto. Oggi, spiega Biundo, movimentare una pedana di ortofrutta costa circa 80 euro verso la Puglia, 90 euro verso il Centro Italia e tra 100 e 110 euro per arrivare a Milano. «Prima di questi aumenti le tariffe erano mediamente inferiori di 10-20 euro a pedana. Oggi abbiamo dovuto adeguarle perché i costi sono aumentati in maniera significativa».

A pagare maggiormente il conto della crisi sono soprattutto le imprese di dimensioni ridotte, quelle che hanno meno margine finanziario per assorbire gli aumenti e che devono comunque sostenere quotidianamente costi elevati prima di incassare il corrispettivo dei servizi effettuati. «Se il costo del trasporto continua ad aumentare, alla fine il problema diventa di tutta la filiera. Non possiamo pensare che un aumento così forte del gasolio non abbia conseguenze sul prezzo e sulla movimentazione degli ortaggi».

Per Biundo la priorità è quindi un intervento pubblico che consenta alle aziende di affrontare la fase di emergenza senza compromettere ulteriormente la propria liquidità. «Il governo deve intervenire. Noi oggi stiamo anticipando cifre importanti ogni settimana per ogni bilico. Le imprese non possono continuare a lavorare in questo modo». (im)