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lunedì 22 ottobre 2018


Lo «tsunami» nella Piana di Catania

Ogni anno in Sicilia, tra Catania e Siracusa, cadono in media 350 millimetri di pioggia. Ma la notte tra il 18 e il 19 ottobre, in circa quattro ore, ne sono piovuti tra i 212 e i 250. In un territorio, poi, che esce da tre anni di siccità (l’anno scorso l’area più “fortunata” ha raccolto 180 mm di acqua piovana) e con i terreni secchi che aumentano a dismisura il rischio idrogeologico.

L’ultimo nubifragio che ha colpito in particolare Mineo, Palagonia, Scordia, Ramacca, Francofonte, Lentini e Carlentini ha amplificato i problemi dovuti ai cambiamenti climatici (con precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo), all’incuria e alla mancata manutenzione dei corsi d’acqua. Problemi che si sono tradotti in esondazioni, frane, crolli e allagamenti, con molte strade, campagne e coltivazioni trasformate in fiumi di acqua, fango e detriti.
Particolarmente colpiti gli agrumi, la coltura tipica di queste zone insieme agli olivi, ai carciofi e altri ortaggi.



“Sicuramente tutto è dovuto all’ingente pioggia caduta con particolare violenza ma, soprattutto, all’assoluta mancanza di manutenzione dei fiumi e dei fossati di guardia che ha causato lo straripamento di molti corsi d’acqua”, spiega a Italiafruit News Gerardo Diana, presidente del comparto agrumi di Confagricoltura.
Sommersi gli alberi, gli ortaggi, le strutture e gli impianti. “L’acqua era libera di attraversare le campagne e le strade, come la Catania-Gela, letteralmente allagata – continua Diana - Proprio la mancanza del letto di fiume del torrente Molinelli, ad esempio, ha provocato l’esondazione del fiume San Leonardo che, se in un primo momento è riuscito a fare defluire la piena, l’ha poi fatta tornare indietro. Questo, ad esempio, spiega perché a Scordia gli allagamenti sono iniziati solo nella mattinata di venerdì. Una scena apocalittica non prevista, dopo due settimane di allerta meteo superate senza danni”.



Per gli impianti di arance la goccia che fa traboccare il vaso. “Bombe d’acqua e straripamenti – osserva Diana – si aggiungono alla situazione già critica e spesso compromessa dal virus della Tristezza. In più i danni si manifesteranno nel tempo con il rischio di uno stillicidio, perché dovremo capire quanti frutti marciranno e se le radici patiranno il marciume radicale”.

E dire che una ventina di giorni fa l’Autorità di Bacino del distretto idrografico della Sicilia, costituita ad aprile, ha varato un piano per opere urgenti: 26 cantieri su altrettante “aste fluviali” di sette province, per una spesa complessiva di circa 6,2 milioni di euro. Tra gli interventi previsti, anche quelli al fiume San Leonardo, esondato nella notte tra il 18 e il 19 ottobre.



“Ci siamo già mobilitati per verificare i danni ad attrezzature e prodotti anche nei magazzini delle cooperative – dice Salvatore Marino, vicepresidente regionale Fedagri Pesca – La situazione è pesante dalla zona settentrionale di Siracusa a quella orientale di Catania, dove in pratica sono esondati tutti i torrenti, fiumi, canali di scolo dei Consorzi di bonifica. Le bombe d’acqua sono sempre eventi eccezionali, in questo caso aggravate da mancate manutenzioni e, purtroppo, anche incuria da parte di alcuni operatori che utilizzano i fiumi per gettare rifiuti”.

“Molte strade sono ancora bloccate e non si riesce ad accedere in alcuni appezzamenti, ma i danni alle strutture aziendali e alle attrezzature, come gli impianti di irrigazione, sono già evidenti – prosegue Marino – Oltre ad agrumi e olivi, sono state colpite le colture da pieno campo di carciofi e cavolfiori e gli allevamenti zootecnici, compresa l'apicoltura”.

Anche Elena Eloisa Albertini, coordinatrice del Comitato Arance dell’Oi Ortofrutta Italia e vicepresidente del Consorzio di tutela dell’arancia rossa di Sicilia Igp, parla di assenza di manutenzione dei corsi d’acqua e di fossi di scolo inesistenti. “Le temperature però sono ancora elevate e i frutti dolci – commenta – In più le bombe d’acqua sono cadute a macchia di leopardo, quindi abbiamo aziende con il 100% di danni e altre indenni”.



“Sono stati danneggiati anche i giovani frutteti di arancia rossa che, per via della Tristezza, stiamo impiantando - spiega Nello Alba, amministratore unico di Oranfrizer - Fino alle 10 di venerdì mattina sembrava l'avessimo scampata, poi è come se fosse arrivata un’onda anomala”.

“Nei nostri agrumeti fuori Scordia per fortuna non è successo niente – aggiunge Adriana D'Imprima della catanese MaDi Fruit – ma la situazione in campagna e nelle strade è grave e avremo problemi anche con la gestione logistica”.

Franca Febronia Vespa, titolare dell’omonima azienda di Palagonia (Catania), parla di una situazione ancora non chiara: “I danni saranno valutabili tra non meno di una settimana, anche perché le strade interpoderali sono sconnesse e inagibili e bisognerà attendere per entrare in molte aziende e capire le forme di soffocamento degli impianti. I canali di scolo come i punti di raccolta delle acque non ricevevano manutenzione da anni e i fiumi sono pieni di detriti, canneti e rifiuti. Purtroppo è stata colpita la parte centrale della pianura, dove è coltivata l’arancia rossa”.



“Dopo la disastrosa campagna estiva ci mancava solo questo – commenta Enzo Rametta, produttore e commerciante di Lentini (Siracusa) – I carciofi sono molto sensibili alle piogge e questi giorni hanno compromesso le produzioni, completamente perse. Purtroppo non è stata fatta la manutenzione dei fiumi perché i Consorzi di bonifica non hanno fondi a sufficienza”.

“Sono straripati molti fiumi e torrenti – aggiunge Angelo Scrofani della Op Apal di Carlentini – e tutte le campagne hanno subito allagamenti, alcune più e altre meno. Il problema è anche che l’acqua ha trascinato muretti, detriti e terra e gli impianti dovranno essere ripuliti. Dove i frutti sono verdi, però, forse non tutto è perduto”.



Intervistato da Italiafruit, l’Assessore per l’Agricoltura Edy Bandiera dichiara:” Con i nostri ispettorati dell’Agricoltura competenti siamo al lavoro già da venerdì mattina per fare un primo monitoraggio e una stima dei danni. E’ in corso tutta la procedura, di cui al decreto legislativo 102/04 per giungere alla declaratoria dello stato di calamità che compete al ministero delle Politiche agricole, su richiesta della Regione (richiesta che prevede una delibera del Governo regionale su proposta dell’assessore regionale all’Agricoltura, ndr)”.

Intanto ieri pomeriggio, mentre la pioggia continuava a cadere incessantemente, il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, ha riunito d'urgenza a Palazzo d'Orleans il governo regionale per prendere provvedimenti a favore dei comuni alluvionati. Tra questi, lo stanziamento di 6 milioni di euro per i primi interventi: uno per ripristinare la viabilità e cinque per ricostruire le infrastrutture distrutte. Il coordinamento è stato affidato alla Protezione civile regionale, mentre i destinatari sono Province e Comuni colpiti dalla calamità. I quali avranno 60 giorni di tempo per presentare il progetto esecutivo.

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