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venerdì 3 dicembre 2021


Frutta contaminata, ecco i Paesi da semaforo rosso

Turchia, Egitto e Sudafrica rappresentano la top 3 dei Paesi esportatori con i frutti e gli ortaggi più contaminati. A riportarlo è la rivista valenciafruits.com, che sottolinea l'eccessivo lassismo dei controlli alle frontiere dell'Unione Europea.

Nonostante ai Paesi terzi siano da tempo richiesti gli stessi standard europei, continuano ad entrare prodotti esteri contaminati, agrumi in primis. Dall'inizio della campagna a setttembre fino a novembre il Rasff (Sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi) ha notificato un totale di 104 allerte per prorodtti ortofrutticoli destinati al mercato europeo.Di questo numero totale di segnalazioni, 92 corrispondono alla Turchia, 9 all'Egitto e 3 al Sudafrica. Quasi la metà di tutte le segnalazioni Rasff, in particolare 51, erano indirizzate agli agrumi (14 nei limoni, 25 nei mandarini e 12 nelle arance).  



Tutta la merce conteneva residui di pesticidi vietati, tra cui Metil-clorpirifos e Clorpirifos, o superavano i limiti massimi di residui (Lmr) consentiti nel mercato comunitario. 
Per bloccare il trend dei prodotti contaminati, la scorsa settimana una delegazione della comunità valenciana si è recata a Bruxelles per richiedere il trattamento a freddo per le importazioni.
Più dura la linea de La Unió de Llauradors (la principale organizzazione professionale agricola territoriale), che ha chiesto la sospensione delle importazioni di frutta e verdura dalla Turchia fino a quando non sarà in grado di garantire la sicurezza alimentare. In particolare, l'associazione ha inoltrato questa richiesta:  "Nel caso dell'Egitto, si dovrebbe passare dalle attuali ispezioni casuali all'imposizione del 20%, come avviene ora con la Turchia".

 

"Dobbiamo pretendere reciprocità fitosanitaria - ha precisato Carles Peris, segretario generale de La Unió - non può essere che i produttori europei rinuncino all'utilizzo di pesticidi per evitare rischi alla salute umana, quando le produzioni estere sono contaminati. Il rischio per la salute dei consumatori europei è lo stesso e dobbiamo agire allo stesso modo”.
L'organizzazione ha ribadito la richiesta di omogeneizzare gli standard di produzione dei Paesi terzi con quelli europei.

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