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martedì 19 luglio 2022


«Ciliegie, ogni anno è crisi: come evitarla»

La campagna cerasicola si appresta a sparare le ultime cartucce, ma i giochi sono ormai fatti e come ogni anno non sono mancate le delusioni e le lamentele per una commercializzazione che si è ingolfata e non ha soddisfatto appieno le aspettative, soprattutto per gli operatori pugliesi.

Campagna da dimenticare o c'è qualche aspetto che si può invece salvare? Prezzi deludenti o una qualità che ha fatto cilecca? La ciliegia è un frutto strategico per il settore - sia per il mercato interno che in chiave export - e proprio le prospettive della cerasicoltura sono state al centro di questo confronto con Massimiliano Del Core, presidente di Ortofrutta Italia.

"Ragionare sull'onda emotiva di una campagna a volte rischia di darci una visione non completa e corretta - premette - Con 25mila ettari dedicati, il cuore cerasicolo d'Italia è la Puglia: con questi numeri è ovvio che faccia il mercato. Poi ci sono ovviamente la ciliegia emiliano-romagnola, quella veneta e piemontese che hanno un grande lustro, così come i frutti del Trentino Alto Adige, dove si sta strutturando un bellissimo areale produttivo. Ricordiamoci poi che le ciliegie italiane non hanno solo il mercato interno, ma si presentano anche all'estero e quindi questi areali devono competere con i frutti che arrivano dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Turchia e presto anche dall'Azerbaijan".



Questa la premessa del numero uno dell'interprofessione prima di arrivare al nocciolo della questione. "Per competere ci servono qualità, intesa come calibro e sapore, oltre alla shelf-life. Affinché queste due caratteristiche possano contraddistinguere le ciliegie italiane c'è bisogno di un rinnovamento complessivo della filiera, che deve partire dalla produzione, nelle tecniche di impianto, in quelle agronomiche, nella difesa dalle calamità naturali e che poi possa arrivare all'innovazione varietale da sviluppare negli areali più tradizionali. E' un percorso obbligato per essere più apprezzati sui mercati e destagionalizzare la produzione, ampliando il calendario per essere presenti da aprile ad agosto. Questo è l'elemento fondamentale - rimarca Del Core - ora si concentra tutto in un mese e mezzo, ma se riusciamo a spalmare la produzione lungo quattro mesi con la qualità distintiva del Made in Italy possiamo essere più competitivi e spuntare prezzi migliori per i produttori e gli operatori commerciali".

Il punto è bypassare il picco produttivo che contraddistingue la cerasicoltura italiana. "Ora si vende il 70% della produzione nel giro di venti giorni - puntualizza il presidente di Ortofrutta Italia - Con una situazione del genere è chiaro che il prezzo, anche nelle annate più scariche, subirà sempre un abbassamento importante a causa del picco. Se diluiamo produzione, raccolta e vendita possiamo essere più competitivi".



Una competitività da costruire soprattutto in campo. "Nei magazzini di selezione e lavorazione gli impianti sono già tecnologicamente avanzati: nel nostro Paese abbiamo la fortuna di avere delle vere e proprie eccellenze internazionali sul fronte tecnologico - prosegue Del Core - Stesso discorso anche nella conservazione post raccolta. Abbiamo tutte le carte in regola per essere molto performanti, è nella prima parte della filiera che ora bisogna spingere".

Riconversione varietale e moderni impianti di produzione per avere un prodotto valido e gestibile. Agli operatori commerciali, poi, il compito di promuovere la ciliegia italiana e di investire anche su politiche di marca. "Una filiera più organizzata consente di avere canali commerciali di secondo livello per assorbire il prodotto non idoneo alla distribuzione moderna e ai mercati tradizionali: penso all'agroindustria ad esempio", dice Del Core.



Eccoci dunque a parlare di filiera. E su questo punto c'è una grande opportunità che potrebbe cambiare il destino della cerasicoltura italiana: un'iniziativa a cui stanno lavorando Puglia, Emilia-Romagna e Trentino (clicca qui per leggere l'articolo) e che vede coinvolte realtà come il Consorzio della Ciliegia di Vignola Igp, Melinda e importanti aziende pugliesi. Al centro di tutto c'è l'idea di un contratto di filiera, che verrà presentato al Mipaaf, uno strumento che permette di candidare investimenti che le singole aziende o i consorzi vogliono intraprendere per modernizzare il comparto. "Si può recuperare il gap, si può investire in ricerca e sviluppo con un ritorno contributivo che va dal 50 al 100%: è davvero un'occasione da non perdere - commenta il presidente dell'interprofessione - I contratti di filiera sono beneficiari di fondi straordinari che il Mipaaf ha conquistato sul Pnrr, parliamo di 1,2 miliardi di euro. E' una partita importante che può consentire alla filiera cerasicola di fare un salto di qualità: i produttori vedranno opportunamente remunerato il loro lavoro e avranno guadagni che ora, se rimangono soli e si muovono come schegge impazzite, non hanno. Solo con l'aggregazione e un contratto di filiera si può arrivare a quella coerenza che manca nell'offerta di ciliegie - conclude Massimiliano Del Core - arrivando a garantire reddito a tutti gli anelli della filiera stessa".

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